Cosa succede tra Armenia e Azerbaijan? Intervista ad Amedeo Maddaluno

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In merito al recente acuirsi delle ostilità tra Armenia ed Azerbaijan nella regione del Nagornij Karabah, abbiamo fatto alcune domande ad Amedeo Maddaluno, analista geopolitico e nella fattispecie studioso anche delle aree ex sovietiche.

Armenia vs Azerbaijan: che succede nel Nagornij Karabah

Siamo davanti ad uno dei molteplici conflitti di dissoluzione dell’URSS, terremoto geopolitico che ha marcato la fine del XX Secolo così come la fine degli Imperi Centrali ne aveva marcato l’inizio e la fine degli imperi coloniali europei (britannico e francese) lo spartiacque. La caduta di un impero lascia sempre lunghe scosse di assestamento e anche in questo caso la causa è geopolitica più che culturale o religiosa. L’ostilità tra l’elemento armeno e quello turco (cui appartengono gli azeri) come è ben noto è questione antica, ma finché l’URSS era salda questi due popoli avevano convissuto in modo sostanzialmente pacifico: furono l’indebolimento e poi il collasso del potere centrale sovietico a riattizzare i contrasti. Il Nagornij Karabah era regione a maggioranza armena della Repubblica Socialista Sovietica Azera e il popolo armeno ha naturalmente teso alla riunificazione con i propri fratelli della Repubblica Armena ormai indipendente.

Ne è scaturito un sanguinoso conflitto che ha visto la regione autoproclamarsi repubblica indipendente sotto protezione armena. L’Azerbaijan non riconosce una perdita territoriale ottenuta con il conflitto e la guerra, ospita ancora i profughi azeri fuggiti dalla regione e i loro discendenti e si riarma da anni nell’attesa di un ritorno in forze. Gli armeni, dal canto loro, memori del Genocidio di inizio secolo scorso e dei massacri subiti per mano azera negli ultimi anni ’80 (quando già l’URSS era in disgregazione), non accetteranno mani di vivere sotto un governo turco. Le due parti sono prive di opzioni: per gli azeri la riconquista totale di quanto, anche sul piano della legalità internazionale, è loro territorio, per gli armeni la propria libertà da un nemico percepito come totale ed esistenziale.

L'immagine può contenere: il seguente testo "Tbilisi Georgia Armenia Azerbaijan Yerevar Turchia Nagorno Nago Karabakh Stepanakert Baku Nakhchiva Iran"

Quali sono le prospettive

Premettiamo una cosa: non siamo davanti ad una questione religiosa, da “scontro di civiltà”: non è una guerra tra cristianesimo e islam per una fede e uno stile di vita ma tra due gruppi etnici per un territorio. Capire la natura geopolitica dei conflitti può aiutarci a decodificarli. In primis, mentre gli azeri possono contare sulla totale solidarietà turca (data da una fortissima affinità etnica e linguistica che la Turchia sfrutta per proiettare il proprio nazionalismo all’esterno), l’Armenia ha un’alleanza militare con la Federazione Russa (che mantiene una base militare in territorio armeno e che soprintende al comando unificato della difesa aerea con la Repubblica Armena).

I russi però non possono riconoscere ufficialmente la Repubblica del Nagornij Karabah per non guastare i pur buoni rapporti con l’Azerbaijan. Anche l’Iran ha ottimi rapporti con l’Armenia e diffida dall’irredentismo azero sul proprio territorio, ma non può recidere del tutto i rapporti con un popolo musulmano sciita (che pure è alleato della Turchia sunnita e ha ottimi rapporti militari con Israele, arcinemico dell’Iran). Come vediamo, un intreccio davvero complesso che trascende gli schieramenti religiosi ai quali una certa narrazione occidentalista è legata.

Fatta questa lunga premessa, sia che ci si trovi dinnanzi ad un’iniziativa azera per coinvolgere l’alleato turco – militarmente molto attivo ed assertivo – in un’operazione di riconquista del Karabah, sia che ci si trovi davanti ad un’iniziativa di Erdogan per estendere ulteriormente la propria influenza e il proprio prestigio nell’area, l’Armenia oggi è militarmente più debole dell’Azerbaijan. La Repubblica Armena può contare su un alleato russo che difenderà sicuramente la Repubblica Armena da un attacco nemico (deve farlo anche alla luce del Trattato di Sicurezza Collettiva che lega formalmente i due paesi dal 2002) ma che, almeno apertamente, non può difendere una Repubblica del Nagornij Karbah che nemmeno riconosce (apertamente: l’invio di armi, forze speciali coperte e mercenari è un’altra cosa).

Scontro Armenia-Azerbaijan: che fanno le grandi potenze?

Dal punto di vista degli USA, pur presi come sono dalle elezioni presidenziali e dalla loro crisi interna, tutto ciò che allontana la Turchia dalla Russia è benvenuto. Non stanno prendendo posizione né immagino ne prenderanno alcuna che vada oltre generici appelli alla pace e al dialogo. Il problema è che anche l’Unione Europea avrà una posizione simile: non vuole certo la rovina dell’Armenia, ma nemmeno desidera inimicarsi la Turchia o l’Azerbaijan, e quindi sceglierà di non scegliere e di non muovere un peso diplomatico che comunque non ha.

Si pensi alla questione bielorussa: farsi fotografare con i capi dell’opposizione a Lukashenko è gratis, mentre imporre sanzioni ad una figura che comunque l’UE non ama rischierebbe di avvicinarla ancora di più alla Russia.
Sarà semplicemente un’altra crisi affidata, come quella libica, a Russia, Turchia e paesi dell’area vicino-orientale, e provocatoriamente mi chiedo: chissà che nel risolvere i propri problemi non siano più efficaci costoro degli interventi occidentali?

Ad ogni modo, non credo possano addivenire ad altro che ad un nuovo cessate il fuoco… sempre che questa volta gli azeri non sentano di poter davvero riprendersi tutto il Karabah senza pagare dazio.

(di Emilio Bangalterra)

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