Ennio Morricone

Ennio Morricone non morirà mai

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Su Ennio Morricone si potrebbero scrivere tante cose, e sarebbero sempre incomplete. Certamente sullo straordinario repertorio artistico, sulle creazioni, anche sull’umiltà dell’uomo in quanto tale. Ma Oltre la Linea dà – come è logico che sia – spesso anche un taglio politico. E il fatto che Ennio Morricone non ne abbia avuto troppo a che fare, credetemi, è una cosa buona. Perché quando un artista si occupa di politica, nel regime dittatoriale culturale che viviamo da quasi 60 anni, beh, vuol dire che quasi sempre serve da eco al pensiero unico.

Ennio Morricone

Ennio Morricone e l’incontro al Cinema Paradiso

Fu all’interno di un cinema siciliano che incontrai Ennio Morricone. Non si racconti in giro che quella sala sia opera di finzione, perché sarebbe non solo una balla ma un’infamia. Il Nuovo Cinema Paradiso è l’Italia in tutte le sue maggiori incarnazioni: popolari, colte, romantiche, profondissime. E Morricone fu il suo narratore musicale. Che cominciava subito, da quel mare cristallino, quel sole puro, quel vaso.

Il capolavoro di Tornatore mi portò ad ascoltare melodie che non avevo mai udito prima, e che alla tenera età di dodici anni non potevo conoscere (visionai la pellicola qualche anno dopo la sua uscita in sala). Ennio Morricone c’era in ogni singolo fotogramma, anche quando la musica non era presente, perché anche il fatto che fosse stata suonata una o due scene prima lasciava un riverbero, un calore, che durava fino alla traccia successiva, anche dopo il film, anche quando si erano appena visti i titoli di coda.

Il Cinema Paradiso aprì il mio mondo a Ennio Morricone. Sulla sua straordinaria ispirazione che non dimenticherò mai, sulla mediterraneità delle sue note, sull’italianità e sul senso di appartenenza che provo ancora oggi per questa terra tragica e amata al tempo stesso. Non dimenticherò mai quella scena finale, quei baci rubati e censurati che Ennio accompagnava con ardore, passione e amore.

Crescendo, di Ennio avrei scoperto tante altre perle. Dalle colonne sonore dei western all’italiana (genere che non ho mai apprezzato ma che “ascolto” volentieri solo grazie alle sue creazioni), allo splendido esordio di Carlo Verdone sul grande schermo, accompagnato da quel fischiettio melodioso e malinconico che proveniva sempre dalla sua incontenibile aura. Partendo da Gli intoccabili, a C’era una volta in America, o agli altri capolavori in collaborazione di Tornatore come La leggenda del pianista sull’oceano, fino a giungere alle opere più recenti, come The Hateful Eight di Quentin Tarantino.

Ovunque, Ennio Morricone c’era sempre. Come al Cinema Paradiso, anche quando non suonava, anche nelle scene sileziose. Perfino quando si usciva dal cinema e si parlava con gli amici della pellicola visionata, la sua musica continuava a suonare.

Morricone, un uomo libero e non schiavo

Si è accodato a ciò a cui ci si doveva accodare, ma non troppo. Lo dimostrano le sue testimonianze sul fascismo, in cui dimostra genuinità e non forzature. In linea di massima, un uomo mite, figlio del suo tempo, che pensava solo a comporre e non a proferire sermoni forzati o peggio ancora eterodiretti. Di politica, non parlava quasi mai. Il che va bene. Come va bene la mitezza dell’uomo, non certo uno che si esponeva o si esibiva, nonostante avesse tutte le possibilità e anche i crediti per farlo, nonostante la fama, nonostante gli elogi provenienti da tutto il mondo.

Morricone era un professionista, prima ancora che un artista assoluto. Era un uomo semplice, prima ancora che un genio. E di questo gli sarò sempre grato. Mi mancherà tantissimo. Come è logico che sia, nel prossimo mese partirà una maratona a lui dedicata. Perché i grandi vanno vissuti intensamente un’ultima volta prima dell’addio definitivo.

Grazie, grazie, e ancora grazie, infinito e grandissimo Morricone.

(di Stelio Fergola)

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