Destrambo

Il Destrambo, ovvero il piddino “de destra”

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Il Destrambo è una figura fin’ora poco indagata, anche negli ambienti sovranisti. Lo è per una serie di ragioni superficialmente note: anzitutto la necessità di concentrarsi contro il Feudo che risponde all’acronimo PD, a tutti i suoi seguaci – diretti o indiretti – al suo impero culturale e al dominio che esercita, da minoranza, sui destini socio-politici italiani da almeno 50 anni.

Cos’è il Destrambo?

Il Destrambo, senza troppi fronzoli, è l’uomo che si autodefinisce “di Destra” ma la cui stramberia si esplica nell’appoggiare un sistema socio-economico che “di Destra” non ha nulla. Neanche il conservatorismo di estrazione storicamente prefascista.

Il Destrambo è un nostalgico della politica missina, ovvero di qualcosa che poteva avere senso nel secondo dopoguerra ma che oggi non ha alcuna ragione di esistere. E’ un europeista, assolutamente liberista, ma soprattutto è anti-italiano dentro almeno quanto il piddino, nel senso che qualsiasi soluzione per il futuro dell’Italia va benone, a patto che non coinvolga in nessun modo l’Italia stessa, se non nella sottomissione a organismi sovranazionali, a ingerenze esterne, siano essere teutoniche, francesi o statunitensi, ma per carità, mai cinesi, che quelli sono comunisti e non va bene.

Il Destrambo ufficialmente critica il sinistro medio elettore del PD, così come il PD. E’ contro l’immigrazione di massa, in linea di massima è ostile al progressismo etico (aborto, eutanasia, procreazioni varie, cultura LGBT, eccetera).

La curiosa particolarità, però, è che egli appoggia tutto ciò che socialmente le favorisce. Anzitutto lo Stato debole “che deve fare poche cose”, dunque vulnerabilissimo alle ingerenze non solo di altri Stati, ma anche di organizzazioni private come le ONG, capaci di metterlo nel sacco più o meno sempre e di violare la propria giurisdizione sui confini più o meno quando più loro aggrada (Carola Rackete docet). Poi il mercato libero senza freni, che logicamente favorisce sia la necessità di poter essere liberi da vincoli morali per quel che concerne la procreazione (se avviene una cosiddetta “gravidanza indesiderata”, è meglio che l’individuo abbia il potere di disfarsene, per concentrarsi su ciò che serve di più, ovvero lavorare e consumare), sia la possibilità di rendere la stessa procreazione una merce da vendere a salato mercato (il cosiddetto “utero in affitto”). Infine l’eutanasia, utilissima cartina al tornasole per tendere all’abolizione progressiva dei diritti dei malati e all’obbligo dello Stato di curarli, tanto è che in alcuni Paesi dove la legalizzazione è stata piena, il “diritto al suicidio” è stato reso disponibile anche per la semplice depressione (Olanda).

Per il Destrambo, d’altronde, volere uno Stato economicamente interventista vuol dire essere comunisti, più o meno come è sempre stata l’Italia come Nazione fino al 1992. Non importa se concedi la libertà di impresa e di iniziativa, che ci siano colossi privati come Mediaset o FIAT. Se lo Stato interviene, allora è comunismo. E non si discute.

Il Destrambo e la storia italiana

Il Destrambo odia l’Italia. Nella migliore delle ipotesi gli è indifferente. Guarda con fastidio agli esempi migliori che questo Paese ha prodotto, cercando di sminuirli il più possibile, e gode marciando senza fine sui problemi e sui difetti, parlandone allo sfinimento.

Per il Destrambo non vanno bene personaggi quali Enrico Mattei o Giovanni Gronchi: irrealistici, e si sa, il Destrambo è realista, mica un sognatore. Non gli vanno bene anche se “realisticamente” hanno costruito un polo energetico (l’ENI, e in generale l’autonomia italiana durata fino al 1987) che qualcuno ha dovuto smantellare a suon di privatizzazioni e di bombe in Libia, per poterlo condurre a una situazione di ridimensionamento.

Per il Destrambo non va bene Bettino Craxi, in fondo ha solo costruito una politica mediterranea di ampio respiro, in mezzo alle superpotenze. E non si parli di Sigonella, che quella è roba da cretini nostalgici.

Al Destrambo, forse, va bene solo Benito Mussolini, ovviamente svuotandone completamente il significato storico: e non gli va bene nemmeno troppo, perché in fondo in fondo si è coinvolto in una guerra superiore alle sue forze, e l’ha persa.

Per il Destrambo va bene solo la politica coloniale italiana, ma solo se è da considerarsi inferiore a quella chiara tradizione supercoloniale che è stata propria dell’Impero tedesco, magicamente paragonato a quelli francese e britannico pur essendo esteso grosso modo quanto il nostro, com’era logico che fosse, vista la formazione nazionale recente di Italia e Germania.

Sì dirà, ma allora al Destrambo qualcosa che sia vagamente autonomo e nazionale va bene. Ma ecco che arriva l’espressione magica, il jolly: quando si tratta di questioni non troppo recenti, “erano altre epoche”.

D’altronde il Destrambo guarda con scetticismo il fascismo ma è quasi patologicamente attratto dalle altrettanto strambe e spesso malriuscite imitazioni naziste e franchiste.

Odiare l’Italia e irridere chi la ama

Quindi chi rimane, per il Destrambo? Nessuno. Solo colui che prende ordini dall’esterno (ma mi raccomando, senza tessera PD, il che rimane il più grande mistero vista l’assoluta identità tra le due figure), “perché noi non sappiamo spendere i nostri soldi” come i bravissimi popoli teutonici, quelli senza corruzione, senza scandali e senza emissioni illegali dalle fabbriche automobilistiche.

In pratica al Destrambo va bene qualsiasi cosa sia occidentale, basta che non c’entri nulla l’Italia. E se gli si fanno notare le volte in cui l’Italia ha fatto l’Italia, liquida tutto con “nostalgia”, e per carità, non si immagini nemmeno di provare a rifarlo ancora. Differentemente dal “realismo” dell’ “Europa nazione”.

Perché il Destrambo non solo odia l’Italia, deride anche chi la ama. Come del resto il piddino.

(di Stelio Fergola)

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