Breve cronistoria di un fallimento annunciato: Conte in Europa

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Il fallimento politico del nostro Presidente del Consiglio era facilmente prevedibile. “MES no, Eurobond sicuramente sì. Il MES è assolutamente inadeguato, gli Eurobond invece sono la soluzione”, diceva Conte in una delle sue comparsate a reti unificate.

Il buon Gualtieri tornò trionfante dall’Eurogruppo del 9 aprile con un secco “MES sì, Eurobond no”.

 

Ma sapevamo che potevamo contare comunque sul Consiglio Europeo del 23 aprile in cui il nostro Premier si sarebbe sicuramente fatto valere. Nel mentre, il 16 aprile la Lega votava contro la proposta dei Verdi al Parlamento Europeo su Coronabond o Eurobond, cui fece seguito l’indignazione di grilini e piddini.

Tuttavia i leghisti sostenevano da tempo come l’unica soluzione possibile fosse quella di un sostegno illimitato dei Titoli di Stato tramite BCE, e i vari fondi a cui bisogna contribuire versando ulteriori miliardi, magari tassando i cittadini, fossero semplicemente recessivi. Ma questo fa parte del gioco politico.

Il dibattito in Italia tornò velocemente sul MES, e il 21 aprile, trascinato a forza in Senato prima del Consiglio, il Premier dichiarò che ponendo un veto al MES si sarebbe fatto un torto ad altri Paesi, perché “la Spagna ha dimostrato di essere interessata”. Ma gli spagnoli si affrettarono a smentire.

Tornando al Consiglio Europeo, il trittico MES-BEI-SURE venne ribadito, ma la vera ciliegina sulla torta fu il Recovery Fund. Grazie a dei “grandi progressi impensabili fino a poche settimane fa”, la sera del 23 aprile, Conte prendeva la paternità di quello che era in realtà una proposta francese: 1500 miliardi a fondo perduto da varare “urgentemente”.

Talmente urgentemente, che la Commissione ritiene il gennaio 2021 una data “molto ambiziosa” per avere il fondo. Ma dimentichiamoci anche i soldi a fondo perduto, perché il fondo sarà legato al prossimo Bilancio 2021-2027, cui appunto l’Italia è da sempre contributore netto.

Il “risultato storico” era in realtà una ciofeca.

Breve cronistoria di un fallimento annunciato: Conte in Europa

 

Insomma, ancora una volta rimaneva solo il MES. Cercando di difendere l’indifendibile, ovvero il Governo, i nostri mistificatori della realtà provarono a raccontarci la storiella del MES buono, che regalava soldi a pioggia, senza nessun tipo di commissariamento; ignorando completamente il Regolamento UE 472/2013.

Col tempo anche i più ferventi Unionisti si accorsero della polpetta avvelenata e iniziarono a dubitare dell’effettiva utilità del fondo. Anche perché, nessun Paese aveva (ed ha) mostrato interesse nel utilizzare il MES. Ma come? soldi aggratis! Vabbè, arriviamo rapidamente al 7 maggio, quando il duo GentiloniDombrovskis, in una lettera al Presidente dell’Eurogruppo, sostenne la bontà del MES, la cui unica condizione è quella di essere usato per l’emergenza sanitaria, e niente Troika.

A parte che nelle fonti del diritto, una lettera dovrebbe sottostare ad un atto giuridico, ed ovviamente non si può pensare che lo cambi. Ma sono gli stessi mittenti, al punto 7 della lettera, a dichiarare che l’articolo 14 del Regolamento 472/2013 verrà applicato. Che è appunto quello sulla “sorveglianza rafforzata”.

Il 15 maggio in un’intervista su Repubblica il premier, ormai brancolando nel buio, ribadiva: “Il MES non serve all’Italia, ma potremmo ripensarci se lo richiede la Francia”. Evidentemente non accorgendosi del controsenso.

Come ogni buona Unione che si rispetti, il 18 maggio si sono ritrovati 2 dei 27 Paesi Membri a decidere per tutti gli altri: Merkel e Macron propongono un Recovery Fund da 500 miliardi. ancora agganciato al Bilancio Europeo.

Riassumendo, dopo mesi di bailamme, il MES è sempre quello di prima, perché i Trattati che lo regolano non sono mai stati cambiati. E quindi comprende il commissariamento del Paese richiedente. La cifra che potrebbe essere destinata all’Italia è di circa 37 miliardi, condizionati all’uso esclusivo per spese sanitarie, ad emergenza sanitaria finita. Non solo inutile ma dannoso.

Il Recovery Fund, il fiore all’occhiello di Conte, doveva essere di 1500 miliardi, è diventato di 500 miliardi. Forse se ne parlerà nel 2021, ed è legato al Bilancio Europeo, che potrà essere aumentato solo versandoci altri soldi, e quindi altre tasse per gli italiani.

Mesi buttati, a fronte di un Paese stremato.

Il fallimento politico di Conte, e quindi poi quello economico italiano, era annunciato e prevedibile.

Primo perché non ha mai insistito sull’unica possibilità che c’è per risollevarsi da una crisi come quella attuale, ovvero l’acquisto illimitato di Titoli di Stato da parte della Banca Centrale, come sta avvenendo in tutti i Paesi del mondo.

La BCE ha già approvato il piano di acquisti in seguito all’emergenza coronavirus, e molti importanti economisti si sono espressi a favore di un intervento massiccio che non avrebbe particolari effetti collaterali. Dunque che senso avrebbe prendere in prestito una cifra (per esempio tramite MES) quando puoi emetterla tramite TdS, senza rischi e costi perché la BCE comprerebbe tutto l’ammontare? Potendo anche in seguito decidere di annullare quella parte di debito?

E qui si arriva al secondo motivo del fallimento di Conte, che poi è ricorrente nella storia recente italiana, ovvero quello di prendere per buono e giusto qualsiasi cosa provenga dall’Unione Europea e i suoi vertici.

C’è la netta sensazione che gli altri Paesi vogliano rispettare le decisioni europee solo e fintanto che rappresentano i loro interessi nazionali (da ultimo la sentenza Karlsruhe), mentre per l’Italia c’è la volontà di rispettarle ad ogni costo. E visto che chi si fa pecora, il lupo se lo mangia, partiamo sempre svantaggiati in ogni tipo di trattativa, perché i nostri interlocutori sanno che non ci metteremo mai di traverso a qualsiasi loro proposta.

Cosa ci aspetta in futuro?

Ci avviamo verso la fine di maggio, il Decreto Aprile, poi diventato Decreto Maggio, ora Decreto Rilancio, pensato per far fronte all’emergenza di marzo, deve ancora uscire in Gazzetta Ufficiale. Forse oggi, forse domani. Che fretta c’è. Sembra una barzelletta ma purtroppo è tutto vero.

I 55 miliardi per “rilanciare” il Paese dalla crisi più profonda della Repubblica Italiana non in tempo di guerra ovviamente non basteranno. Volenti o nolenti si dovrà comunque passare attraverso la monetizzazione del debito da parte della Banca Centrale per evitare ulteriori danni. Ad ogni modo, penso si possa tranquillamente affermare senza timor di smentita, che il Governo Conte ha perso oltre 2 mesi da inizio lockdown per ottenere nulla.

(di Luca Bontempi)

 

 

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