ripartire in sicurezza

Perché “ripartire in sicurezza” non significa nulla e ci mette in pericolo

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“Ripartire in sicurezza” recitano più o meno tutti. La stampa asservita, nonostante qualcuno cominci giustamente a deviare (probabilmente esasperato), politici, opinionisti.

Ma “ripartire in sicurezza” non vuol dire assolutamente nulla, soprattutto se posta in questi termini

“Ripartire in sicurezza” per chi?

Non certo per il lavoro, per l’economia, per gli imprenditori. Non certo per evitare una crisi economica devastante che potrebbe portare molti milioni di persone a morire di fame, se non di coronavirus. “Ripartire in sicurezza” significa nel frattempo lasciarli sprofondare con agonie ben più lente. Soltanto a Roma un quinto dei ristoranti rischia di chiudere. Chi darà una mano a queste persone, visto che finora, al netto delle belle parole sconclusionate del governo, non lo ha fatto nessuno?
Per loro vale il “ripartire in sicurezza” in luogo di non ripartire mai?

Perché non si deve “ripartire in sicurezza” ma ripartire e basta

Conosciamo tutti i numeri del covid, ma soprattutto, conosciamo le fasce d’età che rischiano davvero. Anziani e con patologie croniche. Qualcuno può restare fuori, ma ciò non toglie che venga eliminata dal rischio la stragrande maggioranza dei soggetti che hanno affollato ospedali e terapie intensive. I numeri parlano chiaro, prima dei 50 anni c’è un rischio di letalità dello 0,9%, prima dei 60 del 2,5%. L’età media dei decessi è oltre i 70 anni.

Il lockdown totale è stato un errore frutto dell’ignoranza su un argomento nuovo. Sono il primo a mettersi in discussione, il 9 marzo ero convinto che non ci fossero altre strade. Vanno bloccati coloro che – tra l’altro quasi mai in età lavorativa – vi rientrano. Non tutti gli altri. Fino al vaccino. Il rischio zero non può esistere.

La realtà oggi la conosciamo, e con stabilità. Sono le variabili a spaventarci, rare, ma presenti e capaci di condurci alla paranoia. Si ammala un giovane, proprio quel maledettissimo 0,9 prima dei 50 anni, quello 0,4 prima dei 40, come può valere per il sottoscritto, e si perde completamente la bussola. Paranoia di Stato, totale. In cui governano i medici e non i politici.

Ma il politico non è un medico. Semmai, prende in considerazione e sintetizza il parere – utilissimo – del medico. Che dal suo punto di vista tenderà sempre a esprimersi per una chiusura fino a rischio zero, il rischio zero che non esiste se non nelle favole.

La Fase 2 di mister “ripartire in sicurezza” Conte è una Fase 1.1, come ha provocatoriamente affermato qualcuno. Con piena ragione. Piccoli passi, che lasciano nel guano del fallimento e della futura miseria gli italiani fino a giugno. Molti non riapriranno nemmeno, con l’UE che non fa nemmeno finta di sostenerci, pur ben servita dai soliti pappagalli mediatici.

Non dobbiamo ripartire in sicurezza, ma ripartire e basta. Non mi sento a rischio perché un altro quarantenne su chissà quanti è finito in ospedale. Altrimenti non dovrei uscire di casa mai, impaurito da qualsiasi patologia infettiva esistente in questa povera, misera esistenza.

Usciamo da questa paranoia, il prima possibile. Se non si conosce qualcosa, è facile sbagliarsi. Lo dico anzitutto a me stesso. Adesso però basta.

(di Stelio Fergola)

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