La psicopatia del capitalismo finanziario

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Esiste una teoria criminologica, forse poco nota ai non addetti ai lavori, ma di cui oggi sempre più ne è evidente l’importanza e la portata, che prende il nome di Corporate Psychopath Theory, traducibile in italiano con “teoria dello psicopatico aziendale”. Si tratta di uno dei pochi e meritevoli tentativi di spiegare a livello psico-diagnostico – e non esclusivamente, come si è soliti fare, socio-culturale – il fenomeno del capitalismo finanziario, con tutte le sue ripercussioni disastrose sulla società civile.

Come funziona la mente di chi, a più riprese, conduce intere nazioni al disastro? E perché spesso chi ha maggiore responsabilità e potere, finisce per infischiarsene della collettività, perseguendo unicamente i propri scopi egoistici (accumulo di ricchezze, sopraffazione, dominio)? È a queste domande che la Corporate Psychopath Theory tenta di rispondere.

I crimini dei colletti bianchi

Inaugurato negli anni ‘30 da Edwin Sutherland con i suoi studi sui crimini dei colletti bianchi, il filone di ricerca relativo ai reati compiuti dai membri dell’alta società (grandi imprenditori e direttori d’azienda, banchieri e finanzieri) è diventato un ambito di grande interesse tra i criminologi anche a seguito della recente crisi finanziaria globale del 2007-2008. Se già nel corso del ‘900 alcuni ricercatori avevano cominciato a far luce sui tragici effetti dei crimini dei potenti, con la crisi economica mondiale diveniva sempre più lampante che i responsabili di simili catastrofi su scala planetaria, non potevano essere persone “comuni”. Doveva esserci, ed effettivamente c’era, dell’altro.

Diversi studiosi, tra cui Hare e Babiak, scoprirono così che la stragrande maggioranza delle persone che si trovava ai vertici di grandi aziende mostrava un maggior numero di tratti distintivi della psicopatia primaria. Un risultato solo in apparenza sorprendente, se si fa parallelamente attenzione alla struttura della società capitalistica nel suo insieme e alla struttura della personalità dello psicopatico aziendale.

Perché comandano i “cattivi”: capitalismo finanziario e personalità antisociali

La società capitalistica è strutturata in modo tale da favorire la scalata sociale delle personalità psicopatiche, ovvero di individui aventi caratteristiche psicologiche peculiari, tra cui fascino superficiale, egocentrismo, menzogna patologica, incapacità di provare rimorso e vergogna, assenza di nervosismo e paura; caratteristiche, queste, probabilmente dovute ad un funzionamento cerebrale anomalo. Tuttavia, gli individui con questi tratti vengono facilmente promossi all’interno delle grandi aziende, arrivando a ricoprire ruoli di grande potere anche in un brevissimo lasso di tempo. Il motivo, come è stato evidenziato dallo studioso e professore di management Clive Boddy, è da rintracciare nella natura mutevole e caotica delle corporation moderne che rendono gli psicopatici aziendali molto difficili da individuare.

La nascita del capitalismo finanziario ha quindi permesso ad individui dall’indole sostanzialmente antisociale di introdursi, senza farsi notare, all’interno della società attraverso raggiri, manipolazioni e cinismo. Gettata la maschera prosociale, tuttavia, rimane solo “follia morale”, assenza totale di coscienza e di empatia.
Ma come può una società funzionare se chi la governa ha una natura antisociale? Semplice, non può. La continua ricerca di nuovi stimoli, l’assenza di paura e l’elevata impulsività sono tratti che avvicinano pericolosamente gli “psicopatici di successo” ai giocatori d’azzardo, non di certo a buoni gestori della cosa pubblica.

I crimini del capitalismo finanziario

Quelli che fino a non molto tempo fa venivano definiti come crimini dei colletti bianchi, oggi sono diventati i crimini dei governi e dell’alta finanza. La globalizzazione ha funzionato infatti come cassa di risonanza degli scempi compiuti da tali personalità predatorie, tanto che ormai un singolo reato finanziario può potenzialmente creare un effetto domino, con conseguenze tragiche su ampia scala. La presenza degli psicopatici in posizioni organizzative di elevata responsabilità, nonché l’inevitabile reazione a catena delle attività criminose ai tempi del mondialismo, costituiscono un mix letale per la democrazia e l’autodeterminazione dei popoli, per l’indipendenza economica e politica delle nazioni.

Sulla scia di Weber che si era occupato dello “spirito” del capitalismo, occorre allora cercare di acquisire maggiore consapevolezza non solo sulle origini socio-culturali del capitalismo finanziario, ma anche sulle sue basi antropologiche e psicologiche; solo così potremo conoscere veramente il nostro nemico, per combatterlo.

(di Flavia Corso)

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