La rivolta degli elettori... di Sanders

La rivolta degli elettori… di Sanders

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Nel 2017 l’analista americano Andrew Spannaus definì nel suo pamphlet, edito da Mimesis, i successi elettorali di Donald Trump e della Brexit e la sconfitta al referendum costituzionale di Matteo Renzi in Italia come “la rivolta degli elettori”. Questa analisi, con le dovute differenze, sembra nuovamente cogliere il segno degli eventi se si guarda alle primarie del Partito Democratico negli Stati Uniti e alla sconfitta di Sanders.

 

UNA SCONFITTA INASPETTATA

 

La conclusione delle primarie del Partito democratico statunitense con l’inevitabile vittoria di Joe Biden, in seguito al ritiro di Bernie Sanders, permette di intravedere, dai dati delle tornate degli stati del Midwest, un inizio di rivolta da parte dell’elettorato meno moderato del partito dell’asinello.

La sconfitta di Bernie Sanders, senatore del Vermont su posizioni di ispirazione socialista, si deve, infatti, anche al mancato ripetersi del successo che allarmò Hillary Clinton nella corsa alla candidatura presidenziale quattro anni fa negli stati che compongo la Rust Belt. La sconfitta nel Super Tuesday in Minnesota e del mini Super Tuesday in Michigan indicano, infatti, che le tute blu che consentirono al settantottenne di portare fino in fondo la battaglia con la Clinton nella scorsa tornata interna al partito hanno probabilmente già cambiato schieramento.

 

IL NUOVO TERRENO DI SCONTRO POLITICO

 

Seguendo la nuova linea di frattura imposta dall’attuale società è verosimile ritenere che dietro questo mutamento ci sia superamento della dicotomia fra destra e sinistra e l’imporsi del nuovo terreno di scontro: identità e sovranità contro globalismo. La classe operaia non è più sensibile al mero richiamo ideologico, e pare abbia già cambiato fronte decidendo di sostenere un presidente dimostratosi interessato alla salvaguardia dei posti di lavoro ponendo le delocalizzazioni in Messico e altre nazioni in cui il costo del lavoro è notevolmente inferiore in cima alla lista delle operazioni da scongiurare e combattere fermamente. Tutti fattori decisivi che Sanders ha colpevolmente tralasciato.

Non è un caso che prima dei divieti imposti dall’emergenza generata dal Covid-19 il presidente in carica Donald Trump abbia voluto tenere lo stesso un comizio a Milwaukee, la città più popolosa del Wisconsin. Né può essere annoverabile come un caso la scelta del luogo, il Wisconsin center in cui a metà luglio si terrà, salvo rinvii, la convention del Partito democratico.

Se il flusso elettorale della classe operaia sarà testabile solamente in seguito al voto per le presidenziali del 3 novembre ad essere chiara è proprio la strategia dell’attuale inquilino della Casa Bianca: confermarsi negli stati che gli permisero di trionfare nel 2016 ottenendo i Grandi Elettori necessari ad imporsi su un candidato, Biden, molto simile alla Clinton per passato e provenienza politico-amministrativa.

(di Luca Lezzi)

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