Sanders e Corbyn: il fallimento del socialismo anglosassone

Sanders e Corbyn: il fallimento del socialismo anglosassone

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La nuova affermazione di Joe Biden nel voto per le primarie democratiche in Stati-chiave quali Florida, Arizona e Illinois certifica, oramai, la sconfitta di Bernie Sanders nella corsa alla nomination. Con un dato anagrafico che parla chiaro (79 anni a settembre) che gli impedirà un’eventuale terza corsa interna, Sanders è costretto a gettare la spugna sull’ambizioso progetto di dare credito ad una politica di stampo socialista negli Stati Uniti.

 

Il precedente britannico di Corbyn

 

Solo alcuni mesi fa un esperimento analogo è naufragato oltreoceano dove il Partito Laburista guidato da Jeremy Corbyn è incappato nel peggior risultato conseguito dagli anni 30 ad oggi. Sconfitto in tutto e per tutto il leader britannico ha visto terminare del tutto le chance di un cambio di rotta al governo.

Nei quattro anni in cui è stato a guida del Partito Laburista, Corbyn ha portato avanti una battaglia interna che lo ha visto trionfare nell’elezione per la segreteria ma perdere sempre più consensi davanti all’intero elettorato. Cambiare dall’interno il partito per fargli recuperare la vena sociale posta in soffitta a partire dall’ascesa di Tony Blair sembrava l’unica soluzione per un partito in forte difficoltà da anni proprio come i suoi omologhi sul continente europeo. Gli errori di Corbyn, però, sono stati molteplici.

Riuscito a far breccia nei giovani per l’operazione di mutamento dall’interno del partito Corbyn ha perso il consenso di quelle stesse categorie a cui era destinato l’ampio programma in ambito sociale. L’incertezza sulla fondamentale e centrale questione della Brexit, gli insulti al leader che gli si frapponeva, quel Boris Johnson vero e proprio mattatore delle elezioni di dicembre, gli hanno alienato sia il voto moderato che aveva consentito ai suoi predecessori di tenersi a breve distanza dai conservatori anche nelle sconfitte sia quello delle periferie e delle campagne.

Quest’ultimo è andato ad ingrossare le file dei conservatori in Inghilterra, del Partito Nazionale Scozzese nel nord dell’isola e dello Sinn Féin nel nord dell’Irlanda. La contemporanea apertura ai diritti civili per sostituire i diritti sociali non ha fruttato null’altro che l’arroccarsi del voto progressista nella capitale e in poche altre grandi città. Un fenomeno già visto sia negli Stati Uniti che nell’Europa centrale e che non ha affatto rappresentato un punto di forza per le sinistre.

La vocazione populista di un socialismo che guarda con favore alle istanze che provengono dalla società stessa è finita con l’essere fagocitata da altre tematiche che hanno messo in imbarazzo lo stesso Corbyn. Oltre alla Brexit sarebbero da aggiungere l’immigrazione e la sovranità, che hanno portato alla debacle totale di un processo che portava i semi di una piccola rivoluzione.

 

I punti in comune tra Sanders e Corbyn

 

Oltre al dato anagrafico, Corbyn compirà 71 anni a maggio, sono tanti i punti in comune, purtroppo quasi tutti negativi, tra Sanders e il leader britannico. Proprio come l’inglese nativo di Chippenham, Sanders si è sempre scagliato con violenza, verbale si intende, contro il principe del populismo a stelle e strisce, quel Donald Trump che risiede attualmente alla Casa Bianca.

Il problema non è in sé e per sé negli attacchi all’avversario politico che fanno parte della dialettica ma nei contenuti di questi. Continuare ad attaccare il populista di turno sugli stessi temi che gli aprono le porte del consenso popolare è quanto di più sbagliato possa esserci. Lo dimostrano gli epiteti vuoti e retorici che inneggiano al “razzismo” di Matteo Salvini piuttosto che al “fascismo” di Marine Le Pen o all’ignoranza di Boris Johnson.

Per riportare all’ovile i lavoratori della Rust Belt in casa democratica, occorre un messaggio chiaro di tutela del lavoro che gli operai vedono messo a repentaglio dalla globalizzazione, tramite la deindustrializzazione e la delocalizzazione in nazioni in cui le mancate tutele sindacali fanno sì che il costo dei lavoratori e della produzione sia notevolmente più esiguo.

Anche Sanders ha fatto breccia nei giovani e il sostegno ricevuto dall’astro nascente Alexandria Ocasio-Cortez ne è stata la testimonianza ma, al tempo stesso, ha dovuto fare i conti con un atavico problema della sinistra: la sua scissione in più rivoli. Ad azzoppare in parte la corsa alla nomination è stata, infatti, anche la corsa in parallelo a sinistra della senatrice Elizabeth Warren, anch’essa settantenne. In nome di una scelta difficilmente comprensibile se non in nome di un esasperato femminismo che vorrebbe a tutti i costi una donna per la prima volta presidente degli Stati Uniti, ha perfino rifiutato l’endorsement a Sanders una volta ritiratasi dalla corsa.

 

Quale futuro per le istanze socialiste nel mondo anglo-sassone?

 

In conclusione la probabile uscita di scena dei leader che per la prima volta dopo decenni avevano tentato di ridare un volto originario ai partiti di sinistra anglo-sassoni apre a due diverse possibilità. Da un lato la costruzione dal basso di movimenti paralleli (comitati, sindacati) o autonomi dagli stessi partiti di riferimento, dall’altro il loro ritorno nell’oblio sull’esempio di quanto sta avvenendo già con le segreterie davvero poco socialiste di Pd, République En Marche e Spd.

(Luca Lezzi)

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