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Emergenza coronavirus: il Decreto del Governo Conte-bis

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L’emergenza del coronavirus, ufficialmente Covid-19, ha costretto il Governo Conte-bis a intervenire a sostegno dell’economia italiana in questo difficile momento di crisi.

Chiederemo all’Unione Europea tutta la flessibilità di bilancio di cui ci sarà bisogno per sostenere le nostre famiglie e le nostre imprese”. Così il 4 marzo il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, comunicando da Palazzo Chigi le nuove misure straordinarie per affrontare il coronavirus, ci ricordava che persino per salvare il Paese da un disastro economico ormai certo, bisogna “chiedere” il permesso. È in queste drammatiche occasioni che dovremmo fermarci a riflettere anche sul senso delle parole.

Ve lo immaginate Xi Jinping a colloquio da una fantomatica Commissione Asiatica dire: “scusate signori, ho un’epidemia con 80.000 contagi, potrei salvare il mio Paese?”.

Fa ridere vero? Dovrebbe far ridere anche qui per noi.

coronavirus Governo

Il Governo alle prese con la crisi e l’Unione Europea

Invece dopo anni di lavaggio del cervello ci siamo ormai abituati a questa idea di dover chiedere se possiamo fare deficit. che poi in questo caso si traduce nel pagare medici, infermieri e aiutare chiunque non stia percependo un salario, fornire i mezzi sanitari necessari e realizzare investimenti per rilanciare la domanda interna.

Certo, avendo delegato la politica monetaria alla BCE e vincolato quella fiscale ai limiti di bilancio imposti dai Trattati, non possiamo più risolvere la situazione con una breve telefonata tra Governo e Banca d’Italia.

Tuttavia, l’idea di dover sottostare a regole stringenti è fonte di eccitamento per la maggior parte dei giornalisti e buona parte dei politici. Non passa un giorno in cui sulle prime pagine dei più importanti giornali nazionali si legga “Governo a caccia di X miliardi”. “Cercasi X miliardi per”, e a volte anche “trovati tot miliardi per” come se qualcuno non si ricordava più dove li avesse messi.

Ancora il linguaggio ci obbliga a riflettere sul concetto di denaro e in particolare sulla sua provenienza. La dottrina liberista, che ha ormai pervaso ogni ambito del nostro tempo, ha imposto i dogmi di scarsità. Chissà perchè ma scarsità sempre per gli altri, poiché nessun liberista vorrebbe imporsi austerità tagliandosi lo stipendio.

Lo vediamo pure nel linguaggio corrente. La quantità di denaro da iniettare nell’economia (ricordando che la spesa pubblica entra positivamente nel calcolo del PIL) non è più una scelta politica sul dove indirizzarla e in che quantità. Essa è invece un peccato originale, che genera solo sprechi e inflazione. E comunque i soldi sono finiti.

Probabilmente allora andrebbero riscritti i libri di scienza e far risalire la diffusione delle banconote al Big Bang. A questo siamo in Italia.

Il liberismo ai tempi del Coronavirus e dell’Unione

Veniamo brevemente incontro a quelli del “eh ma il debito”, “eh ma l’inflazione”, “eh ma i soldi non ci sono”.

A meno di credere che le banconote discendano dal Big Bang o da qualche divinità, i soldi ci sono, sono potenzialmente infiniti, e vengono messi a disposizioni degli Stati dalle Banche Centrali che li creano dal nulla come qualsiasi banchiere centrale ha affermato più volte.

Se l’immissione di denaro aumenta la capacità di acquistare beni ma ne aumenta anche il prezzo ovviamente non porta beneficio ma solo inflazione. Essa dipende direttamente dalla quantità di domanda e offerta. Nei casi in cui l’offerta non sia soddisfatta appieno, può essere utile un aumento di base monetaria per colmare questa mancanza, senza che vi siano ripercussioni sui prezzi.

Infatti, qualsiasi venditore razionale non alzerà i prezzi appena un cliente compra un prodotto. Se osserverà un continuo afflusso di clienti e una crescita della domanda che supererà la sua possibilità di offrire prodotti potrà pensare ad un aumento dei prezzi per trarne un maggior profitto. Ma come si può intuire facilmente l’inflazione non è un fenomeno immediato né imprevedibile.

Infine, in Italia pare si parli solo del debito pubblico di 2.400 miliardi di euro e non anche di credito privato, cioè di una ricchezza complessiva stimata oltre 4.000 miliardi di euro. Comunque, anche fossimo un Paese povero o poco produttivo, cosa che non siamo,  fare austerità per ridurre il debito pubblico non funziona.

A dimostrarlo è stato il paladino dei tagli Mario Monti, aumentando il rapporto debito/PIL durante il suo Governo nonostante i tagli che tanti danni hanno fatto. Questo perché ad un taglio di punto percentuale di spesa pubblica corrisponde un più che proporzionale calo del Prodotto Interno Lordo. Quindi, banalmente, per far diminuire il rapporto bisognerebbe spendere di più e generare più ricchezza, operando quindi sul denominatore.

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Se capiti tutti questi non-problemi il vostro liberista di fiducia dirà “eh vabbè ma – qualsiasi Paese sovrano al mondo – può, ma l’Italia…”, allora qui non ci sono speranze. È semplicemente un senso di inferiorità interiore che è purtroppo figlio di un lungo periodo di sminuimento del nostro Paese attribuibile prevalentemente alla sinistra degli ultimi 30 anni e dei suoi lacché giornalisti.

Le contromisure del Governo alla crisi che si profila all’orizzonte

Tornando al linguaggio e ai problemi attuali dell’Italia, chiedere presuppone il fatto che possa esserci come risposta un “no” (o un “Nein!” forse), oppure che ci sia un limite. Superata l’umiliazione di dover domandare un aiuto, difficile pensare che venga negato in situazioni di emergenza come quella che affronta oggi l’Italia col Covid-19.

Tuttavia, la discussione sul limite è sempre accesa.

Dal piano iniziale di 3,6 miliardi di euro del Governo Conte-bis pare si sia arrivati a 4,4, e infine ai 7,5 dichiarati in conferenza Stampa dal premier Conte oggi. Soldi comunque non sufficienti, tenendo conto che Confcommercio stima una perdita di oltre 7 miliardi di euro solo nel settore turistico. Quindi di quanto dovrà essere questa manovra straordinaria? E se poi si scopre che la perdita economica è più ingente?

Il punto è proprio questo, parlare di limite non ha molto senso. La cifra deve essere quanto basta, evitando di creare come detto sopra spinte inflazionistiche, ma non deve essere sicuramente molto meno del necessario. Non si può accettare che per ogni evenienza, crisi, terremoto, epidemia si debba stabilire una cifra che sia soltanto un compromesso tra la nostra necessità e la pressione politica di altri Paesi. Paesi che, in verità, hanno tutto l’interesse a tenerci deboli sia politicamente che economicamente.

Non si può sempre pensare di tirare avanti col minimo sindacabile, sperando la prossima alluvione non faccia troppi danni. Gli eventi naturali non possiamo controllarli. Sull’epidemia in corso sicuramente si poteva fare di più per prevenirla, ma qualsiasi cosa accadrà ci risolleveremo, perché la forza d’animo e l’amore per la propria terra non è mai mancato agli italiani. Quello che è mancato, se proprio, è uno Stato che sostenga i propri cittadini, senza vincoli e senza obblighi, soprattutto in momenti come questo.

Il Governo ha l’occasione unica per ribaltare i dogmi a cui siamo sottostati negli ultimi anni. E mettere in discussione l’utilità dell’appartenenza all’Unione Europea e della cessione della propria sovranità monetaria.

La disgrazia del coronavirus può essere un’opportunità per avviare un grande piano economico italiano. Un piano che rilanci il Paese ormai al collasso (e non solo per il Covid-19) e anche una mossa politica vincente per un Governo che non ha mai avuto un qualsiasi sostegno popolare.

Purtroppo, l’impressione è che le solite briciole elargite da Bruxelles ci verranno presentate come un grande risultato economico e di mediazione politica. Mentre agli italiani non resterà che rimboccarsi le maniche, sempre più fragili, sempre più poveri, in attesa del prossimo colpo di grazia.

(di Luca Bontempi)

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