Gabriele D'Annunzio

Ora se la prendono pure con D’Annunzio

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Come racconta Fausto Biloslavo su IlGiornale.it, Gabriele D’Annunzio è al centro della caccia alle streghe della sinistra politically correct. D’Annunzio, spiega Biloslavo, è finito nel mirino dei liberal per una mostra a Trieste e una statua in bronzo cento anni dopo l’impresa di Fiume. L’esposizione voluta dalla giunta comunale del capoluogo giuliano aprirà in luglio e chiuderà a novembre.

Il Partito Democratico attacca la giunta comunale. «Il Comune ha intenzione di fare una mostra agiografica? O di problematizzare la figura di D’Annunzio? E lo vuol fare da un punto di vista esclusivamente italiano?» ha attaccato Giovanni Barbo, consigliere del Pd, sulle colonne del Piccolo.

«La figura di D’Annunzio è problematica di per se stessa. Se per agiografica si pensa a una mostra dove si esalta il fascismo ricordo che il mio libro sull’impresa di Fiume Disobbedisco si incentra sulla tesi contraria. Ovvero che il Vate ha condotto un’operazione rivoluzionaria che non andava nella direzione del fascismo, ma di una società nuova, aperta e libertaria» spiega al Giornale Giordano Bruno Guerri, curatore della mostra. In qualità di presidente e direttore della Fondazione del Vittoriale esporrà a Trieste «tanti cimeli, documenti in parte inediti e molte foto delle 8mila ancora incartate e mai rese pubbliche di D’Annunzio».

Gli antifascisti, spiega Biloslavo, sono sul piede di guerra pure per la statua di D’Annunzio a Trieste in occasione del centenario dell’impresa di Fiume. «Altre due le inauguriamo il 18 maggio a Gardone della Riviera e al Vittoriale. Passeggiando in città con il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, mi ha indicato le statue di Joyce e Svevo. Così è venuta fuori l’idea di una statua per D’Annunzio» osserva Giordano Bruno Guerri.

La repressione politicamente corretta ha raggiunto l’apice con la cacciata della casa editrice AltaForte dal Salone del Libro di Torino. Perché, come spiega Stelio Fergola su Oltre la Linea,  «rescindere un contratto», significa cucire la bocca. Né più né meno. Atteggiandosi pure a democratici. Una pratica che nel mondo “antifa” abbiamo visto realizzarsi diverse volte.

In appena un mese, una cultura liberticida e repressiva ha negato perfino di marciare in memoria di ragazzi innocenti ammazzati negli anni di piombo, come Sergio Ramelli, è stata capace di definire Casapound un partito addirittura di stupratori e adesso anche di negare la presenza di un editore legittimamente presentatosi a una fiera per fare, come tutti, onestamente il proprio mestiere. E ora i sedicenti democratici mettono nel mirino persino il Vate, D’Annunzio.

(La Redazione)

 

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