Matteo Salvini

Salvini, se alla sinistra non rimangono che i selfie

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Il selfie come contestazione politica e simbolo di “resistenza”: è la nuova ossessione della sinistra che si esalta nel farsi beffa del Ministro Matteo Salvini a suon di selfie per poi condividerli su tutti i social media. Ne dà una perfetta descrizione Francesco Maria Del Vigo su IlGiornale.it: «Sono l’«esercito del selfie», e non è un ritornello estivo. Questi si prendono sul serio. Il partigiano del selfie ha tutta una sua metodologia: assiste per interminabili ore al comizio del leader leghista e poi – presumibilmente camuffato con elmo da vichingo e camicia verde – si mette in fila in attesa di una foto col Capitano. E poi scatta l’agguato. L’ora X. L’imboscata. Sono dei Rambo da Instagram. Roba da alto manuale di strategia militare, Sun Tzu se lo mangiano con un clic, questi qui. C’è chi, appena in posa, gli dice «Sei una merda letale»; chi gli chiede che fine hanno fatto i 49 milioni del Carroccio e chi vuole sapere se i terroni sono ancora «di merda».

Naturalmente, i selfie-trappola sono esaltati da tutta la stampa politicamente corretta. Il giornale Wired – un po’ radical chic, un po’ nerd, un po’ fighettini all’ultima moda – scrive: «Dunque, è ormai evidente: il selfie molesto – il “selfini”, potremmo ribattezzarlo – è diventato una sorta di forma di contestazione. Una specie di espressione letteraria di opposizione dell’era digitale. Un gesto punk e anarchico di chi non sa neanche cosa sia il punk ma è cresciuto con lo smartphone incollato alla mano. E la reazione piccata di ieri – la donna a cui è stato sequestrato per un po’ il telefono – lo dimostra. Il rischio di confrontarsi con folle adoranti – che ultimamente non sono poi più proprio folle – presta il fianco a una vulnerabilità altrettanto sterminata».

Capito? Per i partigiani del Nuovo Millennio, per sfidare Matteo Salvini basta farsi un selfie e deriderlo. È questa la nuova via rivoluzionaria tracciata dai liberali. Contenti voi.

(di Roberto Vivaldelli)

 

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