Salone del libro: quali sono le colpe dei libri di Altaforte?

Salone del libro: quali sono le colpe dei libri di Altaforte?

1. Un tellurico Salone del Libro

Minacce di boicottaggio, pantomime di protesta, abbandoni e ritiri, sproloqui ed accuse. Una tempesta devastante, che ha innalzato i marosi ben oltre gli scogli che usualmente li avrebbero contenuti. Metaforicamente, così si potrebbero forse esprimere le conseguenze del terremoto generato dalla partecipazione di Altaforte Edizioni al Salone del Libro di Torino.

Si è scelto – da una delle due parti della staccionata – di alzare gli scudi, di innalzare barricate e di preparare alla ancora piccola ed appena nata casa editrice delle forche caudine terribili, con un obiettivo ben preciso ed architettato: impedire di parlare, bloccare sul nascere il dialogo, attraverso concordate operazioni di demonizzazione. Ovverosia: limitare ed ostacolare l’equità e la parità del confronto, assumendo come giustificazione la volontà di fornire protezione dalla minaccia di un mai domo feticcio, ovverosia il fascismo che essa propaganderebbe.

Senza voler entrare nel merito di questioni quali l’indirizzo culturale di Altaforte, gli eventuali contatti politici da essa intrattenuti, et similia, è necessario porsi una domanda molto semplice, addirittura banale ed ovvia (ma, in questo periodo storico, l’ovvietà è quanto mai preziosa): che cosa hanno fatto di male i libri di Altaforte Edizioni? Si nascondono davvero, tra le pagine di questi libelli, dei pericolosi inni, atti a restaurare spietati totalitarismi od a distruggere le conquiste democratiche della Repubblica italiana?

Vale la pena allora cercare di comprendere meglio questo punto, anatomizzandolo ed entrandone nel dettaglio, per avere una risposta intellettualmente onesta. Sino ad ora, la casa editrice della discordia ha pubblicato e mandato in stampa nove libri, i quali spaziano moltissimo nelle argomentazioni trattate. Quali sono questi volumi? Ed i suoi autori, che cosa hanno studiato e di che cosa si occupano in essi?

2. I libri di Altaforte Edizioni

Salone del libro: quali sono le colpe dei libri di Altaforte?

1) “Ho difeso Licio Gelli. Storia di un avvocato alla sbarra”, di Augusto Sinagra, ex magistrato e professore universitario presso La Sapienza di Roma, autore di centinaia di pubblicazioni. Il libro, tramite un ampio archivio di documenti storici ufficiali, racconta la storia di un uomo di legge e di diritto che scelse di porsi in tribunale alla difesa di Licio Gelli, leader indiscusso e molto noto della loggia massonica P2, estremamente attiva in Italia sin a partire dagli Anni di Piombo. È un testo in cui riaffiorano i ricordi, le emozioni, le sensazioni, le azioni ed i pensieri di un avvocato che fu coinvolto in uno dei casi giudiziari più famosi d’Italia, e che da attore protagonista interno ne racconta la propria versione, la propria interpretazione, la propria prospettiva visuale.

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2) “Come la sabbia di Herat. Memorie di viaggio di una donna in guerra”, di Chiara Giannini, giornalista che ha lavorato per diversi quotidiani e settimanali italiani, e che soprattutto ha viaggiato in tante zone calde del mondo (quali Afghanistan, Libia, Libano e Tunisia) per stilare importanti reportage. Questo libro è il suo esordio letterario assoluto, ed ha un pregio incontestabile: esso accompagna i lettori attraverso quegli scenari bellici (e non solo) che l’autrice ha esperito in prima persona, prendendo nota degli accadimenti, della violenza e di tutto ciò che può scaturire dall’essere umano che fa la guerra. Parla di cittadini terrorizzati, di soldati dall’animo ardito, di armi dall’alto coefficiente di distruzione, di operazioni nel fango, di normalità spezzata, di stati d’animo turbati, di solitudine e coraggio: cioè, per dirla con Nietzsche, dell’eccessiva umanità dell’uomo.

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3) “La Nazione fatidica. Elogio politico e metafisico dell’Italia”, di Adriano Scianca, giornalista professionista e redattore del quotidiano La Verità, oltre che saggista ed articolista di maturata esperienza. Il suo saggio si pone l’obiettivo di esaminare il concetto di “Italia” nel corso dei secoli di storia della penisola – di una ricchezza straordinaria, per utilizzare un eufemismo. Egli, candidamente e senza infingimenti, va alla ricerca di quello che chiama il “Primato Nazionale”, ovverosia il fil-rouge dell’identità storica, culturale e politica dell’Italia; al contempo, ne analizza la controparte, ovverosia quelle figure che hanno tradito e bistrattato suddetta identità, presente e forte a prescindere dalle problematiche, dalle divisioni e dalle difficoltà. La conclusione è di stringente attualità, toccante argomenti di importanza fulcrale al giorno d’oggi, quali sovranità, populismo, Europa e via discorrendo.

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4) “La morte della Repubblica. Gli Stati Uniti d’Europa”, di Marco Mori, avvocato, esperto di Costituzione e da anni impegnato in una impegnativa ed ammirabile operazione di divulgazione di tematiche inerenti ai rapporti fra Italia ed Unione Europea (infatti, già autore del fortunato libro “Il tramonto della democrazia”, edito per la Agorà & Co.). In questo prezioso libro, egli ribadisce i motivi di incompatibilità fra i principi costituzionali italiani ed i trattati europei venuti in essere a partire da Maastricht (1992), e lo fa attraverso un’inattaccabile argomentazione giuridica alla portata di tutti, ripercorrendo l’itinerario di destrutturazione del vincente modello italiano e le armi che sono state usate. Armi quali la moneta unica, l’austerità, le cessioni di sovranità: mezzi per giungere ad un fine, un titanico moloch dal nome Stati Uniti d’Europa. Ovverosia, la morte dell’Italia costituzionale per come la conosciamo.

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5) “I coloni dell’austerity. Africa, neoliberismo e migrazioni di massa”, di Ilaria Bifarini, un’economista «bocconiana redenta», come lei stessa si definisce, collaboratrice di numerose testate e blog, e sincera detrattrice delle storture del modello neoliberista. In questo suo libro, ri-edizione della sua autonoma pubblicazione, ella va alla ricerca, tra le altre cose, delle cause primigenie del fenomeno migratorio che interessa il Continente Nero e l’Europa. La conclusione è che queste cause sono economiche: sfruttamento spietato, da parte delle multinazionali, delle terre africane, un banchetto luculliano di profitti; imposizione, con il Franco CFA d’oltralpe, di politiche monetarie inefficaci, ed anzi dannose, per economie povere od in via di sviluppo; corruzione degli uomini politici di quei Paesi, pronti a svendere il proprio popolo per ricco tornaconto personale; austerità prescritta da agenzie internazionali di dubbia moralità ed incertà imparzialità. Insomma, un viaggio nei gangli obnubilati di questo perverso modello economico.

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6) “Inferno Spa. Viaggio tra i protagonisti del business dell’accoglienza”, di Francesca Totolo, ricercatrice indipendente, esperta di immigrazione e collaboratrice con la testata Il Primato Nazionale. Questo libro è il prodotto di ben due anni di ricerche ed analisi sul sistema dell’accoglienza dei migranti in Italia, un fenomeno che negli ultimi tempi è emerso prepotentemente, tanto nell’opinione pubblica, quanto nelle sedi parlamentari della politica, quanto soprattutto nelle vite quotidiane dei comuni cittadini. La “Dama Sovranista” riprende ed organizza tutte le sue inchieste, compiendo un viaggio gravoso in mezzo a tutti i protagonisti di questo vero e proprio business, ai cui costruzione e mantenimento hanno contribuito figure di ogni tipo e genere, per interessi sempre economici e mai realmente umanitari: associazioni, giornalisti, ONG, magistrati, politici, finanziatori sospetti, e così via.

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7) “Fuori piove sangue. Racconti 2010-2016”, di Svart Jugend. Questo testo è veramente un esperimento letterario interessante, in quanto raccoglie i racconti di un sito. Esattamente, proprio di un sito internet: “svartjugend.com”, più precisamente. Una sorta di leggenda nel mondo del web, misteriosa perché assolutamente ignota nella sua forma, nella sua strutturazione e nella sua origine: come descritto dall’anteprima del libro, essa si configura come «una satira sanguinolenta dell’odierno Occidente», dissacrante e disturbante, che fa ridere e piangere al contempo. Racconta di un mondo ostile, cercando di far rimembrare ciò che era prima dell’avvento del “politicamente corretto”, che ne ha pervertito il linguaggio e che ne ha fornito un’immagine distorta e paradossale.

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8) “L’era delle streghe. Cronache dalla guerra del sesso”, di Francesco Borgonovo, giornalista emiliano, vicedirettore de la Verità ed articolista su Panorama. Questa sua fatica è, senza ombra di dubbio ed anzi intenzionalmente, destinata a generare scalpore, poiché affronta lo scontro bellico-ideologico con il quale, secondo l’autore, la parte femminista (non femminile) del cielo vuole non dialogare con quella maschile, bensì distruggerla, facendo campagna contro la sua figura ed i suoi ruoli. La sua conclusione è decisa ed incisiva: queste battaglie non hanno condotto ad una reale emancipazione, piuttosto hanno contribuito ad avversare le due parti in causa, in un bipolarismo ideologico non di rado condito da elevata ipocrisia.

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9) “Io sono Matteo Salvini. Intervista allo specchio”, di Chiara Giannini, autrice già precedentemente citata. In questo (già ampiamente discusso, e per ciò stesso già di grande successo) libro, la giornalista pisana pone decine e decine di domande all’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini, senza ombra di dubbio uno dei politici più in voga del momento, uno dei più apprezzati ed odiati al contempo, protagonista indiscusso – nel bene e nel male – della politica italiana e di ciò che di essa si racconta e discute. Sono riportati nel testo aggiornamenti sull’azione di governo, opinioni sulle grandi questioni, cronache di viaggi tra la gente, interventi ai salotti televisivi, rapporti coi burocrati, pensieri personali e tanto altro materiale, con il fine dichiarato di fornire un’immagine quanto più approfondita possibile sul leader del Carroccio.

3. Considerazioni a margine

Come si è potuto appurare dalla carrellata che è appena stata portata a termine, nessuno di questi volumi annovera tra le proprie intenzioni quella di rivitalizzare o di fondare ex novo un regime totalitario che distrugga i diritti della popolazione, che opprima i cittadini, che agisca a loro nocumento. Gli argomenti sono molto differenziati, e di indubbio interesse, oltre che di calzante attualità; altrettanto vari sono gli autori, per studi compiuti, incarichi ricoperti, posizioni prese e quant’altro. Ciò che trattano, ciò che contemplano, non può essere in alcun modo inteso come apologia del fascismo.

Sin dal tramonto dell’epoca medievale, vennero meno tanto il principio dell’«Ipse dixit» quanto quello della sede di pubblicazione. Infatti, il metodo scientifico, nel proprio ideale normativo, dovrebbe prevedere che a contare sia sempre e soltanto l’argomentazione che l’autore porta, la qualità del suo ragionamento, l’intelaiatura del discorso, la capacità di portare innanzi una tesi che può essere tanto confermabile quanto falsificabile. In quanto la verità si può costruire e ricercare soltanto attraverso il dialogo.

Ordunque, a prescindere dalla linea editoriale che una determinata casa editrice può avere o non avere, che cosa impedisce di concretare la possibilità di dare spazio a degli autori, affinché ciò che argomentano possa essere letto e quindi eventualmente approvato o negato, plaudito o confutato, sempre all’interno dello spazio di pluralità delle opinioni? Ipoteticamente, niente. Fattualmente, la pretesa che questi temi non vengano trattati: in questo caso specifico e peculiare, per il fatto che ad aver scelto di dare loro spazio sia stata Altaforte Edizioni.

A proposito di questa diatriba, lo storico Emilio Gentile ha rilasciato un’importante intervista al Corriere della Sera, nella quale ha specificato la sua idea in merito, con un aggettivo che non ammette interpretazioni: «deprimente». Infatti, parlare oggi di ritorno del fascismo non è che «un allarme privo di senso», che echianamente eternizza il fascismo stesso, non collocandolo a livello temporale, e per ciò stesso contribuendo a creargli quell’aura di immortalità che a sua volta impedisce una discussione critica e costruttiva, gettando una fetta di storia italiana assolutamente da capire appieno in mano a tifoserie e logomachi di varia natura.

Insomma, un po’ di semplice e sacrosanto buonsenso, in mezzo all’isteria collettiva, attuata soprattutto da parte di coloro che, pur professandosi aperti all’alterità, si sono resi protagonisti di un episodio di una qual certa mono-direzionalità culturale, con la auto-assunta pretesa di difendere dallo “scheletro nell’armadio della penisola” il popolo. A quanto pare, ritenuto incapace di leggere criticamente, ed autonomamente comprendere e prendere una posizione, in merito alla lettura di uno e più libri, con rispettivi contenuti ed opinioni.

Una posizione quasi collerica che, peraltro, cade nelle sue stesse contraddizioni. Ad esempio, nessuno ha alzato un dito, sollevato una protesta o dichiarato di voler disertare e boicottare l’evento per la partecipazione della LUISS University Press, casa editrice dell’università romana privata LUISS (per l’appunto), la quale ha scelto di dare spazio al politologo statunitense Jason Brennan ed al suo testo “Contro la democrazia”, ove si definisce tale forma di governo come un «regno dell’irrazionalità e dell’ignoranza», con troppi e troppo spiacevoli «inconvenienti», nell’auspicio di una futura «epistocrazia». Questo sì, un libro dai contenuti palesemente eversivi ed anti-costituzionali.

Salone del libro: quali sono le colpe dei libri di Altaforte?

In conclusione, vale la pena sottolineare nuovamente il concetto: a prescindere da tutte le varie ed eventuali considerazioni che si possano fare sulla linea intrapresa e portata avanti da Altaforte Edizioni, non voler dare aprioristicamente facoltà di parola agli autori – delle cui idee e ricerche si è disquisito poc’anzi – e temi che ivi hanno trovato spazio per il loro lavoro, è senza timor di smentita un atto anti-democratico. Un’operazione finanche tirannica, di quella stessa matrice dispotica che (nei fatti, ipocritamente) si affermerebbe di voler evitare e combattere.

4. Il mesto epilogo

Alla fine, quest’operazione tirannica ha trovato la sua concretizzazione ultima, secondo un progredire censorio ineluttabile. Dapprima, è sembrato che lo stand semplicemente sarebbe stato spostato in una posizione più defilata. In seguito, nella tarda serata del giorno 8 maggio 2019, è venuta la definitiva esclusione di Altaforte Edizioni dal Salone del Libro di Torino, attraverso un comunicato nel quale si sono soddisfatte le richieste del Comune della Mole e della Regione Piemonte.

Salone del libro: quali sono le colpe dei libri di Altaforte?

Come si può leggere su Repubblica, la motivazione è stata la seguente: «È necessario tutelare il Salone del Libro, la sua immagine, la sua impronta democratica e il sereno svolgimento di una manifestazione seguita da molte decine di migliaia di persone».

Sulla base di ciò che è stato precedentemente argomentato, vale la pena concludere non già con un’affermazione, bensì con una domanda. Un quesito semplice, che genuinamente chiede: perché, di questi tempi, quando vince la democrazia, quando si proclama la vittoria della libertà, c’è sempre un pensiero in meno da ascoltare, una voce strozzata sul nascere?

(di Lorenzo Franzoni)

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