Patente digitale a punti: il mercato globale plasma la vita quotidiana

Patente digitale a punti: il mercato globale plasma la vita quotidiana

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Senza squilli di trombe, quasi in sordina, prende il via a Bologna e Roma la versione nostrana del credito sociale cinese. Procede in parallelo, ma i percorsi sono destinati a confluire, anche la digitalizzazione delle città che diventano smart e grazie al 5G vengono dotate di sensori, ripetitori, oggetti interconnessi (un milione per chilometro quadrato) e telecamere a riconoscimento facciale. Per il momento si parla di benefici concessi al cittadino che si dimostrerà virtuoso: con l’aumentare dei punti crescerà l’entità dei premi.

Patente digitale a punti: i premi

È proprio di premi che ha parlato Bugani, assessore 5stelle del Comune di Bologna, che – coincidenze! – ha lavorato al progetto di uno smart citizen wallet con l’amministrazione del sindaco Raggi (dal 2019 al 2021 è stato il suo capostaff) che nel 2017 portò a Roma la sperimentazione del 5G. Il cittadino in possesso di questo portafoglio – per ora si può ancora scegliere se aderire o no – che dimostrerà tramite una apposita app di conformarsi a comportamenti prestabiliti (fare la differenziata, non prendere multe dalla municipale, gestire bene l’energia etc.) avrà diritto a un corrispettivo, non ancora quantificato, in termini di scontistiche e incentivi.

La premialità ha però un suo opposto: la sanzione. Il sistema è ancora in rodaggio e i suoi promotori negherebbero con entusiasmo e malcelata malafede la più remota possibilità che si possa verificare un’inversione di rotta o un qualsiasi cambiamento in corso d’opera. La verità è che stiamo invece vivendo un mutamento societario epocale: il mercato, come scrive Lasch, ha la tendenza intrinseca di universalizzare se stesso e in quest’ottica anche il cittadino sarà valutato in base a parametrici economici quali efficienza, utilità e produttività.

L’individuo omologato, proprio come una merce, dovrà garantire standard predeterminati di qualità sempre aggiornati. Da questo punto di vista il green pass – sostituendo la coercizione con l’obbligo surrettizio – è stato un ottimo strumento introduttivo del controllo digitale basato sulla premialità: puoi esercitare il diritto al lavoro o accedere a certi luoghi solo se ti vaccini o dimostri a tue spese di essere sano.

Il sistema della patente digitale a punti, però, non è solo un’invenzione connessa al progresso tecnologico o una conseguenza della pandemia ma una naturale metamorfosi del mercato globalizzato che ha trovato un ulteriore sbocco di accumulazione per rinnovare se stesso e aprirsi un nuovo orizzonte di conquista: la vita quotidiana.

Il mercato globalizzato, sempre più pervasivo, negli anni ‘80 ha ampliato la sua sfera d’interesse grazie al new public management, un nuovo paradigma di gestione che ha traslato principi di gestione economica aziendale al settore pubblico e a enti no-profit come scuole e ospedali.
I comportamenti dei manager (un tempo presidi e primari di reparto) vennero legati a performance basate su parametri prestabiliti che gli consentivano di ottenere premi – sotto forma di incentivi, bonus, gratifiche – o scontare sanzioni in base al raggiungimento di obiettivi quantificabili.

Questo tipo di sistema standardizzato e omologante, connesso a una valutazione oggettiva, con la patente digitale a punti è penetrato anche nella quotidianità.

Ogni individuo dovrà garantire performance di cittadinanza misurabili; i parametri che determineranno i premi (e le sanzioni) saranno prestabiliti grazie all’elaborazione di indicatori gestiti dall’intelligenza artificiale; il mancato raggiungimento degli obiettivi comporterà conseguenze sul piano socio-economico.

Lo scopo è duplice: da un lato orientare i comportamenti e sostituire l’instabilità e l’incertezza con il determinismo sociale, dall’altro derubricare i diritti a concessioni temporanee e a scadenza in base all’obbedienza a parametri comportamentali prefissati.

Uomo-merce

I cittadini per essere monitorati ininterrottamente – così come le aziende e le persone giuridiche – saranno legati a un’identità digitale e dotati di un QR code che riporterà dati relativi a ogni aspetto della vita: fiscali, sociali, economici, sanitari.

Il mercato globale, per essere pienamente efficiente e continuare a espandersi, non può più limitarsi a penetrare ogni aspetto della vita di un potenziale consumatore ma deve trasformarlo in un oggetto-merce sempre sottoposto a un controllo algoritmico atto a esaminare e controllare costantemente le sue performance, perché siano sempre conformi a quei valori di facciata utili a dissimulare quelli di reale interesse.

Infatti, la patente digitale a punti viene ancorata a concetti-valori astratti e abbacinanti come etica, inclusività e sostenibilità che fungono invero da cavallo di Troia per sdoganare nella vita quotidiana valori economici misurabili cari al mercato. L’esistenza deve essere modellata su e scandita da efficienza, economicità e utilità. L’uomo-merce, per non finire ai margini, deve diventare parte integrante e funzionale di un flusso indistinto; non è più detentore del proprio spazio vitale e definito dalla propria unicità ma elemento indifferenziato di quella che Pentland definisce società alveare in cui il tutto (oggetti interconnessi e esseri umani concepiti come ibridazioni macchiniche) opera in maniera eterodiretta e confluente.

Chi non si adegua o, peggio ancora, prova a opporsi al sistema viene eliminato socialmente: abbiamo avuto un assaggio di questa maleodorante e indigeribile pietanza con il green pass. L’oggetto-uomo-merce funge anche da territorio di conquista per il mercato in quanto miniera inesauribile di dati psicometrici e comportamentali utili anche a predire e orientare i comportamenti: se prima, questi dati, venivano estratti dalle sole tracce disseminate online, ora, in una società iperconnessa grazie al 5G e monitorata in ogni suo aspetto, si possono ottenere da tutte le attività svolta nel mondo reale.

Da chi saranno gestiti questi dati?

Il 25 marzo scorso Stati Uniti e UE hanno firmato il Trans-Atlantic Data Privacy Framework – che attende ancora un testo definitivo – con lo scopo di facilitare il trasferimento e poi la gestione di dati dall’UE agli Stati Uniti.  L’idea alla base dell’accordo è quella di garantire una limitazione delle attività di sorveglianza da parte delle autorità statali che potranno intervenire solo per perseguire obiettivi di sicurezza nazionale.

Non è difficile immaginare quanto questi obiettivi possano mutare nel tempo in base a circostanze relative, essendo posti a tutela di una società mutevole in cui l’idea di giusto e bene comune è definita alla bisogna dalle élite politico-economiche che operano per rimuovere diritti sostanziali a loro antitetici promuovendo astrazioni formali, come il diritto di avere diritti civili utile a frammentare il tessuto sociale nell’ottica della guerra orizzontale di tutti contro tutti. È bene anche precisare che non esiste ancora una legge federale negli USA sulla protezione dei dati mentre ve ne sono differenti a livello locale.

I dati rappresentano una miniera d’oro e chi li possiede e li gestisce è il nuovo padrone del vapore. L’uomo-merce identificato da un QR code dovrà vivere e operare in un contesto artificiale – che rifletterà l’immagine speculare dalle élite economiche – creato per monitorarlo e controllarlo con lo scopo ultimo di omologarlo, atomizzarlo e livellarlo verso il basso, privandolo infine della sua identità e di ciò che resta della sua umanità, non ancora colonizzata dalle logiche del sistema-mercato globale.

(di Guido Del Giudice)

Bibliografia

Raggi: finalmente Roma sperimenterà tecnologia 5G
Bugani cv
Bugani: a Bologna arriva la patente digitale
Trans-Atlantic Data Privacy Framework

Christopher Lasch – La ribellione delle élite
Shoshana Zuboff – Il capitalismo della sorveglianza
Alex Pentland – Fisica sociale
Jerry Muller – Contro i numeri. Perché l’ossessione per dati e quantità sta rallentando il mondo
Maurizio Martucci – #Stop 5G

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