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“No Pass, se non quello costituzionale”. Il dibattito contro la narrazione dominante

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“Non abbiamo bisogno di alcun pass se non quello costituzionale”. Su questa premessa è stato elaborato e recentemente pubblicato il pamphlet Pass Costituzionale, pubblicato da Edizioni Mariù, con la compartecipazione di diversi autori che hanno già contribuito per la rivista la Fionda. Il curatore Geminello Preterossi ha inoltre ricordato la genesi della rivista : “La fionda nasce nel pieno della vicenda coronavirus. Sensibilità diverse con un destino comune forte: non aderire alla narrazione dominante, non aderire al vincolo esterno, rivendicare la sovranità democratica. L’idea è quella di creare un luogo di dibattito aperto. La fionda è sia quella di Davide contro Golia ma è anche quella di Gianburrasca. In pochi tempo abbiamo avuto contributi autorevoli, andando molto aldilà di ciò che ci aspettavamo. Pensiamo che la sovranità intesa in senso costituzionale sia un concetto ineludibile. Abbiamo fatto una battaglia contro il green pass perché calpesta i principi giuridici, di civiltà e razionalità, calpestando uguaglianza e libertà delle persone. Induce inoltre la società una logica aberrante che è quella del capro espiatorio e della demonizzazione”.

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Pass costituzionale, c’è anche Thomas Fazi

Il contributo di Thomas Fazi al volume verte soprattutto sul tema della piena occupazione come ha ricordato: “É diffusa l’idea che la piena occupazione come la costituzione sia qualcosa di obsoleto non più adatto al mondo di oggi. La costituzione prescrive una visione di società in cui l’uomo è messo in condizione di esprimere le proprie potenzialità. Oggi secondo alcuni non c’è nulla che è considerato più obsoleto del concetto di piena occupazione a causa di fenomeni come globalizzazione, automazione ecc.. In un regime emergenziale come questo il lavoro è alienazione e sfruttamento quando dovrebbe essere un modo per contribuire alla collettività”.

La normalità dell’emergenza

L’emergenza sembra essere diventata la norma, il green pass lo strumento di questo perenne stato emergenziale, dematerializzando di fatto la partecipazione politica, come affermato da Savino Balzano che ha contribuito alla stesura. E come ha ribadito un altro autore, Gabriele Guzzi ricollegandosi all’emergenza bellica “Essere contro il Green pass non vuol dire ammettere che il virus non sia esistito. Siamo alla malvagità del banale, con delle classi dirigenti completamente allo sbando. Entrare in università ormai è diventato più difficile che entrare in commissariato. Dobbiamo assumere un approccio plurale. L’atteggiamento unilaterale produce la guerra. Chi esalta la democrazia occidentale in questi giorni dovrebbe pensare ai decenni di decadenza ai quali queste si ritrovano. Siamo passati ad un racconto ossessivo della pandemia ad uno sulla guerra. I media hanno bisogno di creare emergenza per tenerci attaccati alle loro storie”.

(di Emilio Bangalterra)

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