Recovery Fund

Recovery Fund, trattativa in stallo. E per Conte si mette male

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È ancora lontanissimo l’accordo sul Recovery Fund. Come riporta l’agenzia ItalPress, le trattative per il Recovery fund che si sono complicate viste le diverse vedute dei Paesi, in particolare quelle dei Paesi cosiddetti “frugali” come l’Olanda (che però risponde direttamente a Berlino, sposando la strategia del poliziotto buono e cattivo”. Per provare a ridurre le distanze nel negoziato, si è partiti questa mattina con un Consiglio più ristretto, al quale hanno partecipato solo in sette: la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente francese Emmanuel Macron, il premier italiano Giuseppe Conte, quello spagnolo Pedro Sanchez e il primo ministro olandese Mark Rutte, il presidente del Consiglio Ue Charles Michel e la presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen. La situazione, però, non ha visto alcuna accelerazione, finchè Michel, con l’obiettivo di sbloccare le trattative una volta per tutte, ha messo sul tavolo una nuova proposta di compromesso, che prevede una riduzione di circa 50 miliardi delle sovvenzioni a fondo perduto, che scenderebbero da 500 a 450 miliardi, e un rafforzamento di 15 miliardi della Resilience Recovery Facility, ovvero dei prestiti, mentre l’ammontare totale del Recovery Fund resta a 750 miliardi.

Recovery Fund, per Conte si mette male

Il problema, però, riguarda sempre i Paesi frugali, i quali starebbero puntando i piedi sui sussidi. Secondo fonti diplomatiche, infatti, Svezia, Olanda, Austria e Danimarca hanno presentato una posizione in cui chiedono di non andare oltre i 150 miliardi di sussidi come dotazione massima. In riferimento a questo, il premier Conte ha parlato in un video sui social di “fase di stallo”, con il negoziato che “si sta rivelando molto complicato, più complicato del previsto. Sono tante questioni su cui stiamo ancora discutendo che non riusciamo a sciogliere – ha aggiunto -. Stiamo cercando e dobbiamo trovare una sintesi perché è nell’interesse di tutti, ma certo anche mantenendo bene le coordinate più importanti, a partire dal fatto che gli strumenti devono essere proporzionati alla crisi ed effettivi, cioè efficaci. La nostra risposta deve essere pronta, collettiva, solida, robusta”. Già nelle ore scorse, il premier italiano avrebbe attaccato duramente l’approccio poco costruttivo di certi Stati, rei secondo lui di star affrontando in maniera superficiale la discussione legata al Recovery fund.

Conte rischia il flop

Come nota Lorenzo Vita su IlGiornale.it, il premier Giuseppe Conte appare sconsolato: sa che su questo fronte si gioca tantissimo, sia in Europa che in patria. Ma le notizie che trapelano da Bruxelles non sono certamente delle migliori. E Conte, impegnato nel ring del Consiglio Ue, sembra decisamente in affanno, tanto da confessare pubblicamente che la trattativa si stia rivelando “più complicata del previsto”. Cosa che in realtà sarebbe stata abbastanza prevedibile, considerato come si è arrivati a questo vertice del Consiglio europeo: nessuno ha mai dimostrato una reale accettazione delle proposte italiane e il blocco dei Paesi “frugali” ha costruito una tracciato una serie di linee rosse che non sono mai apparse modificabili.

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