Sentinelesi

I Sentilenesi, la tribù che respinge la civiltà ed esalta il primivitismo

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I Sentinelesi sono gli abitanti dell’isola di North Sentinel, un’isola Andamana nel golfo del Bengala. Questi indigeni rappresentano un particolarissimo caso antropologico, posto sotto la lente d’ingrandimento degli studiosi di tutto il mondo. Costituiscono una delle pochissime tribù al mondo ad essere ancora autenticamente primitive.

Sentinelesi e civiltà occidentale, contrasti

Vani nonché drammatici sono stati i contatti fra questi e i popoli civilizzati negli ultimi secoli: i sentinelesi hanno sempre rifiutato qualsiasi contatto con il mondo esterno, rispondendo con ostilità. Un’ostilità di cui hanno fatto esperienza perfino personaggi come Marco Polo e Leopoldo III. Si potrebbe dire che hanno respinto perfino Dio, a seguito dell’uccisione di un missionario cristiano giunto nell’isola con l’intento di evangelizzare. Osservando il caso della tribù più isolata al mondo, s’infrange il mito del buon selvaggio di Rousseauiana memoria, secondo il quale gli uomini allo stato di natura, non avendo conoscenza del bene e del male e non essendo intaccati dalla corruzione della civiltà, sarebbero più felici, pacifici ed empatici. Si rafforza piuttosto la natura ferina dell’uomo evidenziata da Machiavelli, o lo Stato di natura hobbessiano. Ovviamente esistono anche popolazioni primitive prevalentemente pacifiche. È curioso osservare che presso le popolazioni Andamanesi vi è un racconto religioso che presenta, come in altre culture, analogie col racconto biblico. Si narra che il dio Puluga, iracondo nei confronti dell’umanità per avere dimenticato suo figlio Tomo dopo la morte, scatenò un diluvio universale in cui si salvarono solamente quattro persone. Ma gli esseri umani continuarono a dimostrarsi ribelli e fu così che il dio Puluga si allontanò per sempre da loro. Da ciò deriva la totale assenza di culto presso queste popolazioni. Respinti perennemente dal proprio Dio. Potrebbe essere questa l’origine dell’ostilità delle tribù, ma cercare delle cause esterne alla violenza, come la religione, l’ambiente ecc.. non aiuta a comprendere una questione fondamentale.

Sentinelesi e ciò che affrontiamo nel quotidiano

Il caso dei sentinelesi è esemplare: dimostra attraverso l’esistenza di una comunità allo stato pre-sociale, con costumi e credenze religiose basiche la naturale crudeltà dell’uomo ed un sentimento di xenofobia innata con il quale occorre fare i conti. Anche in quei paesi che possiamo considerare come più evoluti civilmente si presentano le stesse dinamiche di inclusione-esclusione. Allo stesso tempo l’esempio dei sentinelesi ci mostra ciò che siamo senza il filtro della civiltà o dell’esistenza di un’organizzazione politica. Come insegna la sociologia, la paura si trasforma in odio, ma allo stesso tempo rappresenta un elemento di coesione del gruppo, il “noi”, il quale può dirigere le proprie tendenze distruttive verso il diverso, “loro”, mediante l’esternalizzazione del conflitto e l’aggressività, vera fonte di salvezza per i sentinelesi, vulnerabili al minimo contatto con l’estraneo anche dal punto di vista genetico. Una banale influenza potrebbe sterminarli. Verso lo xenos (estraneo), che è tale in quanto si pone al di fuori della linea di demarcazione del gruppo, possono nascere pregiudizi e colpe, le quali possono sfociare nella negazione delle differenze, nella discriminazione, la segregazione, finanche al genocidio.

Il bizzarro insegnamento alla politica

È compito della politica attenuare, non eliminare, queste forze distruttive mediante strumenti che in grado di garantire sia la coesione all’interno del proprio corpo collettivo (mediante la sicurezza), sia all’esterno (attraverso la diplomazia) nel rapporto con gli altri Stati. Al di là di ogni organizzazione sociale in grado di gestire queste forze distruttive, i primitivi sentinelesi hanno molto da insegnare ai popoli civilizzati. Bisogna fare i conti con la propria natura, prima o poi, cercare cause esterne alla violenza equivale ad evitare di fare i conti con se stessi. Fuggire continuamente dalla realtà di Sentinel Island equivale a fuggire da noi stessi.

(di Emilio Bangalterra)

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