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All’origine dello schiavismo in Africa: dagli Arabi agli Inglesi

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Lo schiavismo era uno dei fondamenti della storia economica antica e pre-moderna. Da che l’umanità si è organizzata in comunità, città e tribù i vicini venivano catturati e adoperati come manodopopera.

Oggi esistono stage ed tirocinio, un tempo lo chiamavano schiavismo.

L’Africa e lo schiavismo

Con l’eruzione della protesta dei Black Lives Matter e degli Africani negli States, sono tornate alla ribalta le lacrime di coccodrillo dei bianchi per il passato schavista degli USA. Se questa auto-flagellazione dei bianchi americani (puritani, protestanti anglofoni), fosse un’ideologia unicamente anglofono-belgio-olandese e portoghese non avremmo niente da dire. Sono stati soprattutto loro, infatti, a trattare nell’Ottocento il maggior numero di schiavi africani subsahariani dall’Africa alle Americhe.

Un mercato profitto, rischioso, ma molto spesso pacifico visti gli accordi che i mercanti protestanti siglavano con capitribù e signori della guerra. Ciononostante anche in casa nostra la gente chiede scusa per peccati che i nostri antenati non hanno mai compiuto, e allora è giusto ricordare le origini dello schiavismo dei neri e degli africani. Un mercato schiavistico che poco ebbe a che fare con gli stati del Mediterraneo europeo e nulla con la maggior parte dei paesi europei.

La tratta degli schiavi africani fu un’invenzione tutta musulmana. Pensata, ideata e sviluppata da mercanti arabi con – come dicevamo prima- la collaborazione di numerosi schiavisti africani.

Il commercio degli schiavi africani, la tratta dei neri, fu un’invenzione musulmana, sviluppata dai mercanti arabi con l’entusiastica collaborazione dei loro colleghi neri, e istituzionalizzata con la più spietata brutalità secoli prima che l’uomo bianco mettesse piede sul continente africano; continuò poi a lungo dopo che nel Nordamerica il mercato degli schiavi era stato finalmente soppresso”

Arabi e schiavismo

Proiettatisi sul Mediterraneo, i fedeli di Maometto si inserirono in tutti i commerci del fu impero romano. Dalla penisola arabica fino alla Spagna, passando per la Sicilia, la Siria e l’Iran, il commercio di sete preziose, schiavi e altri prodotti impegnavano in lungo e in largo i mercanti musulmani. Furono proprio gli Arabi ad inventare e a istituzionalizzare il mercato schiavistico dall’Africa nera verso il Mediterrano.

Un commercio fruttuoso soprattutto per la connivenza dei grandi imperi africani che commerciavano con i vicini musulmani scambiando avorio, pellicce, schiavi, bestie feroci e materie preziose. Nel corso dei secoli, quando nella maggior parte dei paesi europei lo schiavismo e la schiavitù erano già state abolite, il commercio degli schiavi tornò in auge nei grandi imperi coloniali.

Furono soprattutto i signori dei mari, Olandesi, Portoghesi e Inglesi a guadagnare dal florido commercio di schiavi che dall’Africa venivano portati in America. Nei grandi spazi del continente americano gli schiavi di colore vennero utilizzati come manodopera nelle piantagioni di cotone o del sud America.

«Il continente africano è stato privato di molte risorse umane usando tutte le vie possibili. Attraverso il Sahara, il Mar Rosso, i porti dell’Oceano Indiano e quelli sull’Atlantico. Per almeno dieci secoli la schiavitù ha portato benefici al mondo musulmano.

Quattro milioni di schiavi sono passati per il Mar Rosso, altri quattro hanno transitato per i porti dell’Oceano Indiano, forse nove milioni sono quelli che hanno attraversato il deserto del Sahara. Da undici a venti milioni – dipende da chi si consulta – hanno solcato l’Atlantico
(Elikia M’bokolo, The Impact of the Slave Trade in Africa)

Lo schiavismo in Italia

Esiste lo schiavismo in Italia oggi? certo. E non si tratta solo del precariato, dello sfruttamento dei giovani con contratti da fame per fare la fantomatica “esperienza”. Stiamo infatti parlando di diverse forme di schiavismo: dalla tratta delle donne – dall’est Europa o dall’Africa- per essere sfruttate come prostitute, o il tanto conclamato e amato dalla Sinistra Italiana “utilizzo dei profughi nei campi di pomodoro”.

Dopotutto che la sinistra stia cercando nuovi “schiavi” da utilizzare nei campi e coltivare non è un mistero. Lo stesso ministro Bellanova ha parlato più volte di un’ “occasione da non perdere“, e ha versato lacrime amare per i “più deboli”. Tutto questo mentre decine di migliaia di connazionali, cittadini italiani, giovani uomini e donne viviono grazie alla sussistenza dello Stato – quando c’è- e fanno la fame alla ricerca di un lavoro stabile.

Abbiamo da vergognarci per lo schiavismo? No. Era una pratica, barbara sì, ma mondialmente diffusa che ha fatto il suo corso ed è stata sostituita da altro. Sono stati gli schiavi a costruire il Colosseo, i grandi anfiteatri romani e le grandi bellezze dell’antichità.  Ciò non toglie che fosse sbagliato, ma ha avuto il suo senso nella storia.

Dobbiamo stracciarci le vesti per la tratta dei Neri africani e il loro sfruttamento nelle Americhe? No. Non è storicamente, culturalmente, civilmente e spiritualmente affar nostro. Noi non abbiamo nulla a che fare con tutto ciò. Che l’America venga a patti con le sue origini sanguinarie.

(Fausto Andrea Marconi)

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