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La discriminazione del “maschio bianco eterosessuale”

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Sarà capitato anche a voi di dovervi giustificare con qualcuno per appartenere alla categoria del maschio bianco eterosessuale. A parte che per questi “signori della corte” l’eterosessualità è sempre presunta, a meno che uno non indica pubblica conferenza stampa in cui annuncia al mondo che gli piace il cazzo, pare che su alcune questioni non sia ammesso il dissenso a chi non appartiene direttamente alle sedicenti categorie discriminate. Ogni argomento dissonante viene immediatamente squalificato come “suprematista”, “patriarcale”, “omofobo” o con analoghe etichette. Un contrappunto censorio nel quale l’argomentazione perde subito aderenza con i temi trattati, e si sposta sulle caratteristiche personali di chi formula un’obiezione.

I presunti privilegi del “maschio bianco eterosessuale”

Quello che più mi incuriosisce è però il constatare come queste frottole contro il fantomatico privilegio maschio bianco eterosessuale, vengano veicolate da soggetti in tutta evidenza portatori di privilegi ben meno evanescenti.

Nel migliore dei casi si tratta di influencer, cantanti o personaggetti dello show business ricoperti da decine di migliaia di euro in Louis Vuitton e Balenciaga, come tendoni da circo ambulanti, o di giornalisti in pianta stabile nei palazzi dell’establishment politico di cui fanno le veci. Nei peggiori, invece, si tratta direttamente di corporation multinazionali con risapute politiche di sfruttamento di manodopera a basso costo, senza distinzione di latitudine, colore, genere o gusti sessuali.

Questi sono quelli che vorrebbero inculcare il senso di colpa per l’appartenenza a una o più delle categorie di maschio bianco eterosessuale, e contestualmente instillare il fanatismo ideologico in coloro che nelle suddette categorie non rientrano, o non si riconoscono. Questi ultimi, per lo più dotati di intelletti fragili soggetti a facili indottrinamenti ideologici, vengono istigati a un livore insopportabile verso quelli che gli vengono fatti percepire come nemici privilegiati, e questa violenza spesso e volentieri spinge i più fra gli interlocutori a irrigidirsi verso posizioni cui nemmeno appartengono.

L’idea che si tratti di un pretesto per dividere, frammentare e imperare sulle plebi ottuse, indirizzandole su nemici astratti per distoglierle dai privilegi propri dei nemici veri, è più che un’opinione; almeno per chiunque non sia un lettore di Michela Murgia o di Fanpage e sia pertanto dotato di un Q.I. superiore a quello di una pentola a pressione.

Tante persone facilmente manipolabili perdono di vista la realtà evidente di chi esercita su di loro un autentico privilegio, quello economico, il quale non necessita di spiegazioni e teorizzazioni perché si tocca con mano, e spostano la loro prospettiva sulle artefatte contrapposizioni di genere, sessualità o razza.

Posto che si tratta di categorizzazioni utilizzate esclusivamente da chi ritiene di doverle porre alla base di un conflitto sociale, e che alla stragrande maggioranza della popolazione importa una sega, è paradossale che sessismo razzismo e discriminazione dell’altrui sessualità provengano proprio da chi suppone o ritiene di combatterli. Ma cosa più grave sono i metodi di costoro, una canea aggressiva che si muove in branco, sempre pronta al linciaggio, priva di capacità critica, di idee sviluppate autonomamente, e dotata di solo furore ideologico.

Questa deriva distorta e fanatica è anche rovinosa per le stesse cause che si vorrebbero affermare, perché rende impopolare, e a volte ridicolizza, molti diritti per l’inviolabilità e l’autodeterminazione di tutte le persone umane che pure andrebbero maggiormente tutelati, e che prescindono e farebbero volentieri a meno dei branchi di cani sopra citati.

Non avere paura e reagire

È un grave errore, però, lasciarsi intimidire o suggestionare dalle tribù organizzate (spesso in lotta tra loro) che si pretendono concessionarie uniche delle verità. Molte, troppe persone prima di aprire bocca o di scrivere sui giornali si domandano “come reagiranno i social”. Gravissimo peccato di viltà. L’esercizio della parola va ribadito costantemente, se necessario con durezza. Ci vogliono un briciolo di coraggio e soprattutto molta serenità. Mai scusarsi, mai giustificarsi, mai chiarire posizioni già chiare di per sé. Di base, e tendenzialmente, con certa gente sarebbe opportuno non parlarci affatto; ma, se proprio si è costretti, rifiutare a priori il loro giudizio è l’unica risposta che meritano le falangi di depositari della verità. Non sono loro i nostri giudici, non dovete giustificare quello che siete, quello che dite, o che pensate, men che meno a loro, diteglielo. Di loro non bisogna curarsi.

E dunque no, non ci si deve giustificare per essere maschio, bianco e eterosessuale. Non è un merito, non è una colpa, è solo una condizione della quale non c’è ragione per non andare fieri e in pace con la propria identità.

Ognuno di noi deve rispondere solo dei propri comportamenti e della propria storia personale. Il resto è da respingere al mittente.

(di Federico Epifani)

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