Quirinale ruolo Di Maio

Quirinale, ecco perché non dovremmo sottovalutare il peso di Di Maio

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L’elezione del Capo dello Stato, si sa, è come la festa del paese: l’occasione buona per tutti – dallo sconosciuto senatore grillino alla deputata di Coraggio Italia – per ritagliarsi i famosi tre minuti di celebrità, accaparrarsi l’intervista che si attende da anni e salutare mamma e papà dagli schermi della maratona Mentana.

E mentre impazza la lotta per ritagliarsi un posto da coprotagonista, una figura fluttua nell’ombra, impalpabile ma sempre presente: nella puntata di romanzo Quirinale codesta è quella Luigi Di Maio da Pomigliano D’Arco, l’uomo che tutti deridono ma che, a dispetto delle gaffe e dei pessimi rapporti con la consecutio temporum e la geografia, sta forse tessendo la tela di quello che potrebbe essere un capolavoro politico.

Corsa al Quirinale, Di Maio taciturno ma potenzialmente decisivo?

Di Maio, Giggino, il bibitaro, l’analfabeta per i detrattori, è uno che osserva e tace.

Ottimo a fiutare il vento, cavalca sempre l’onda giusta con una straordinaria capacità di sopravvivere agli eventi, agli attacchi dei nemici e persino alla sua stessa inadeguatezza.

Bravo, nel 2018, a capitalizzare il successo elettorale infilandosi con due ministeri nel Governo Conte1, astuto nel defilarsi dal ruolo di capo politico a pochi istanti dall’inizio della fine del Movimento 5 Stelle, lungimirante nel ricollocarsi nella tranquilla Farnesina con il Conte 2, impeccabile nel propiziare la nascita del Governo Draghi che ne ha consolidato la posizione.

Un politico mediocre, ma con alcune qualità importanti

Carente sotto molti punti di vista, Giggino eccelle nell’arte dell’autoconservazione, laborioso nella costruzione di una stabile ed invisibile struttura sulla quale edificare, giorno dopo giorno, il proprio percorso personale: acquattato al Ministero degli Esteri, negli ultimi due anni è stato capace di tenersi il più lontano possibile da Covid e suoi derivati, conservando un’immagine intonsa, totalmente distante da mascherine, tamponi, green pass e chiusure.

Nessuno, tra qualche anno, pensando al Governo che impose il lasciapassare per vivere, nessuno penserà mai a lui.

In compenso, si è ritagliato il ruolo di instancabile accompagnatore di Mattarella – sì, lo stesso Mattarella che voleva mettere in stato di accusa – in giro per il mondo, ha intessuto relazioni internazionali e trovato visibilità sulla ribalta mondiale mentre Vito Crimi si sbatteva per non fare accapigliare Taverna e Lezzi e Giuseppe Conte, dopo aver trascinato l’Italia nel baratro socio-economico, prendeva insulti da Beppe Grillo, salvo, poco dopo, accettare dalle sue mani l’investitura a capo politico di quel che rimane di quell’accolita di scappati di casa chiamata Movimento 5 Stelle.

E mentre il suo partito deflagrava, dividendosi in mille piccole fazioni in lotta tutte contro tutte e perdendo pezzi in favore di altri gruppi parlamentari, Giggino ha continuato a lavorare pazientemente e silenziosamente, consolidando intorno a sé il consenso di un manipolo di fedelissimi.

Un numero sufficiente a fare da ago della bilancia, a giocare un ruolo nella partita per il Quirinale a garantire a Giggino il potere di trattare e di sfilarsi in tempo se le acque dovessero divenire, di colpo, tempestose.

Perché questo sembra essere il grande talento del reuccio di Pomigliano: salire sulla scialuppa giusta, un attimo prima che la nave affondi.

E mentre Conte si danna per contenere quel che rimane della pattuglia pentastellata in Parlamento e tenta di mantenere una parvenza di dignità politica, ridotto com’è a velina di Enrico Letta, Di Maio tace e tesse la sua tela.

In un quadro articolato e complicatissimo come quello delle ultime ore, tra un Draghi che fa le bizze e Salvini disposto a dialogare persino con Satana, di una cosa siamo certi: nella corsa al Quirinale Di Maio riuscirà a non farsi travolgere dagli eventi e, chissà, potrebbe persino guadagnarci qualcosa.

(di Dalila di Dio)

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