Sanremo e il suo anti-conformismo conformista

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Una settimana all’anno l’attenzione mediatica si concentra quasi totalmente su Sanremo, kermesse musicale giunta al suo settantesimo anniversario ed invecchiata male. Specialmente negli ultimi anni, anche grazie all’amplificazione dei social, appare come un anziano recalcitrante alla disperata ricerca di attenzioni. Ecco il commento del saggista e critico musicale Antonello Cresti al riguardo:

“Sanremo l’abbiamo sempre vista come un’istituzione polverosa rimasta a formule superate. C’è stato un momento in cui con il grande successo dei talent show, la tradizione è stata fatta confliggere in maniera schizofrenica a questi nuovi gusti del pubblico. Oggi Sanremo è un “mostro a tre teste” in cui c’è la rincorsa alla tradizione (vedi Rita Pavone, Albano e Romina, Ricchi e poveri ecc…) la presenza di personaggi usciti dai talent show, ed un terzo ambito con la presenza di personaggi che di riferimento di generi musicali in cui le case discografiche spingono, come l’indie o la trap da cui provengono i vincitori delle ultime due edizioni, Lo Stato sociale e Mahmood.

Non c’è più una linea precisa, pur contestabile. Quando pensiamo alla RAI pensiamo ad un ambiente democristiano, bacchettone, politicamente corretto. Tale impostazione è stata sostituita da un’altra in cui ci si presenta come fautori di un’apparente apertura ai valori della libertà dell’arte e del mondo che cambia, ma la censura non è affatto decaduta. Sappiamo perfettamente che se qualcuno a Sanremo portasse un contenuto veramente controverso o politicamente scorretto verrebbe automaticamente silenziato.

La trasgressione portata avanti da Achille Lauro, Junior Cally o Elettra Lamborghini è una patina superficiale che in realtà non si oppone in nessuna maniera ai valori imperanti del mercato e del Neoliberismo, ma confermano questi disvalori. Artisti provocatori come quelli che vediamo a Sanremo non danno noia a nessuno. La polemica che si crea con queste esibizioni è assolutamente funzionale. Si spaccia come provocazione cose vecchie di quarant’anni come il look provocatorio presentato da Achille Lauro.

Quando si parla di canzone italiana si fa riferimento ad una precisa tradizione. Sarebbe interessante se Sanremo facesse un tentativo di ripartire da questa tradizione nazionalpopolare trovando degli autori che declinano tali proposte in una lettura innovativa e creativa, dalla quale nascerebbe una nuova evoluzione della canzone italiana, che non è quella di oggi che scimmiotta il mercato anglofono”.

Sanremo è diventato l’incontro fatale tra borghesia e post-borghesia, contestazione addomesticata e permissivismo repressivo. Scrive Massimo Fini: “Non è necessario vestire una scimmia per vedere una scimmia vestita”. A volte non è necessario neanche andare allo Zoo per vedere delle scimmie, è sufficiente vedere Sanremo.

(Emilio Bangalterra)

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