videogiochi anni 80

I videogiochi negli anni ’80: storia di una crisi e di una rivoluzione

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I favolosi anni ’80 e i videogiochi. Argomento non trattato da noi di Oltre la Linea, ma interessante se si approfondisce con il giusto piglio, quello dell’analisi di un fenomeno storico indubbiamente sconvolgente. Strade praticamente coincidenti, quelle di giochi e decade summenzionata, così come per tanti altri aspetti della cultura pop, dalla musica, al cinema di fantascienza, e via discorrendo.

I videogiochi sono stati però, forse, il media più rivoluzionario di quell’epoca, generando lo stesso mercato che oggi è ancora così popolare. Prima di sfondare, però, il settore dei videogiochi avrebbe anche vissuto la crisi maggiore della sua storia. Vediamo come.

I videogiochi dagli anni ’70 alla crisi dei primi anni ’80

L’elemento di maggiore discontinuità quando si parla di videogiochi forse sono gli anni ’70, ovvero gli anni in cui il media entra concretamente nella commercializzazione di massa. Ma mentre in quel decennio l’hobby ha ancora una diffusione limitata e i suoi mezzi tecnologici restano ancora troppo embrionali, sono gli anni ’80 la fase in cui esso diviene realmente un fattore sociale e di mercato.

E ciò nonostante gli stessi videogiochi, proprio agli albori degli anni ’80, vivano la maggiore crisi commerciale mai esistita nella loro storia, quella intercorsa dal 1983 agli inizi del 1984, quando il mercato ebbe un tracollo. Le ragioni della caduta improvvisa sono da ricercarsi nella situazione in cui si trovava il consumo di videogiochi agli albori del decennio.

Nel 1982 il mercato dei videogiochi si trovava infatti in una situazione satura, aggravata dalla scarsissima qualità dei prodotti: molta merce restava invenduta e veniva restituita ai produttori, che “riempivano” la falla immettendone di nuovi nella grande distribuzione. Nel Natale dello stesso anno i videogiochi, che all’epoca avevano un prezzo medio di 35 dollari (circa 70 euro attuali), vennero scontati pesantemente per smaltire i magazzini fino a costare meno di 5 dollari.

Nel giro di sei mesi il settore sembrava estinto: i consumatori rifiutavano perfino i giochi scontati e le vendite erano prossime allo zero. E questo con una sovrabbondanza incredibile di prodotti disponibili. Nel solo 1983 erano in commercio ben 12 console: Atari 2600, Atari 5200, Bally Astrocade, Colecovision, Coleco Gemini, Emerson Arcadia 2001, Fairchild Channel F System II, Magnavox Odyssey2, Mattel Intellivision, Tandyvision, Vectrex. Nessuno, però, era disposto a comprarle.

La conseguenza del crack portò al fallimento di aziende come la Coleco, che erano entrate nel settore proponendo anche importanti avanzamenti tecnologici, soprattutto sotto il profilo grafico.  E all’esplosione dei giochi da bar, i cosiddetti coin op, che vissero una notevole crescita nello stesso periodo.

Dal 1984 in poi: i videogiochi risorgono, Nintendo guida la marcia

Nel 1993  scrittore americano David Sheff avrebbe scritto nel suo popolarissimo testo Game Over: How Nintendo conquered the world :

Alla fine del 1983, tutto ciò che rimase fu il disastro di un incidente devastante. L’industria era ridotta a dimensioni insignificanti, pari a poche centinaia di milioni di dollari. Le aziende che avevano raccolto denaro contante erano fallite. Sembrava chiaro che il mercato americano non fosse interessato ai videogiochi domestici.

Nintendo, azienda storica giapponese fondata a Kyoto nel 1889, e allora guidata dal presidente Hiroshi Yamauchi, era già entrata nel mercato dei videogiochi nel 1974 come distributore, quando aveva ottenuto la licenza per vendere in Giappone il Magnavox Odyssey, poi con una propria macchina qualche anno dopo (il Color TV Game).

Nel 1980 Yamauchi si espande oltreoceano, fondando Nintendo of America a New York, e lanciando i videogiochi portatili Game & Watch. Nell’estate del 1983, a crisi scoppiata, in Giappone viene lanciato il Famicom, noto in Occidente come il Nintendo Entertainment System (NES). Con giochi come Super Mario Bros e The Legend of Zelda, il NES sbaraglia la concorrenza nel Sol Levante nel giro di un paio d’anni. E si trasforma in fenomeno mondiale con vendite superlative anche negli USA (a partire dal Natale 1985) e in Europa (1987).

NES
Nintendo NES – Videogiochi anni ’80

Nel giro di qualche anno, i videogiochi erano risorti, il mercato era in fiamme e gli anni 80 sarebbero divenuti l’epoca emblematica di un hobby mai visto prima. E il dominio di Nintendo faceva gola a tanti. Tra tutte, SEGA, che se con il suo Master System (1985) non era riuscita minimamente a scalfire il successo del NES, riuscì quasi a rivoltare la situazione verso la fine del decennio, quando lanciò il suo Megadrive (Genesis negli Stati Uniti), la prima console casalinga a 16bit, che poteva vantare prestazioni grafiche e sonore sconosciute all’ammiraglia della casa di Kyoto, la quale nel 1992 avrebbe dovuto rispondere con il lancio di una macchina tecnicamente all’avanguardia, il Super Nintendo Entertainment System (SNES).

Il periodo storico è indubbiamente particolare e denso di aspetti interessanti, richiamati da una letteratura non solo rappresentata dal popolare testo di David Sheff sopracitato, ma anche da libri più recenti. Un altro scrittore americano, Blake J. Harris, ha raccontato la guerra tra SEGA e Nintendo nel suo Console Wars, pubblicato nel 2015.

In ogni caso, tra innovazioni, crolli e rinascite, gli anni ’80 possono indubitamente considerarsi la fase storica in cui i videogiochi si sono configurati come il media conosciuto dai più al giorno d’oggi.

Videogiochi anni ’80, i titoli più rappresentativi

Difficile scandagliare tra centinaia di titoli un numero di assolute eccellenze. Certamente, in ordine cronologico, non si può dimenticare il folgorante esordio di Pac Man (1980) gioco a più livelli che fa impazzire i bar di mezzo mondo.

Pac Man videogiochi anni 80
Pac Man – Videogiochi anni ’80

Oppure Dragon’s Lair, che nel 1983, con una formula ludicamente “furba” illude i videogiocatori di avere davanti una grafica da cartone animato (il gioco, un laser game in realtà, era un filmato a binari, in cui il giocatore poteva proseguire premendo i tasti giusti al momento giusto). Il film interattivo fu disegnato e animato dal celebre regista Don Bluth, di recente fuoriuscito dagli studi della Walt Disney.

Dragon's Lair videogiochi anni 80

Ma chi ha fatto risorgere il mercato, ossia Nintendo, non è stata certamente da meno. Con Donkey Kong (1983) la casa di Kyoto produce un gioco che sconvolge la critica del tempo.

Donkey Kong videogiochi anni 80
Donkey Kong – Videogiochi anni ’80

Poi, su NES, con Super Mario Bros. (1985) che per molti anni verrà considerato il platform game per eccellenza.

Super Mario Bros. console videogiochi anni 80
Super Mario Bros. – Videogiochi anni ’80

O con The Legend of Zelda (1986) avventura ad esplorazione libera per l’epoca rivoluzionaria.

The Legend of Zelda console videogiochi anni 80
The Legend of Zelda – Videogiochi anni ’80

Anche Sega dà il suo contributo, soprattutto in sala giochi: tra il celebre racing game Out Run (1986)

out run videogiochi arcade anni 80
Out Run – Videogiochi anni ’80

L’avventura Wonder Boy in Monster Land (1986)

Wonder Boy in Monster Land
Wonder Boy in Monster Land – Videogiochi anni ’80

E lo sconvolgente G-Loc (1990) che con rotazioni mai viste offriva un feeling grafico sconosciuto a qualsiasi gioco sul volo precedente

G-LOC

Un elenco esaustivo è ovviamente impossibile in questa sede, ma come griglia iniziale, i titoli summenzionati sono sicuramente tra quelli più rappresentativi del mondo dei videogiochi nei “ruggenti” anni ’80.

(la Redazione)

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