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“La NATO è finita”: il Washington Post dà ragione a Macron

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Macron ha ragione a dire che la NATO è nella sua fase di morte cerebrale. A sostenerlo, dalle colonne niente di meno che del Washington Post, è Jacob Heilbrunn, giornalista per numerose testate, scrittore e redattore di The National Interest. Che l’inquilino dell’Eliseo lo dica per punzecchiare la politica di disimpegno di Trump, o per cercare la testa dell’Europa e di un esercito europeo che si sostituisca all’Alleanza Nord-Atlantica, poco importa. La disamina anatomizzante, qui, va fatta alla stessa NATO.

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La bordata di Macron contro la NATO

Alla vigilia del 30esimo anniversario dalla caduta del muro di Berlino, ed un mese scarso prima della celebrazione a Londra del 70esimo anniversario della NATO, il Presidente francese Macron ha inferto un doloroso colpo alla festa. Durante un’intervista pubblicata giovedì 7 novembre 2019 dal The Economist, Macron ha scagliato un dardo micidiale, ha fatto esplodere una bomba in faccia all’Alleanza Atlantica, dichiarando che la presidenza di Donald Trump le ha inflitto la sua definitiva “morte cerebrale“.

I suoi compagni leader europei stanno respingendo le sue dichiarazioni, additandole come “impertinenza gallica“. Il cancelliere tedesco Angela Merkel, nello stesso giorno della pubblicazione delle esternazioni di Macron sulla NATO, si è affrettata a commentare freddamente: «Questa prospettiva non corrisponde alla mia». Il Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, ha descritto la Germania come «Paese fulcrale nell’Alleanza Atlantica».

Tuttavia, costoro devono andare oltre. La verità è che Macron ha perfettamente ragione sula NATO. Anzi, la cosa sorprendente non è che la vita dell’Alleanza Atlantica sia attualmente supportata a livello artificiale: è che l’alleanza duri oramai da così tanto tempo.

 

La NATO vittima di se stessa

In un certo qual modo, la NATO è una vittima del suo stesso successo. Nel 1957, Lord Ismay, il primo Segretario Generale dell’Organizzazione, spiegò che lo scopo della NATO era «tenere fuori i russi, dentro gli americani e giù i tedeschi». La formula ha funzionato per lungo tempo. Tuttavia, dopo il 1989, con la Russia prostrata e la Germania nuovamente in ascesa, la NATO si è imbarcata in una prolungata ricerca di un novello equilibrio.

Esso alla dottrina sostituì un processo, attraverso la decisione di allargare i propri confini ed il numero dei propri membri piuttosto che definire meglio la sua missione. Il suo tappeto rosso di benvenuto per i nuovi appartenenti all’Alleanza, inavvertitamente, ha posto le basi per un nuovo confronto con Mosca, essendo che essa ora tocca direttamente i confini della Russia. Il risultato è stato una sorta di uroboro [serpente che si morde la coda, N.d.R.] geopolitico: la NATO ha contribuito a provocare lo stallo che le ha permesso di giustificare la propria continua esistenza.

 

I dubbi di Macron sulla NATO nascono da Trump

Sino ad ora, una rianimata minaccia proveniente dalla Russia ha permesso all’Alleanza Atlantica di continuare quanto meno a ciondolare, ed alcuni funzionari di Trump, come il Segretario di Stato Mike Pompeo, la stanno abbracciando. Infatti, giovedì 7 novembre 2019, durante una visita ufficiale in Germania per celebrare l’anniversario della riunificazione, Pompeo ha dichiarato:

«La NATO rimane un partenariato strategico importante, critico, forse storicamente uno dei più critici di tutta la storia registrata dall’umanità».

I campioni dell’Alleanza possono anche  indicare un aumento delle truppe statunitensi di stanza in Europa e l’imminente esercitazione NATO “Defender 2020“, che vedrà la partecipazione di oltre 37.00 soldati statunitensi. Ma le azioni e la retorica di Trump suggeriscono che egli voglia dare un sonoro “arrivederci” all’Alleanza. La sua volontà di permettere ai Turchi di surclassare i curdi [invero, il Presidente USA ha minacciato sanzioni economiche contro Ankara, N.d.R.], il suo tentativo di mostrare i muscoli in Ucraina, la sua ostentata lode alla Russia e le sue incessanti condanne alla Germania offrono un’ampia dimostrazione del suo scarso apprezzamento per gli alleati occidentali.

In allerta su Trump, Macron ha puntato il dito contro un problema fondamentale, ovverosia lo sfilacciato credo dei Tre Moschettieri della NATO: “Tutti per uno ed uno per tutti“. Quando gli è stato chiesto se credeva nella dichiarazione dell’Articolo 5 in merito agli obblighi di reciproca difesa in caso di attacco contro uno Stato membro, Macron ha puntualizzato: «Non lo so».

Tali dubbi si moltiplicheranno e basta se Trump dovesse vincere di nuovo le elezioni presidenziali nel 2020: incoraggiato ulteriormente, in tal modo, a proseguire il suo benevolo corso di “America First“. Trump ha chiarito che egli considera le relazioni con gli alleati come un’impresa economica, nella quale si suppone che questi stessi abbiano il dovere di elargire i fondi per la propria protezione.

Tuttavia, le probabilità più schiaccianti sono che il supporto del Presidente in caso di una reale e fattuale crisi, con ogni probabilità, sarebbe affidabile quanto le precedenti avventure al casinò. Questo è il motivo per cui le apprensioni di Macron sulla debolezza della NATO sono tanto tempestive quanto appropriate.

 

Le iniziative di Francia e Germania

Cosa si può fare? È giunto il momento per Francia e Germania di adottare un approccio che vada al di là dei piccoli passi per cercare di fare l’Europa di nuovo grande. Ciò richiederebbe loro di instaurare ed istituire un condominio franco-tedesco per far valere i loro interessi [già ben presente a livello economico, N.d.R.], compreso lo sviluppo congiunto di nuove armi nucleari per scoraggiare Russia e Cina. Ciò, inoltre, consentirebbe all’Europa di ottenere delle solide fondamenta su cui basarsi, rispetto a degli Stati Uniti sempre più ostili.

È pur sempre possibile che Francia e Germania adottino il percorso di minor resistenza e cerchino di placare una Russia revanscista cedendole di fatto la sfera di influenza sui Paesi Baltici e sull’Europa dell’Est. Ma ci sono alcuni segnali promettenti: dopo decenni di inibizioni sulla prospettiva del riarmo, la Germania sta finalmente cominciando a migliorare il proprio gioco militare.

Infatti, il suo impertinente Ministro della Difesa, Annegret Kramp-Karrenbauer, che sta cercando di consolidare la sua buona fede per rimpiazzare Angela Merkel come Cancelliere, ha tenuto un importante discorso alla Bundeswehr University di Monaco, giovedì 7 novembre 2019. Ivi ha dichiarato che la Germania dovrebbe partecipare militarmente in Asia per aiutare a contenere la Cina e che entro il 2021 dovrebbe diventare il terzo Stato al mondo a spendere di più nella difesa (dopo Stati Uniti e la stessa Cina).

Da parte sua, Macron ha spinto e promosso la European Intervention Initiative, che si suppone dovrebbe consentire all’Europa di operare indipendentemente sia dalla NATO sia dagli Stati Uniti. «Uomo avvisato, mezzo salvato». Quando i leader europei si riuniranno con Trump nel dicembre del 2019, farebbero bene a considerare i festeggiamenti di Londra meno come un’affermazione della NATO, che come un ricordo delle cose passate.

(Articolo di Jacob Heilbrunn sul Washington Post – Tradotto e rielaborato da Lorenzo Franzoni)

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