Sri Lanka, conservatori Usa: "Sinistra terrorizzata dalla parola islam"

Sri Lanka, conservatori Usa: “Sinistra terrorizzata dalla parola islam”

La sinistra in questo paese ha un serio problema: non vuole parlare di religione ed è particolarmente allergica alla frase “terrorismo islamico”.

Durante la domenica di Pasqua, le chiese cattoliche e gli hotel dello Sri Lanka sono stati colpiti dai kamikaze islamisti radicali. In un’eccellente dimostrazione di come questa allergia si sia diffusa nella sinistra, l’ex presidente Barack Obama, l’ex candidata presidenziale Hillary Clinton e l’ex segretario allo sviluppo urbano Julian Castro hanno twittato le loro condoglianze agli “easter worshippers”, i fedeli pasquali.

Il tweet della Clinton fa di tutto per evitare di dire il nome di quella particolare religione: “In questa settimana santa per molte fedi, dobbiamo unirci contro l’odio e la violenza. Prego per tutti coloro che sono stati colpiti dagli orrendi attacchi rivolti ai fedeli pasquali e ai turisti in Sri Lanka”.

“Settimana santa per molte fedi”? Le uniche religioni che celebrano una festa erano l’ebraismo (Pesach) e il cristianesimo (Pasqua).

“Gli attacchi ai turisti e ai fedeli pasquali in Sri Lanka sono un attacco all’umanità. In un giorno dedicato all’amore, alla redenzione e alla rinascita, preghiamo per le vittime e stiamo vicini al popolo dello Sri Lanka”, ha twittato Barack Obama.

“Ci chiamiamo cristiani, non fedeli pasquali, non fa male a nessuno dirlo”, ha twittato la giornalista di National Review Alexandra DeSantis, mentre i conservatori su Twitter si sono molto concentrati su questa frase. Breitbart ha definito i tweet come “uno sgarbo” che dimostra come Obama e i suoi amici “non ce la fanno proprio a identificare le vittime degli attacchi come cristiane”. Un articolo del Washington Times ha definito la frase “anti-cristiana”.

La reazione è stata così intensa che Slate ha sentito il bisogno di scrivere un articolo a sua difesa: “Fedeli pasquali descrive i cristiani in chiesa durante la domenica di Pasqua. Il termine è più descrittivo di Cristiani, perché aggiunge il fatto che le vittime stavano celebrando la Pasqua quando sono stati colpiti. Erano fedeli, ed era Pasqua. Se può aiutare, provate a leggerla così: è fedeli pasquali, non fedeli della Pasqua”.

Beh, in realtà no, non è così che funziona. I cristiani non vanno in chiesa durante la settimana di Pasqua per venerare la Pasqua. Si riuniscono per venerare Dio e la resurrezione di Gesù Cristo in particolare; ecco perché i fedeli si chiamano “cristiani”.

È anche possibile che questa frase sia stata ripetuta da così tanti politici Democratici perché è stata creata da una società di pubbliche relazioni che lavora per il DNC, come MWWPR. Queste agenzie elaborano una guida, punti di discussione, discorsi e post sui social media. I politici, con l’ovvia eccezione di Donald Trump, raramente scrivono di proprio pugno sui social network. Visto che questi tweet sono stati postati durante le vacanze pasquali, è probabile che siano stati scritti da un’agenzia di pubbliche relazioni con legami con il Partito Democratico.

Ma la vera questione della frase “fedeli pasquali” è che essa è un sintomo di un problema ben più grande: la sinistra è incapace di chiamare le cose con il loro nome.

Durante la presidenza Obama, gli ufficiali erano così terrorizzati dall’uso della frase “terrorismo islamico” che hanno eliminato qualunque menzione allo Stato Islamico dalla trascrizione del massacro al nightclub di Orlando. Questo nonostante l’ISIS avesse già fatto un video di propaganda che celebrava l’attacco, e l’uomo responsabile dell’attentato, Omar Mateen, avesse giurato fedeltà all’ISIS.

Tuttavia, Obama ha insistito affinché non “dessimo voce” al terrorismo islamico, perché facendo così avremmo dato legittimità a quei gruppi religiosi e dato l’idea di un conflitto tra l’Islam e l’Occidente.

“Non sono leader religiosi – sono terroristi”, ha detto Obama. “E noi non siamo in guerra con l’Islam. Noi siamo in guerra con persone che hanno corrotto l’Islam”.

Obama ha anche sostenuto che l’uso della frase “terrorismo islamico” avrebbe “fatto intendere ai giovani islamici nel paese e in tutto il mondo che sarebbero stati sempre sospettati, a prescindere dalle loro azioni. Fa sentire ai musulmani americani che il loro governo li sta tradendo”.

Com’è andata?

Il ministro della difesa dello Sri Lanka, Ruwan Wijewardene, ha avuto una simile riluttanza nel rilasciare i dettagli degli attacchi di domenica, definendoli “incidenti terroristici” portati avanti da “estremisti religiosi”. I media, ha detto, non dovrebbero fare i loro nomi e renderli “martiri”.

L’ISIS si è assunto la responsabilità degli attacchi coordinati.

Ci sono circa due miliardi di musulmani in tutto il mondo, ma la sinistra continua a vederli come una minoranza perseguitata. Allo stesso tempo, i cristiani dello Sri Lanka sono solo il 7% della popolazione del loro paese. L’Osservatorio per l’Intolleranza e la Discriminazione Contro i Cristiani, basato a Vienna, ha notificato un aumento del 25% degli attacchi contro le chiese cattoliche nei primi due mesi del 2019, rispetto allo scorso anno. In tutto il mondo, 345 cristiani sono uccisi ogni mese per odio religioso, e secondo Open Doors USA 105 chiese all’anno vengono bruciate o attaccate. Otto dei dieci paesi dove i cristiani vengono maggiormente perseguitati sono musulmani.

E tuttavia, eccoci qui, dopo anni di offuscamenti e sbianchettamenti da parte di politici che non usano la parola “terrorismo islamico”, e ben lontani dallo scoraggiare gli estremisti; il terrorismo islamico colpisce ancora in tutto il mondo.

Forse è tempo che il mondo riconosca che non sono le parole a costituire un pericolo.

(da the American Conservative – Traduzione di Federico Bezzi))

Articoli correlati

Potrebbero piacerti

WSJ: due attacchi razzisti su tre sono bufale
Quando ho chiesto a Wilfred Reilly riguardo la nomina del [...]
La “capitana” Carola Rackete? Una figlia di papà
La "capitana" della Sea Watch, all'anagrafe Carola Rackete, sta apparendo [...]
Sea Watch, Carola Rackete insiste: “Forziamo il blocco”
Non si arrende Carola Rackete, capitano della Sea Watch, ed [...]
Incredibile, Corte di Strasburgo boccia il ricorso Sea Watch: no a sbarco in Italia
La giurisprudenza internazionale, così come quella italiana, hanno fatto delle [...]
Ultime

NOTIZIE

Seguici su

Facebook

Ultime da

Twitter