Putin incontra Kim, e a qualcuno non va giù

Putin incontra Kim, e a qualcuno non va giù

Vladivostok, Russia. Kim Jong Un e Vladimir Putin si stringono la mano. Colloquiano. Parlano di un futuro di relazioni multipolari. Putin si augura che la Corea del Nord continui ad avvicinarsi agli USA, Kim sorride e sembra concordare.

“Prima di tutto, sono felice di vederti qui in Russia”, dice il presidente russo. Mosca manifesta tutta la propria soddisfazione per la vicinanza tra Pyongjang e Washington. Per Putin, Kim rappresenta dunque un possibile fattore di discontinuità per risolvere la questione nucleare nordcoerana, “per vedere cosa si può fare assieme, cosa può fare la Russia per sostenere i processi attualmente in corso”.

Ma in Italia c’è chi non festeggia. Il mantra del dittatore cattivo vince su tutto. E anziché vedere positivamente un vertice, quello tra Kim e Putin, che ha dimostrato essere favorevole alla pace, si snocciolano i soliti discorsi inconsistenti, frutto dei soliti fegati spappolati.

Il protagonista non poteva che essere Enrico Mentana, che su Facebook commenta la notizia in modo quasi irritato: “Da feroce dittatore che andava eliminato a corteggiato partner dei grandi del mondo”.

Putin incontra Kim, e a qualcuno non va giù

Ma questi sono dettagli. La realtà è che la stretta di mano tra Kim e Putin è un altro passo in avanti verso la pace in un contesto geopolitico che alla vigilia dell’elezione di Donald Trump poteva produrre scenari ben più inquietanti. E se Russia, USA e Corea del Nord riescono a convergere verso miti consigli, tutto ciò sarà questione superata.

L’analisi più tiepida è – guarda un po’ – di Repubblica, secondo la quale l’incontro “non sembra portare a risultati concreti”. Un po’ frettoloso, anche perché non si è parlato solo di distensione: è vero che gli USA chiedono la denucleraizzazione preventiva e non “a tappe di alleggerimenti di sanzioni” come auspicato da Kim, ma è altrettanto vero che un tavolo di trattative era impensabile fino a un anno e mezzo fa.

Come è vero che se con Washington ci sarà ancora tanta strada da fare, con Mosca qualche passaggio più decisivo sembra essere stato lanciato già con le due ore del summit, in cui si è parlato anche della costruzione del gasdotto e dell’oleodotto tra i due Paesi.

(di Stelio Fergola)

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