Il fenomeno Lega spiegato a chi non vuol capirlo

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La politica italiana è stata ribaltata completamente da quanto fatto nel corso degli ultimi anni dalla segreteria di Matteo Salvini alla guida della Lega. Il partito che maggiormente ha cambiato sia il proprio volto che quello di chi ci ha a che fare per dovere di coalizione di governo (il Movimento 5 stelle), di posizionamento politico (gli alleati di centrodestra di Forza Italia e Fratelli d’Italia con cui il Carroccio governa Regioni, Comuni e Province) o di opposizione (Pd ed estrema sinistra).

La Lega e il suo leader fanno così tanto tendenza da essere diventati il primo argomento anche per chi li avversa. Il noto generale e filosofo cinese Sun Tzu sosteneva che per scendere sul campo di battaglia bisogna conoscere il proprio avversario, la sinistra lib-lab italiana e finanche quella europea hanno, invece, deciso di far passare i loro insulti per verità in piena salsa orwelliana. È in questa precisa ottica che, nel corso degli ultimi mesi, hanno visto la luce diversi saggi che solo in apparenza si prefiggono la volontà di descrivere e far conoscere il fenomeno leghista. Tra i tanti citiamo il lavoro di due docenti universitari dal titolo “La Lega di Salvini. Estrema destra di governo” edito addirittura da Il Mulino.

L’agile volumetto (157 pagine piene zeppe di tabelle, grafici e cartine geografiche) potrebbe considerarsi concluso appena letta la premessa degli autori che partono dal definire “la Lega un partito di estrema destra rimasto al governo per quasi un decennio” per poi definire “Matteo Salvini un truce uomo che scimmiotta i bulli di periferia” fino a ritenere il fenomeno immigratorio solo in maniera presunta del tutto incontrollato. Eppure nella folta bibliografica vi è traccia del saggio del docente universitario fiorentino Marco Tarchi sul populismo in cui è ben definita la differenza tra i partiti di destra radicale e quelli di stampo populista.

È ovvio che un simile lavoro, per quanto di buono possa esserci nelle pagine successive, soprattutto riguardo ai tanti dati statistici portati in dote, debba ritenersi fuorviante e per nulla di carattere scientifico. La modalità di scrittura risulta ribaltata: si parte da una propria convinzione o tesi personale (spesso vittima di pregiudizio) e se ne cercano le prove in grado di dimostrarla. Il lavoro del ricercatore, sia esso uno storico o un politologo, dovrebbe partire dai documenti e da quelli risalire ad una tesi solo in un secondo momento. Inoltre, i tempi in cui questa pubblicazione ha visto la luce la inseriscono più fra gli instant book che tra i lavori di ricerca.

La tempistica risulta anche controproducente andando a segmentare un fenomeno che è ancora pienamente attinente alla cronaca data la continua campagna elettorale che il nostro Paese sta attraversando dal marzo 2018 (alle elezioni politiche son seguite quelle amministrative, le regionali a singhiozzo e a maggio ci saranno le europee) che non permettono di storicizzare già l’evoluzione della ex Lega Nord nel nuovo soggetto aperto anche ai cittadini del Sud e delle Isole.

Viene allora lecito chiedersi il motivo di tali pubblicazioni. Al Pd e all’estrema sinistra, oltre che ai fanatici europeisti della Bonino, in questo momento non resta che parlare della Lega in assenza di programmi da contrapporre, idee da sviluppare e nuovi classi dirigenti da formare. D’altronde il principale partito d’opposizione è quello che continua a rallegrarsi delle continue sconfitte elettorali che si stanno susseguendo nel voto per i governatori delle Regioni dietro la semplicistica frase “abbiamo tenuto”.

(di Luca Lezzi)

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