Dio, Serbia e Famiglia: intervista a Jovan Palalic

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Hotel Moskva: pieno centro di Belgrado. Fuori c’è il sole e a poche centinaia di metri dal palazzo storico in cui oggi si trova uno degli hotel più belli della capitale serba sorge il Parlamento serbo. E’ una domenica mattina ed esattamente fuori dall’ingresso dell’hotel, vicino alla fontana, decine di persone, perlopiù anziani e bambini, o meglio nonni con i nipotini, si riuniscono per scambiarsi le figurine Panini dei calciatori italiani. Scena d’altri tempi che di certo non passa inosservata per un italiano e, forse, aumenta la vicinanza e la simpatia per il popolo serbo.

A un certo punto incontriamo Jovan Palalich, parlamentare del partito del popolo serbo SNP (Srpska narodna partija) e grande amico, nonché conoscitore, dell’Italia. A lui rivolgiamo alcune domande per comprendere al meglio ciò che anima al giorno d’oggi lo spirito dei serbi.

Sono passati 20 anni dai bombardamenti NATO su Belgrado, quanto è ancora vivo il ricordo di quei giorni nel popolo serbo?

Si, come ha detto, sono passati 20 anni dai bombardamenti NATO su Serbia. Il popolo serbo non potrà mai dimenticare quei giorni. Molti cittadini innocenti sono stati uccisi, edifici e ponti sono stati demoliti, così come fabbriche, strade e ferrovie.

Il danno materiale viene misurato in decine di miliardi di dollari. Le vite perdute, tra cui molti bambini, non potranno mai essere compensate.

Quando attraversi il centro di Belgrado sono ancora visibili le conseguenze di questo crimine, sotto forma di rovine di alcuni edifici. Ma soprattutto, nel cuore della nazione è rimasta non solo tristezza e la delusione, ma anche un profondo senso dell’ingiustizia che ci ha colpito.

Perché è stata bombardata una storica nazione europea cristiana? Perché sostenere i separatisti in Kosovo, dove le cellule terroristiche degli ex guerrieri dello Stato islamico si stanno sviluppando ora?

L’unico che partito che all’epoca ha visto chiaramente le conseguenze di tutto questo e le minacce per il nostro continente in tutta Europa è stata l’allora Lega Nord, che si è chiaramente e inequivocabilmente opposta all’aggressione contro la Serbia. Noi serbi non lo dimenticheremo mai e, vedendo come si stanno sviluppando alcune tendenze in Europa, il tempo ha dato la conferma agli assunti leghisti.

A causa di questa aggressione, la Serbia non diventerà mai un membro di quella alleanza militare denominata NATO contro la quale tuttora si trova il 90% dei nostri cittadini.

Tutt’oggi la contesa legata al Kosovo è una questione che non è possibile dimenticare, come’è vissuta a livello popolare questa ingiustizia?

È chiaro che lo scopo del bombardamento era la separazione del Kosovo dalla Serbia. Nove anni dopo il bombardamento, l’indipendenza della nostra provincia è stata dichiarata illegale. Ora in Kosovo abbiamo una grande base militare, narcotici, criminalità di ogni tipo, sfratto di cittadini e ritorno dal campo di battaglia di membri dello Stato Islamico che ha già hanno minacciato i serbi. Oggi i serbi, domani tutta l’Europa. Si tratta di un paio di centinaia di chilometri in linea d’aria dal confine dell’UE. Penso che le persone serie in Europa e i veri patrioti abbiano già capito cosa sta succedendo lì e quali sono le minacce.

Il Kosovo è sempre stato un territorio cristiano con circa 1300 templi e monasteri cristiani. Lo stato Serbo è nato lì. Lo consideriamo oggi come un territorio occupato e non accetteremo mai che questo non sia il territorio dello Stato serbo. Mai. Saremo perseveranti e pazienti. In Kosovo c’è la capitale medievale della Serbia, la città di Prizren.

Per duemila anni, gli ebrei hanno parlato de “il prossimo anno a Gerusalemme”, i serbi oggi parlano de ” il prossimo anno a Prizren”.

Come è disposto attualmente lo scacchiere balcanico a livello di politica estera e quale linea ha deciso di prendere Belgrado?

La Serbia ha sempre voluto essere uno stato indipendente e sovrano. La libertà nazionale e la sovranità sono le principali linee guida ideologiche dei serbi nel corso della storia.

Non ci adatteremo mai a più ampie alleanze politiche e militari, se ciò comporta una perdita della libertà di condurre una politica statale conforme ai nostri obiettivi e interessi nazionali. Siamo consapevoli di trovarci nella regione in cui diversi, a seguito del crollo del comunismo, hanno deciso di entrare nell’UE e, prima di tutto, nella NATO. Per questo la nostra scelta politica non è facile da perseguire. Ma questa è la scelta serba e la strada serba. Sempre.

Pertanto, oltre alla cooperazione con i paesi dell’Europa occidentale, stiamo costruendo una forte partnership prima di tutto con la Russia, che è il nostro storico alleato e amico. In termini economici, abbiamo fatto grandi accordi con la Cina. Monitoriamo attentamente i processi in Europa e il rafforzamento dei partiti sovranisti come la Lega in Italia, Ressemblance National in Francia o FIDESZ di Viktor Orban, il nostro vicino d’ Ungheria, sperando che l’idea d’Europa di nazioni libere possa trionfare. Perseguiamo i nostri interessi serbi guidando una politica ben equilibrata in un’area sensibile.

Quanto è importante la difesa della vostra identità e delle vostre tradizioni per voi serbi ?

Nonostante la severa repressione e la violenza del regime comunista, i serbi sono riusciti a preservare la loro tradizione e la loro fede. Gli ideologi di sinistra, tutti ex comunisti, dopo la caduta del comunismo e lo scioglimento della Jugoslavia, dopo le ideologie jugoslave e comuniste,  hanno cercato di imporre una nuova ideologia, l’ideologia dell’Unione Europea,dove i serbi alla fine avrebbero perso la loro identità e forse lo Stato.

Ora la coscienza nazionale e il ritorno alla Chiesa e alla fede si manifesta soprattutto tra le giovani generazioni. L’idea di difendere il Kosovo ha risvegliato l’orgoglio nazionale dormiente e ha cominciato a ritornare ai vecchi ideali e valori nazionali, come la famiglia, celebrazioni di feste nazionali, erigere monumenti ai eroi nazionali.

Il rinnovamento  della cultura della memoria è all’opera. L’attuale generazione di serbi sta diventando lentamente consapevole che è parte di una lunga catena di tradizione e di storia nazionale, e che in questo momento dobbiamo fare tutto il possibile per preservare ciò che i nostri antenati ci hanno lasciato, se possiamo fare qualcosa per contribuire è lasciare tutto alla prossima generazione.

Ciò che ci è stato dato, dobbiamo solo moltiplicare, mai ridurre.

(Giovanni Paloschi)

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