Craxi, non chiamiamolo più "disonesto"

Craxi, non chiamiamolo più “disonesto”

Dopo 27 anni il famoso tesoro di Craxi rilevato e accertato non arriva al costo di un appartamento di modeste dimensioni nel centro di Roma.

Dopo 27 anni nessuno è riuscito a smentire ciò che Craxi stesso aveva sempre sostenuto fin dalla prima udienza: ossia di non aver beccato neanche una lira per sé stesso, ma di aver sì acconsentito a far finanziare il partito in ogni modo per fargli reggere una competizione elettorale serrata altrimenti impossibile con la DC e con il PCI le cui risorse ufficiali a loro volta sarebbero state insufficienti anche per offrire un caffé a tutti i deputati ogni giorno.

Dopo 27 anni mi sento di andare oltre coloro che definiscono Craxi un “disonesto sincero” da rivalutare almeno per quello.

No, a costo di prendermi gli insulti io penso quanto segue: Craxi era un uomo onesto che lavorava in un sistema marcio, ha fatto ciò che – lo dico senza nessun pelo sulla lingua e della considerazione degli indignati me ne frego altamente – anche io avrei fatto, ossia consentire al mio partito di avere più risorse possibili per reggere la costosissima competizione elettorale con le altre formazioni politiche, specie sapendo bene che una di queste godeva di fondi quasi illimitati che continuavano ad arrivare da Mosca.

Difendere Craxi significa difendere l’Italia dagli attacchi imbecilli di un antiberlusconismo ante-litteram (proseguito con l’ufficiale Berlusconi, poi con Renzi, ora con chiunque non aggradi a quella casta nobiliare formata, mi spiace, anche di corrotti).

Difendere Craxi significa difendere l’ultimo grande che ha portato l’Italia al rango di potenza economica mondiale.

Viva Bettino Craxi, ogni giorno, ogni anno, per sempre.

(di Stelio Fergola)

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