Houellebecq: "Trump è un buon presidente"

Houellebecq: “Trump è un buon presidente”

In tutta sincerità, mi piacciono molto gli americani; ho conosciuto molte bellissime persone negli Stati Uniti, e capisco la vergogna che molti americani provano (e non solo gli “intellettuali di New York”) nell’avere un simile clown come leader.

Tuttavia, vi devo chiedere –e so che la mia domanda non è semplice– di considerare per un istante le cose da un punto di vista non americano. Non intendo “da un punto di vista francese”, che sarebbe chiedere troppo. Diciamo “dal punto di vista dal resto del mondo”.

Nelle numerose occasioni in cui mi è stato chiesto che cosa pensassi dell’elezione di Donald Trump, ho risposto che non me ne fregava assolutamente niente. La Francia non è il Wyoming o l’Arkansas. La Francia è un paese indipendente, più o meno, e sarà totalmente indipendente quando l’Unione Europea si dissolverà (prima lo farà, meglio sarà).

Gli Stati Uniti non sono più la potenza che guida il mondo. Lo è stata per molto tempo, per quasi tutto il corso del ventesimo secolo. Ora non lo è più.

Resta una grande potenza, una delle più grandi.

Questa non è per forza una brutta notizia per gli americani, ma è un’ottima notizia per il resto del mondo.

La mia conclusione è un po’ esagerata. Una persona è in qualche modo obbligata ad avere un interesse almeno modesto nella vita politica americana. Gli Stati Uniti rimangono la potenza militare leader nel mondo e, sfortunatamente, non hanno ancora posto fine all’abitudine di intervenire fuori dai propri confini. Non sono uno storico, e non so molto della storia del passato –ad esempio, non saprei dire se la guerra del Vietnam sia più una colpa di Kennedy o di Johnson– ma ho l’impressione che sia passato molto tempo dall’ultima volta che gli Stati Uniti abbiano vinto una guerra, e che negli ultimi cinquant’anni i suoi interventi militari all’estero, fossero essi autorizzati o clandestini, non siano stati altro che una successione di disgrazie culminate in fallimenti.

Torniamo indietro all’ultimo intervento militare moralmente indiscutibile e vittorioso degli Stati Uniti, la loro partecipazione nella Seconda Guerra Mondiale: cosa sarebbe successo se gli Stati Uniti non fossero entrati in guerra (una storia alternativa poco piacevole)? Senza dubbio, il destino dell’Asia sarebbe stato molto diverso. Anche quello dell’Europa, ma probabilmente molto meno. In ogni caso, Hitler avrebbe perso lo stesso. Molto probabilmente le armate di Stalin avrebbero raggiunto Cherbourg. I paesi europei che erano stati risparmiati dal calvario del comunismo l’avrebbero subìto.

Uno scenario disdicevole, lo ammetto, ma comunque uno scenario debole. Quarant’anni dopo, l’Unione Sovietica sarebbe collassata in ogni caso, semplicemente perché si basava su un’ideologia inefficace e farlocca. Qualunque fossero state le circostanze, non sarebbe sopravvissuto per più di un secolo – in nessun paese del mondo.

La memoria delle persone non è molto lunga. Gli ungheresi, i polacchi, i cechi di oggi – si ricordano cos’era il comunismo? Il modo in cui vedono i problemi in Europa differisce molto dal punto di vista degli europei occidentali? Mi sembra estremamente improbabile. Adottando per un momento il linguaggio del centro-sinistra, il “cancro populista” non è affatto limitato al Gruppo di Visegrád. Gli argomenti usati in Austria, Polonia, Italia e Svezia sono gli stessi. Una delle costanti della lunga storia europea è la lotta contro l’Islam; oggi, quella lotta è semplicemente tornata sullo sfondo.

Ho letto delle disgustose tattiche che la CIA ha usato in Nicaragua e Cile solo nei romanzi (quasi esclusivamente romanzi americani), quindi non posso lanciare delle accuse precise. I primi interventi americani che riesco a ricordare bene sono quelli dei due Bush, specialmente del figlio. La Francia si è rifiutata di unirsi a lui nella guerra contro l’Iraq – una guerra ugualmente immorale e stupida; la Francia aveva ragione, e mi fa molto piacere dirlo, perché la Francia raramente ha avuto ragione da… diciamo dai tempi di De Gaulle.

Con Obama sono stati fatti enormi progressi. Forse gli è stato dato il Premio Nobel per la Pace troppo presto; ma per quanto mi riguarda, se l’è guadagnato il giorno in cui si è rifiutato di sostenere la proposta di François Hollande di attaccare la Siria. I tentativi di riconciliazione razziale di Obama hanno avuto poco successo, e non conosco abbastanza bene il vostro paese da capire esattamente perché; tutto quello che posso fare è provare dispiacere. Ma almeno, Obama può avere il merito di non avere aggiunto la Siria alla lunga lista (Afghanistan, Iraq, Libia e altri paesi che sto dimenticando) di paesi musulmani in cui l’Occidente ha commesso atrocità.

Trump sta seguendo e allargando la politica di disimpegno iniziata con Obama; questa è un’ottima notizia per il resto del mondo. Gli americani si stanno togliendo dai piedi. Gli americani ci lasciano esistere. Gli americani hanno smesso di cercare di importare la democrazia ai quattro angoli del globo. D’altra parte, quale democrazia? Votare ogni quattro anni per eleggere un capo di stato – questa sarebbe democrazia? Dal mio punto di vista, esiste solo un paese del mondo (uno, non due) che gode di istituzioni parzialmente democratiche, e quel paese non sono gli Stati Uniti d’America: è la Svizzera. Un paese altrimenti noto per la sua lodevole politica di neutralità.

Gli americani non sono più pronti a morire per la libertà di stampa. D’altra parte, quale libertà di stampa? Da quando ho dodici anni, vedo la gamma di opinioni permesse sulla stampa restringersi sempre di più (sto scrivendo questo articolo nel momento in cui è stata lanciata una nuova caccia alle streghe contro il noto scrittore anti-liberale Éric Zemmour).

Gli americani si affidano sempre di più ai droni, che – se sapessero come usarli – gli permetterebbero di ridurre il numero di morti civili (ma il problema è che gli americani sono sempre stati incapaci di condurre un bombardamento mirato).

Ma la cosa migliore della nuova politica americana è certamente la posizione del paese riguardo il libero mercato, e qui Trump è stata una ventata d’aria fresca. Avete fatto bene ad eleggere un presidente che proviene da quella che viene chiamata “società civile”.

Il Presidente Trump straccia i trattati e gli accordi commerciali che ritiene sia stato sbagliato firmare. Ha ragione; i leader devono sapere come e quando ritirarsi dai pessimi trattati.

Al contrario dei liberali pro-libero mercato (che sono, a modo loro, fanatici quanto i comunisti), il Presidente Trump non considera il libero mercato come il punto finale del progresso umano. Quando il libero mercato favorisce gli interessi americani, Trump è a favore; in caso contrario, trova che il protezionismo vecchia maniera sia molto più appropriato.

Trump è stato eletto per salvaguardare gli interessi dei lavoratori americani, e sta salvaguardando gli interessi dei lavoratori americani. Durante gli ultimi cinquant’anni, in Francia, ci sarebbe servito qualcuno con questo pensiero.

A Trump non piace l’Unione Europea; crede che non abbiamo molto in comune, specialmente i “valori”. E dico che ciò è un bene, perché, quali valori? I “diritti umani”? Davvero? Farebbe meglio a negoziare direttamente con i singoli paesi, e credo che la cosa sia preferibile. Non credo che la forza venga necessariamente dall’unione.

Credo che noi, in Europa, non abbiamo né una lingua comune, né valori comuni, né interessi comuni; che, in poche parole, l’Europa non esista, e che non costituiremo mai un popolo unito, né che supporteremo una possibile democrazia (vedasi l’etimologia del termine), semplicemente perché l’Europa non vuole costituire un popolo. In poche parole, l’Europa è solo una stupida idea che si è gradualmente trasformata in un brutto sogno, dal quale dobbiamo prima o dopo svegliarci. E nelle sue speranze che nascessero gli “Stati Uniti d’Europa”, un ovvio riferimento agli Stati Uniti d’America, Victor Hugo ci ha dato solo ennesima prova della sua magniloquenza e della sua stupidità; provo sempre piacere a criticare Victor Hugo.

Abbastanza logicamente, Trump è a favore della Brexit. Abbastanza logicamente, lo sono anche io. Il mio unico rimpianto è constatare che, ancora una volta, gli inglesi si sono dimostrati più coraggiosi di noi, nel fronteggiare l’impero. I britannici mi stanno antipatici, ma il loro coraggio non può essere negato.

Il Presidente Trump non considera Vladimir Putin un partner con il quale è impossibile negoziare; nemmeno io. Non credo che alla Russia sia stato assegnato il ruolo di guida universale dell’umanità – la mia ammirazione per Dostoevsky non arriva fino a quel punto – ma ammiro la persistenza dell’ortodossia in quel paese, e credo che il “dialogo ecumenico” si possa limitare utilmente a un dialogo con la Chiesa Ortodossa (la Cristianità non è solo una “religione del libro”, come viene detto troppo sbrigativamente; è anche, e soprattutto, una religione dell’Incarnazione). Mi rendo conto che il Grande Scisma del 1054 sia stato, per l’Europa cristiana, l’inizio della fine. Ma, d’altro canto, io credo che la fine non sia mai certa finché questa non arriva.

Sembra che Trump sia riuscito a gestire il pazzo nordcoreano; lo trovo estremamente positivo.

Sembra che Trump abbia recentemente dichiarato “sapete che cosa sono? Io sono un nazionalista!”. Anche io lo sono. I nazionalisti possono parlarsi tra loro; con gli internazionalisti, stranamente, il dialogo non finisce quasi mai bene.

La Francia dovrebbe lasciare la NATO, ma forse un simile passo potrebbe essere superfluo, se la mancanza di fondi causerà comunque la sparizione della NATO. Sarebbe una cosa in meno di cui preoccuparsi, e una nuova ragione per lodare il Presidente Trump.

Insomma, il Presidente Trump mi sembra uno dei migliori presidenti che si siano mai visti.

Dal punto di vista personale è, ovviamente, abbastanza odioso. Se si è appartato con una pornostar, chi se ne frega, non è un problema, ma prendere in giro una persona handicappata è un pessimo comportamento. Con una agenda simile alla sua, un vero conservatore cristiano sarebbe ottimo per l’America.

Ma forse ciò avverrà la prossima volta, o la volta dopo ancora, se insisterete a tenervi Trump. In sei anni, Ted Cruz sarà ancora piuttosto giovane, e sicuramente ci sono altri ottimi cristiani conservatori. Sarete un po’ meno competitivi, ma almeno riscoprirete la gioia di vivere dentro i confini del vostro meraviglioso paese, praticando la virtù e l’onestà (condita con un po’ di infedeltà matrimoniale. Nessuno è perfetto, dovete accettarlo. Anche nei migliori thriller americani ci sono scene di infedeltà matrimoniale difficili da accettare, specialmente quando ci sono di mezzo i bambini. Non voglio fare la parte del “francese lussurioso”, un personaggio che disprezzo, vi sto solo dicendo di mantenere un livello minimo di ipocrisia, senza il quale nessuna società umana è possibile).

Voi esporterete alcuni prodotti (marchi indispensabili; Marshall, Klipsch, Jack Daniel’s) e ne importerete altri (anche qui in Francia abbiamo roba da vendere). Alla fine, non spenderete molto, né in volume di mercato né in scambio con l’estero. Una riduzione del commercio globale è un obiettivo desiderabile, e si può raggiungere in tempi piuttosto brevi.

Alcune azioni di protesta potrebbero accelerare il processo. Senza molta difficoltà, si potrebbero limitare a beni e proprietà. C’è un numero limitato di marinai a bordo delle navi che portano i container; in caso di attacco, sarebbe facile avvertire il capitano ed evacuarli, in caso di conflitto.

Il vostro militarismo messianico sparirà completamente; il mondo tirerà un respiro di sollievo.

Silicon Valley e, in misura minore, Hollywood dovranno fare i conti con la comparsa di formidabili concorrenti. Ma Silicon Valley, così come Hollywood, manterranno importanti fette del mercato.

La Cina farà un passo indietro rispetto alle sue ambizioni. Questo obiettivo potrebbe essere il più difficile da ottenere, ma alla fine, la Cina limiterà le sue aspirazioni, e l’India farà lo stesso. La Cina non è mai stata una potenza imperialista globale, e nemmeno l’India – al contrario degli USA, i loro obiettivi militari sono locali. I loro obiettivi economici, è vero, sono globali. Hanno alcune vendette economiche da compiere, e se le stanno prendendo, il che causa qualche preoccupazione; Donald Trump ha ragione a non restare a guardare. Ma, alla fine, le loro aspirazioni caleranno, il loro tasso di crescita calerà.

Tutto questo lo vedremo nello spazio di una vita umana.

Dovete accettare l’idea, cari americani: alla fine dei conti, forse Donald Trump per voi è stato un male necessario. E sarete sempre i benvenuti come turisti.

(Da Harper’s Magazine – traduzione di Federico Bezzi)

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