Frammenti della Rivoluzione Russa

Frammenti della Rivoluzione Russa

In un suo discorso il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha giustamente osservato che il crollo dell’URSS negli anni Novanta del ‘900 è stata la più grande tragedia geopolitica del XX secolo. Un’osservazione molto vicina al vero, visto le migliaia di implicazioni politiche, ideologiche, strategiche e geografiche che vennero portate alla luce dalla frammentazione della seconda più grande potenza militare e politica del mondo. Un evento storico di portata epocale, tanto grande quanto fu la caduta dell’Impero Russo nei primi anni del Novecento a causa della Rivoluzione Russa. Lo Stato delle Repubbliche Socialiste Sovietiche nacque e morì nella confusione politica e nel caos. Se da una parte la sua nascita richiese una guerra civile e la morte di svariate milioni di persone, la sua caduta, fortunatamente, venne gestita alla meglio evitando così uno strascico di guerre e violenze che molti davano per scontate.

Frammenti della Rivoluzione Russa

Quando il governo zarista fu abbattuto nel 1917 dalla rivoluzione degli operai e dei soldati di Pietrogrado la guida del paese fu assunta da un governo provvisorio di orientamento liberale presieduto da un aristocratico, il principe Georgij L’vov. Questo nuovo governo decise di proseguire la guerra contro Germania, Austria ed Impero Ottomano a fianco degli Alleati dell’Intesa, promuovendo nel contempo la tanto agognata “occidentalizzazione” del paese sul piano delle strutture politico-economiche. Ad appoggiare questo tentativo di liberalizzazione borghese c’erano forze diametralmente diverse: dai cadetti ai menscevichi ai socialisti rivoluzionari. A guida del ministero della guerra fu posto Aleksander Kerenskij, un democratico radicale vicino agli ideali liberali e borghesi europei. Gli unici ad opporsi a questo governo furono i bolscevichi, questi erano infatti convinti che solo la classe operaia, insieme alle masse proletarie e contadine del paese, avrebbe dato vita ad una reale trasformazione del paese.

La situazione si sbloccò quando nell’aprile del ’17 tornò in Russia Lenin, leader dei bolscevichi, grazie all’aiuto delle autorità del II Reich tedesco che puntavano a mandare la Russia nel Caos per estrometterla dalla guerra. Lenin, appena tornato in patria, diffuse un programma in 10 punti in cui rifiutava ogni carattere “borghese” del nuovo governo e proponeva la presa del potere immediata da parte delle forze comuniste. Le parole d’ordine erano pace, terra ai contadini poveri e controllo sociale della produzione da parte dei consigli operai.

In agosto il prinicpe L’vov si dimise e fu sostituito da Kerenskij, appena additato del fallimento dell’offensiva contro gli austro-tedeschi di luglio. Fu proprio la debolezza di Kerenskij di fronte all’ultimatum del generale Kornilov che chiese di far passare il potere, vista la gravità della situazione, ai militari, che fece precipitare la situazione. Kerenskij, debole ed isolato, chiese aiuto a menscevichi e bolscevichi per bloccare il tentativo di colpo di stato dell’esercito voluto dal generale Kornilov, che venne nei fatti fermato dagli operai di Mosca e Pietrogrado. I Bolscevichi, ormai con il fucile in spalla, non si sarebbero fermati più. Lenin infatti, insieme alle autorità del partito comunista russo, decise di rovesciare con la forza il governo Kerenskij il 23 ottobre.

La mattina del 7 novembre, (25 ottobre secondo il calendario russo), le guardie rosse e i rivoluzionari bolscevichi, dopo aver occupato i punti nevralgici della capitale nella notte, circondarono ed isolarono il Palazzo d’Inverno, sede ora del governo provvisorio impadronendosene la sera stessa. Così iniziò la Rivoluzione che portò al potere i bolscevichi russi a Mosca.

(di Marco Franzoni)

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