La fine della spiritualità e la dissoluzione dell'Uomo

La fine della spiritualità e la dissoluzione dell’Uomo

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Il mondo di oggi è un mondo in profondissima e allarmante crisi: viene meno la spiritualità dell’uomo, e non vi è bisogno di guardare lontano per rendersene conto, poiché lo constatiamo tutti i giorni. Il gusto della trasgressione pervade ogni àmbito, come una sfida ai valori tradizionali. Ciò che si vuole ottenere è il nuovo che soppianta il vecchio. Già nel 1925 Rainer Maria Rilke, uno dei più grandi poeti tedeschi della modernità, si esprime così:

Per i nostri avi, una “casa”, una “fontana”, una torre loro familiare, un abito posseduto, il loro mantello, erano qualcosa di infinitamente di più che per noi, di infinitamente più intimo; quasi ogni cosa era un recipiente in cui rintracciavano e conservavano l’umano. Ora ci incalzano dall’America cose vuote e indifferenti, pseudo-cose, aggeggi per vivere […]. Una cosa nel senso americano, una mela americana o una vite di là non hanno nulla in comune con la casa, il frutto, il grappolo in cui erano riposte la speranza e la ponderazione dei nostri padri.

Perché questo? La pretesa dell’uomo di ergersi a soggetto del mondo, mentre quest’ultimo viene ridotto a oggetto dell’uomo, ha portato alla manipolabilità e al controllo di ogni aspetto della vita umana, vita stessa inclusa. Ciò non vuole essere una sterile e ridicola critica del sapere scientifico: infatti, il progresso scientifico ha permesso di migliorarci la vita come mai era pensabile fino ad ora. Ma bisogna riconoscere, dall’altra parte, che l’affermarsi del sapere scientifico ha portato alla distruzione di ogni aspetto soggettivo dell’uomo, portando all’affermazione completa dell’oggettività, e soppiantando i valori tradizionali.

La razionalizzazione della vita umana e la sua riduzione a semplice calcolo e materialismo sono davvero una vittoria? La riduzione dell’uomo a semplice oggetto di studio è davvero da considerarsi un trionfo della modernità? La conclusione è chiara: il limite di ciò che si fa è solo ciò che è possibile fare. Tuttavia, la domanda se sia giusto, o meno, agire in una, o in un’altra, maniera non perviene ancora.

Il sacro perde significato; ogni antico valore viene messo in discussione e sovvertito; l’uomo perde i suoi punti di riferimento in favore di un relativismo sfrenato e spietato. Dove ci condurrà questa trasvalutazione dei valori, se vogliamo chiamare questo fenomeno con le parole di Nietzsche?

(di Pasquale Ruggieri)

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