Ricordando Howlin' Wolf, la "voce" del Blues

Ricordando Howlin’ Wolf, la “voce” del Blues

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Durante una Jam Session nel 1957 con Muddy Waters, Billy Boy Arnold definì Howlin’ Wolf la più grande voce Blues che avesse mai sentito, per il timbro, per il calore, per l’esplosione, per tutto. Eppure quest’ultimo, come lui, altro non era che un armonicista, in prima istanza, e nelle esperienze musicali precedenti si era ben guardato dal cantare.

Due figure nella sua vita saranno fondamentali; Charley Patton, dal quale imparerà l’arte del Delta Blues, tipico delle rive del Mississippi e portato al massimo splendore da gente come Robert Johnson e Skip James, oltre a Hubert Sumlin’, presenza fissa nella sua band ed esibitosi, poco prima di morire, al Guitar Center “King of the Blues” con la Kenny Wayne Shepherd Band suonando, con la sua Gibson Les Paul, Sittin’ On Top Of The World – Blues Standard reso celeberrimo da Ray Charles e i Cream in Disraeli Gears (1967) – e Highway 49, brano che ispirerà Chris Duarte per la composizione di C-Butt Rock, contenuto nell’album Texas Sugar Strat Magik.

Ricordando Howlin' Wolf, la "voce" del Blues

Dal 1954 al 10 gennaio 1976 (data di morte di Howlin’ Wolf) saranno pressochè indivisibili. Producono la riedizione di Smokestack Lightnin’, Blues standard stravolto dai Lynyrd Skynyrd post-Ronnie Van Zant e il cui Riff è udibile nella versione di I’m Leavin’ You (Before Commit a Crime) di Kenny Wayne Shepherd contenuta in Ledbetter Heights (1995).

Poi Little Red Rooster, dove la slide guitar di Johnny Shines nella versione di Willie Dixon viene abbellita e colorata da un suono più caldo che ricorda molto quello di Sonny Landreth.

Tuttavia, sarà Killing Floor a ritagliarsi un posto indelebile nell’Olimpo della storia in concomitanza con il Monterey Pop Festival (16-18 giugno 1967).

Questo brano, all’apparenza semplice, segna il trionfo assoluto di Jimi Hendrix – fresco di incisione di Are You Experienced con Noel Redding e Mitch Mitchell – su Eric Clapton, all’epoca considerato il non plus ultra delle 6 corde, tanto che sui muri di Londra apparivano scritte quali “Clapton is God” ogni qualvolta Slowhand terminava qualche live con i Cream, deliziando la platea con l’inconfondibile Woman Tone della sua Gibson SG, udibile alla perfezione in brani quali Take it Back, SWLABR e World of Pain.

Il corollario di tale trionfo quale fu? Nonostante Eric Clapton amasse il brano alla follia, lo reputò di ardua difficoltà per l’estrema velocità d’esecuzione di alcuni fraseggi, e dell’intro in particolar modo. Jimi Hendrix, al contrario, sul palco del Monterey Pop Festival se ne impadronì, dominandolo dall’inizio alla fine eseguendone, forse, la versione migliore in assoluto tante furono la semplicità, la classe e la confidenza con le quali eseguì il celebre Riff.

Ed è rifugiandosi in questo duello che si può sentire, dopo 41 anni, ancora l’ululato del Lupo di White Station.

(di Davide Pellegrino)

Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Potrebbero piacerti

Il mito calcistico del Brasile è finito?
Il mito del Brasile finito? Forse. Ma andiamo con ordine. [...]
Sovranisti, sveglia! Sbarchi super e UE cannibale, altro che “5 furbetti”
Sovranisti, sveglia, non è il momento di indignarsi per le [...]
Brasile, ecco la petizione contro George Soros
Dal Brasile parte una grande raccolta firme contro il magnate [...]
Imagine “comunista” e la ridicola politicizzazione dell’arte
Hanno fatto discutere le dichiarazioni di Giorgia Meloni in merito [...]
Scroll Up