Mazzini e i Doveri dell'uomo

Mazzini e i “Doveri dell’uomo” che abbiamo dimenticato

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“Voi non potete ottenere ciò che è vostro diritto se non obbedendo a ciò che vi comanda il Dovere. Meritate ed avrete.” Così scriveva Giuseppe Mazzini nel saggio Doveri dell’uomo, pubblicato nel 1860. In poco più di cento pagine si trova condensato un messaggio profondamente attuale, figlio di una concezione sacralizzante ed emancipatrice della realtà esistenziale. Il rimando è al fondamentale rapporto di reciproca dipendenza tra l’Uomo e i suoi Doveri: l’uomo, in quanto essere spirituale e sociale, deve farsi carico di un alto senso del dovere in nome del bene di se stesso e specialmente dell’Umanità nella sua interezza ed eternità. In questa visione, esistere significa tendere al costante miglioramento di sé e della realtà circostante, con l’obiettivo di rispettare lo scopo primo di Progresso delle condizioni materiali e immateriali dell’intera Umanità, che rappresenta l’incarnazione stessa dell’Assoluto.

In quelle pagine si rivolgeva agli “operai italiani” per metterli in guardia dall’errore di ascoltare i falsi proseliti del diritto naturale al benessere – pur riconosciuto – che difetta dell’impegno ad accordarlo, conciliarlo, con la ricerca e l’applicazione di una legge del Dovere. L’uomo necessita di un’alta forma di Educazione che insegni l’integrità e le virtù morali, in contrapposizione alle forze altrimenti corruttrici del desiderio fine a se stesso, elevato ad unica vocazione individuale. Egli ha bisogno di essere educato ad armonizzare il benessere del singolo, la considerazione di sé, al benessere collettivo e, ancor più elevatamente al progresso dell’umanità.

Mazzini e i Doveri dell’uomo: la rimozione dei Valori

Una lezione che, oggi, sembriamo aver dimenticato. La nostra dimensione di individui infantili rigetta completamente la deontologia del Dovere e rifugge una dimensione interiore che aspiri alla piena coscienza di spirito. L’uomo plasma la propria esistenza percuotendola con il martello della sua volontà; lo scalpello che riceve i colpi e scolpisce la forma, in questo tempo, è diventato la sola soddisfazione delle pulsioni personali, anziché le vie della conoscenza e della virtù. Tendere alla temperanza, alla misura, all’educazione di sé, non vuol essere un moralistico inseguimento di una falsa purezza di coscienza, ma il tentativo di equilibrare le forze umane contrapposte dell’istinto più primitivo e della quieta saggezza.

Noi abbiamo rimosso la forza della ragione e, persa la misura del tutto, viviamo nella costante ebbrezza di chi beve soltanto dalla coppa del vizio, compromettendo il rapporto tra diritti e doveri dell’uomo, favorendo enormemente i primi. La nostra è una civiltà decadente, fatta di bambini volubili e impauriti che vivono in una ipertrofia dei diritti incentrati sul capriccio individuale, sull’egoismo sempre più spesso travestito da falsa prodigalità. Diritti che esauriscono tutto il loro compito nel soddisfacimento del desiderio stesso, senza tendere verso un obiettivo di realizzazione del bene comune, ma assurti essi stessi a scopo assoluto, proprio in sostituzione e in antitesi alla propensione verso quello scopo di progresso superiore alla singola volontà individuale.

La nostra società ha da tempo smesso di educare ai doveri più alti dell’uomo; doveri che hanno la loro radice nei valori fondativi della nostra civiltà, come nella nostra stessa essenza di esseri umani. Di generazione in generazione si è smesso di tramandare i valori fondamentali, pur in un’ottica evolutiva e non stagnante o arretrata, come indicato dallo stesso Mazzini – tramandare non significa immobilizzare. Contrariamente, è stato più o meno scientemente promosso un loro annichilimento, favorendo la sostituzione con dei non-valori, apparentemente evoluti ma, in realtà, regrediti e degenerati. Questa trasformazione dei valori in disvalori rappresenta il fattore determinante nella perdita delle coordinate per rintracciare la rotta verso quell’idea assoluta di progresso dell’uomo.

Nella concezione mazziniana, i quattro punti cardinali della bussola che permette di puntare verso quell’idea sono rappresentati da: l’Umanità, la Patria, la Famiglia e se stessi. Rinnegare anche soltanto uno di essi significa perdere l’orientamento e non essere più in grado di leggere la mappa nel giusto verso. I Doveri verso la Patria e verso la Famiglia sono stati erosi e svuotati del loro significato nel momento in cui i concetti stessi di Patria e Famiglia hanno subito lo smembramento da parte del furioso vento dell’ideologia dominante. Il progressismo, che, nonostante il nome – ironia della sorte – sembra condurre a tutto fuorché al Progresso. Applicando un metodo di egualitarismo moralistico, uniforma tutto verso il basso, omogeneizza la storia e la cultura, annichilisce l’uomo aumentando le sperequazioni materiali e conducendolo verso una inesorabile decadenza spirituale.

Famiglia, Patria e Umanità sono dei cerchi concentrici

Per Mazzini, la Famiglia, la Patria e l’Umanità sono tre cerchi concentrici entro i quali l’Uomo è inscritto. Non ci si può occupare del bene dell’Umanità senza prodigarsi per una Patria libera e unita; così come non si può realizzare la Patria senza curarsi della Famiglia, che egli definisce “culla dell’Umanità” e “Patria del core”. Oggi, la Patria e la Nazione sono concetti da abbattere; considerate espressioni ideologiche novecentesche, puramente astratte e figlie di una volontà del tempo tirannica, oscurantista e violenta. La Famiglia, nondimeno, è un’entità resa sempre più debole e indefinita – tutto può essere famiglia, dunque nulla finisce per essere famiglia – e ritenuta quasi un ostacolo alla piena autodeterminazione dell’individuo, persino alla sua libertà. Dei Doveri mazziniani restano quelli verso l’Umanità e verso se stessi; invero anch’essi stravolti nel loro originario significato. La tolleranza e l’accoglienza indiscriminata sono diventati i capisaldi dei doveri verso l’umanità: ma sono maschere, false e pallide imitazione di solidarietà e associazionismo che celano in realtà l’aspirazione – più o meno consapevole – di uniformare, e quindi eliminare le diverse identità culturali, sociali, spirituali e antropologiche, finendo per dissolvere la forza vitale dell’individuo e domare l’impulso creativo delle differenti capacità di espressione in seno ai vari popoli.

Oggi l’uomo ha smarrito la sua identità profonda, è stato desacralizzato e reso un contenitore vuoto da riempire a piacimento, di volta in volta. La Famiglia e la Patria, come detto, sono state svuotate di significato e nebulizzate fino alla perdita totale della loro struttura. Non si veicola più una cultura nazionale che alimenti lo spirito di fratellanza popolare, un sentimento di interesse verso le sorti della propria comunità di appartenenza che agisce poi da propulsore per una più ampia solidarietà universale. Vige, al contrario, una sostanziale indifferenza verso la propria comunità nazionale, un disinteresse per le sorti della propria nazione, del proprio popolo. Diseducati al sacrificio, sembriamo ormai completamente incapaci di lottare per la sopravvivenza della nostra civiltà. Se non torneremo ad educarci a quei Doveri superiori, a disegnare intorno a noi quei cerchi concentrici entro i quali esistiamo, non basterà nessun surrogato di falso egualitarismo a mantenerci sulla rotta che, secondo la teoria mazziniana, abbiamo il compito di realizzare.

(di Michele Lanna)

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