Il presidente Sergio Mattarella ci ha tenuto oggi a sottolineare che non potrebbe mai sostenere un “incarico bis”. E meno male.
Mattarella e il “non bis”
Mattarella cita Antonio Segni, che come Giovanni Leone chiese “la non rieleggibilità del presidente della Repubblica con l’eliminazione del semestre bianco”. L’occasione è un incontro al Quirinale per i vent’anni dalla morte di Giovanni Leone, presidente tra 1971 e il 1978.
Mattarella sembra lasciar intendere che non accetterà un incarico bis, quindi nessun nuovo settenato, quando il suo mandato scate il 3 febbraio 2022.
Una carica monopolizzata da 30 anni
Il bis di Giorgio Napolitano già fu particolarmente difficile da sostenere, considerata la retorica della stampa mainstream di insopportabile sostegno a una scelta che fu presentata quasi come eroica di un presidente che non solo – come sempre avviene per la carica istituzionale negli ultimi 30 anni – ebbe una condotta da autentico nemico del Paese (soprattutto sulle questioni libiche ed europee).
Figuriamoci se potremmo apprezzare un Mattarella bis. “Bene così”, ovviamente con tutte le virgolette del caso. Perché la carica della presidenza della Repubblica è praticamente occupata dall’area politica anti-italiana per eccellenza. Quella galassia del Feudo, culturale e appunto politica, che mette da sempre in primo piano gli interessi stranieri, non importa se europei, americani o perfino francesi e cinesi. Ma lo fa con costanza, praticamente senza alcuna eccezione.

Dobbiamo tornare alla presidenza di Francesco Cossiga (1985 – 1992) per trovare l’ultimo capo dello Stato culturalmente filo-italiano. Non possiamo pronunciare nemmeno quella parolaccia che conosciamo come “patriottismo”. Ma, semplificando, possiamo parlare dell’ultimo presidente minimamente autonomo, non legato all’egemonia culturale che domina questa Nazione da almeno cinquant’anni.
Un presidente come Giovanni Gronchi oggi sarebbe impensabile. Come d’altronde lo sarebbe qualsiasi cosa di lontanamente paragonabile alla filosofia del neoatlantismo, quella corrente politica che dominò la politica italiana forse nell’ultimo suo decennio di libertà, quegli anni Cinquanta ancora precedenti alla presa del potere del Feudo.

Ci limitiamo a ricordare con nostalgia quel periodo, consapevoli che, chiunque verrà dopo Mattarella, purtroppo ne seguirà le orme. E dovremo ringraziare perfino se non dovesse peggiorare la situazione.
(di Stelio Fergola)


