Giornalisti contro i poveri: il resoconto della settimana

Giornalisti contro i poveri: il resoconto della settimana

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È stata una settimana in cui i giornalisti hanno scaricato tutto il loro odio contro i poveri o i  “fortunati” aspiranti tali. Messi in fila, tutti gli atti di scherno verso chi non arriva alla fine del mese fanno davvero spavento.

#IoApro, ed è subito odio per i poveri

Giornalisti contro poveri, prima parte. Tutto è cominciato con la manifestazione dei ristoratori del movimento #ioapro a Montecitorio, che tra una pausa per l’indignazione da sofagate, l’ennesima chiamata alle armi per l’urgentissima ed improcrastinabile calendarizzazione del ddl Zan e la divisafobia di Michela #la Murgia, ha monopolizzato il dibattito a tutti i livelli.

La pasquetta all’insegna di seitan, tofu e centrifugati di avocado ci ha restituito un parterre di eminenze dell’intellighenzia nostrana in grande spolvero, rigenerate e pronte a dare saggio del proprio totale ed insanabile distacco dalla realtà.

Si comincia martedì pomeriggio a Tagadà: la manifestazione è in corso, i ristoratori sono accalcati contro le transenne. Dall’altro lato la Polizia con l’ordine preciso di non farli accedere alla piazza, di non farli avvicinare al Palazzo. La disperazione spinge qualcuno a falli di frustrazione. Vola una bottiglia che colpisce un agente di polizia. Qualcuno prova a scavalcare le transenne. Cariche, manganellate, fermati. E un tizio con le corna e la faccia dipinta col tricolore che si aggira tra la folla.

È gente che non lavora da oltre un anno. Sono persone.

Persone che hanno investito tutto quello che avevano per tentare di dar vita a qualcosa di buono, di dare un futuro ai figli, semplicemente di realizzare la legittima aspirazione a vivere bene, serenamente e liberamente.

Tiziana Panella e Riccardo Barenghi, però, sono troppo impegnati a cercare i fascisti, quelli che fanno il saluto romano – e anche se non lo fanno, vorrebbero farlo – e Casapound, la temibile Casapound, per accorgersi della disperazione di quelle persone.

Altro che ristoratori, sono fascisti. E poi le mascherine. Non hanno le mascherine. Negazionisti! Infine lo sciamano. C’è un temibile cornuto tra la folla. Ed è subito Capitol Hill.

Sì sì, certo. Dobbiamo aiutarli. I ristori, i sostegni, bla bla bla. Fascisti, negazionisti, no mask, sciamano. Martedì sera è di questo che si parla.

“Ci mancava solo questo” sentenzia Enrico Mentana a corredo dell’unico articolo che appare sulla sua pagina sull’argomento. Il titolo è eloquente Scontri davanti alla Camera per le riaperture, tra ambulanti e ristoratori senza mascherina spunta anche lo sciamano come a Capitol Hill. Non una parola sulla ragione delle proteste. Non una parola sulla situazione dei ristoratori. Scontri per le riaperture. E Sciamano. L’immancabile sciamano.

Giornalisti che odiano i poveri: il disprezzo di Corradino Mineo

Giornalisti contro poveri, parte seconda. Sua lucidità Guido Crosetto prova a riportare questa gente alla realtà ma è pressoché impossibile: la ciliegina sulla torta di questo miserrimo spettacolo di totale distacco dalla realtà e disprezzo per il popolo la mette Corradino Mineo. L’ex Senatore di PD, Leu e Sinistra Italiana, nonché direttore di RaiNews 24 ruba la scena pure allo sciamano: «Gli arrabbiati in piazza Montecitorio gridavano basta ai divieti e chiedevano soldi allo stato» pezzenti.

Stampa popolo

“A occhio quelli tra ambulanti, ristoratori, parrucchieri che non contano santi in paradiso” poveracci. “Ecco che un saluto tomano, il rifiuto della mascherina o l’insulto all’Europa servono a far notizia”. Fascisti, negazionisti, antieuropeisti, ed è subito triplete.

“Bisognerebbe ricordargli che i morti per Covid sono 112mila, che all’estero hanno “chiuso” quanto noi, che “sostegni o “ristori” vengono dalle tasse di chi le paga” evasori.

“Dopodiché bisognerebbe aiutarli” questuanti ignoranti.

“Chi non ha evaso il fisco e mostrato qualche capacità manageriale, a fare impresa. Gli altri, con un sussidio perché si cerchino un lavoro dipendente, una vita dignitosa da proletario” pro-le-ta-rio. Sì. Ha davvero scritto proletario.

“Perché è davvero un sole ingannatore quello che costoro hanno inseguito. L’illusione berlusconiana del tutti imprenditori”. Parola di stipendiato di Stato.

Certi eventi hanno il potere di squarciare quello che rimane del velo di ipocrisia che ammanta la sinistra. È come se, di fronte al popolo che reclama il rispetto dei propri diritti, questi signori perdessero ogni freno inibitorio travolti da un’ira funesta, incontrollata. Come osano questi pezzenti, senza mascherina e con le corna, reclamare qualcosa dallo Stato? Come hanno osato, questi poveracci, pensare di diventare addirittura imprenditori? Cosa vogliono da noi? Come osano chiedere soldi? Come si permettono di alzare i toni, avvicinarsi al palazzo e sfidare le regole?

I ristoratori contro i ristoratori: il vergognoso servizio a Tagadà

Giornalisti contro poveri, parte terza. Il giorno dopo è di nuovo la Panella a regalarci un sogno: intervista a tre ristoratori – tre che, a dispetto dei 5000 di Montecitorio, cialtroni, violenti e fascisti, rappresentano “I ristoratori”- i quali prendono le distanze dai manifestanti, condannano la loro condotta e sentenziano “non abbiamo bisogno di Casapound”.

Casapound, la parola che eccita David Parenzo. Ogni volta che la sente comincia a dimenarsi. Che sia un fascista represso? Corna, braccio teso, occhi fuori dalle orbite e strani versacci. Poi, d’improvviso, s’acquieta. E si fa malinconico, mentre rimpiange quei bei sit-in col distanziamento sociale. Silenziosi, ordinati, inutili. Ma tanto folkloristici.

Il popolo a loro piace così, obbediente ed impotente. I poveracci che apparecchiano la tavola in Piazza del Popolo, convinti che serva a qualcosa. Mentre loro, col sedere al caldo ed il bonifico puntuale ogni mese, se la ridono.

Boralevi e l’inaccettabile “propaganda” a favore dei poveri

Giornalisti contro poveri, il gran finale. Forse quello peggiore.

Venerdì mattina lo sciamano appare in TV. Lo ospita Myrta Merlino. Purtroppo per loro, al netto delle corna e della faccia dipinta, Hermes Ferrari è un uomo tranquillo, disperato ma dignitosissimo. Niente caso umano fasciofascista da esibire. Però, ormai che ci siamo, facciamogli la reprimenda: e la mascherina e la violenza e il virus e cattivi e non si fa così!

A Francesco Borgonovo, che, sommessamente, fa notare al consesso di giornalisti che non hanno la minima idea di cosa significhi avere dei debiti, come obbedire per un anno non sia servito a nulla e che, forse, chi ha lo stipendio assicurato dovrebbe tacere sulla disperazione altrui, risponde la fulgida Antonella Boralevi che, in pochi minuti, riesce a guadagnarsi disprezzo per una vita intera: “Lei sta facendo propaganda” strilla con la voce soave di chi trasuda cultura e saggezza “la propaganda ci riporterà in zona rossa” eh beh. Mica l’incapacità del Governo. La propaganda. “I poliziotti contro quelli che stavano urlando davanti alla sede della nostra democrazia. Io ero veramente spaventata” accipicchia! Pensa a quanto siamo spaventati noi a guardare te, adesso. “Il tema è che noi dobbiamo combattere uniti. Anche io sono una partita IVA e potevo essere in piazza con voi. Povera partita IVA.

“Il problema è che se va male un ristoratore vado male anche io perché se il ristoratore non compra il giornale sul quale scrivo il mio giornale fallirà. Quindi il tema è che siamo tutti, nessuno escluso, dalla stessa parte e dividere l’Italia in due fa solo del male” in fondo che ci sia una categoria di garantiti ed il resto della popolazione alla canna del gas è solo un’impressione. Propaganda.

E la soluzione ai danni della propaganda la offre lei, novella bimba di Draghi: “nel giro di pochi mesi saremo tutti al lavoro”.

Pochi mesi. Quelli che gli italiani non hanno più. Ma tutto questo ad Antonella non importa. In fondo lei è lì solo per fare la marchetta al nuovo romanzetto e, incidentalmente, ci insegna a stare al mondo.

(di Dalila di Dio)

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