Vaginocrazia

Rivoluzione Letta, il PD della Vaginocrazia

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La rivoluzione di Enrico Letta al PD si chiama Vaginocrazia. Con l’intervista a rilasciata a Il Tirreno lo scorso weekend che il Segretario ha raggiunto vette inenarrabili di lucidità ed astuzia politica: “Tre ministri sono uomini, io sono un uomo. Penso che per forza di cose due capogruppo debbano essere due donne. Non possiamo fare una foto di gruppo del vertice del partito e presentare volti di soli maschi”.

Immaginiamo la reazione di Valentina Cuppi, presidente del Partito Democratico, entusiasticamente combattuta tra le opzioni “essere maschio a sua insaputa” o “ricoprire una carica che, secondo Il Segretario, conta un cippalippa”.

Con piglio sicuro e decisionismo che evoca la buona politica dei tempi che furono, il brillantissimo Enrico sentenzia che questo PD è troppo maschilista e che bisogna subito correre ai ripari.

Il preambolo

Tornato dall’esilio parigino per risollevare le sorti di un PD allo sbando, Enrico Letta, già al momento del suo discorso programmatico, ci aveva offerto un saggio della sua straordinaria capacità di intercettare i bisogni del Paese: le sue proposte su ius soli, voto ai sedicenni ed Erasmus obbligatorio hanno sbalordito le masse, ricompattando la base intorno al capo carismatico.

Il PD non ha più elettori?

Creiamone di nuovi: cittadinanza agli immigrati che faremo votare a 16 anni con la promessa che a 19 lo Stato gli pagherà qualche mese di vacanza all’estero.

Finalmente un uomo nuovo al comando che risponde con prontezza all’emergenza in atto nel Paese.

Vaginocrazia: via gli uomini anche se bravi, ci vogliono le donne

“Oggi esiste una sensibilità per la quale non è immaginabile il maschilismo”. Abortita la rivoluzionaria proposta di nominare solo donne al ruolo di sottosegretario per compensare il fatto che i ministri fossero tutti uomini, il PD ci riprova con i capigruppo di Camera e Senato: Graziano Delrio e Andrea Marcucci non vanno più bene.

Hanno sbagliato qualcosa? “Sono tra le figure di maggiore rilievo che abbiamo” sentenzia il Segretario, e “hanno lavorato benissimo”. E allora perché bisogna epurarli?

Sono maschi e troppi maschi nella foto dei vertici di partito non possono starci. Non sta bene. È una cosa fascista, degna di Orban e il PD – il partito di Laura Boldrini e Lia Quartapelle – deve immediatamente correre ai ripari.

Bisogna subito trovare due person* con vagin* da collocare al posto di quei due, per arginare la sovrabbondanza di pen* nelle alte sfere del partito.

Ma, niente paura, Il Segretario lascia ai gruppi l’autonomia di individuare chi dovrà guidarli negli ultimi due anni di legislatura: a lui va bene chiunque, basta che abbia le ovai*. È la rivoluzione della Vaginocrazia.

Già così fa abbastanza ridere.

Se si considera che tra i nomi che circolano c’è quello di Valeria Fedeli – titolo di studio cresima – la cosa vira verso il grottesco andante. Non importa il merito, non contano le capacità, non rileva l’esperienza: l’urgenza è non sfigurare, non apparire retrogradi e sessisti come quei fascisti comandati da Giorgia Melon…ehm, vabè, quei fascisti.

Certo, il PD è pur sempre il partito che è stato capace di regalarci Paola De Micheli Ministro, quindi non dovremmo sorprenderci di nulla, ma il modo con cui Letta è riuscito in un sol colpo a coprirsi di ridicolo e causare un terremoto interno ad una settimana dalla sua elezione, è assolutamente encomiabile.

Sì perché pare che Delrio e Marcucci non abbiano preso bene questo attacco alle gonadi: secondo Il Tirreno sarebbero pronti alla resistenza.

Strano che non accettino serenamente l’idea di dover cedere il passo ad una donna solo perché le foto con tutti i vertici vestiti d’azzurro non fanno benfigurare Enrichetto nei salotti buoni dei benpensanti.

Eppure una soluzione ci sarebbe: Delrio e Marcucci potrebbero fare outing e dichiararsi donne.

E Laura Boldrini muta.

(di Dalila di Dio)

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