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Gli spot Amazon: una lezioncina inaccettabile

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Da qualche settimana incombe, sulle banchine delle metropolitane, una pubblicità che qualche mese fa imperversava in televisione, e sulle inserzioni delle bacheche di social network, la pubblicità di Audible: registrazioni audio di libri, da ascoltare sullo smartphone. Le vende Amazon, il colosso del commercio su internet e, stando ai cartelli pubblicitari, è lo strumento ideale per zittire frasi quali “[il fascismo] ha fatto anche cose giuste” e “[gli omosessuali] facciano pure ma a casa loro”.

Isolarsi dalle opinioni altrui

Ascoltando Audible, l’utente può isolarsi dal chiacchiericcio degli idioti che suo malgrado incontra sui mezzi pubblici. Lo spot televisivo fa alcuni esempi: due aitanti ragazzotti si baciano, e un vecchietto scandalizzato dice a un sodale: ma non possono starsene a casa propria? Una “sciura” legge, allarmata, sul giornale “Il Qualunquista”, la terribile notizia: aumentano gli sbarchi.

Non si preoccupi, il consumatore liberale! Proteggendosi le orecchie con le cuffiette dello smartphone, non dovrà più sopportare l’urto con opinioni antiquate, reazionarie e, quel che è peggio, diverse dalle sue.

Il problema non è se le opinioni espresse dagli esempi negativi dello spot siano giuste o sbagliate, condivisibili o meno. Lo scrivente non condivide lo sdegno per il bacio omosessuale (per quanto ritenga che il dilagare di coppie gay nelle pubblicità faccia luce sull’artificiosità dell’operazione); è invece d’accordo con l’allarme riguardo gli sbarchi – il fatto che molti “qualunquisti” lo abbiano lanciato, non toglie che l’immigrazione selvaggia sia stata una delle peggiori sciagure subite dall’Italia dopo il Duemila.

Amazon e il totalitarismo

Quel che fa orrore, nello spot di Amazon, è lo sdoganamento dell’intolleranza del pensiero unico. Non ci si limita più a spingere il consumatore a comprare: si pretende di imporgli quali opinioni condividere, e quali censurare.

Lo scorso inverno, le “sardine” minacciavano i “sovranisti”: vi toglieremo la possibilità di diffondere le vostre opinioni. Il ragionamento bieco, il comportamento intimidatorio è lo stesso di Amazon – che, a differenza del patetico gruppo guidato dall’imbarazzante Sartori, nonostante tante pesanti multe, continua a imperversare.

Lo scrivente non condivide né il sovranismo, né l’omofobia dei due ometti sul tram nella pubblicità; ma non condivide, nemmeno minimamente, la pretesa di chi pure si gonfia con due slogan inflazionatissimi, uno di Voltaire (non condivido le tue idee, ma darò la vita perché tu possa esprimerle…) e uno di Brecht (quando portarono via me, non c’era più nessuno a difendermi…): non è accettabile, che di democrazia blateri chi poi stabilisca i dogmi del pensiero unico, cosa si possa pensare e cosa no, cosa si possa dire sul tram e cosa no, quali chiacchiere siano ammesse e ascoltabili e quali no; tracci l’identikit di chi sia il consumatore moderno, à la page, figo, conformista, e chi invece sia un rottame cui mettere il silenziatore.

Amazon e l’ipocrisia

Ancor meno accettabile, se lo fa una multinazionale che ha distrutto il commercio al dettaglio, ha mandato sul lastrico migliaia di negozi in tutto il mondo (e a remengo il contatto umano tra commerciante e cliente e se ne infischia del benessere dei propri lavoratori e li paga pochissimo in cambio di orari disumani, accettando di andare incontro a mega-multe, contando sul fatto di potersele permettere, da tanto si risparmia sfruttando la manodopera.

Il consumatore di Amazon è uno stereotipo, inscatolato e diffuso: il “millennial” che si dice di sinistra ma foraggia tutte le trappole del capitalismo – il buonista che sfrutta i corrieri delle multinazionali del cibo a domicilio, il “gretino” che si muove solo in suv, evitando i mezzi pubblici magari per paura di incappare negli immigrati di cui perora l’accoglienza indiscriminata. Un utile idiota del totalitarismo del pensiero unico, sempre pronto a ripetere le lezioncine che gli si impone.

(di Tommaso de Brabant)

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