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Migranti e terroristi, così la Turchia di Erdogan ricatta l’Europa

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Erdogan continua a minacciare l’Europa, usando le tensioni in Libia, dove l’esercito nazionale libico (LNA) appoggiato dalla Russia, guidato dal generale Khalifa Haftar, sta combattendo contro i gruppi islamisti affiliati al Governo di Accordo Nazionale (GNA) sostenuto dalla Turchia, rappresentato dal premier Fayez Al-Sarraj. “L’Europa dovrà affrontare nuovi problemi e minacce se il governo di Al-Sarraj verrà rovesciato”, ha avvertito il presidente turco precedentemente, chiedendo all’Unione europea di dimostrare al mondo che è un attore importante nell’arena internazionale. Lo scorso dicembre, la Turchia ha annunciato l’invio di truppe e consiglieri in Libia, in chiara violazione dell’embargo verso la Libia, sancito dalle Risoluzioni delle Nazioni Unite.

Rapporti sul campo hanno anche rivelato che centinaia di combattenti pro-turchi in Siria, compresi minori, sono stati inviati in Libia per sostenere le milizie che combattono per il governo di Al-Sarraj. La destinazione finale per questi combattenti sarebbe l’Europa. Alcuni di questi mercenari infatti, poco dopo essere arrivati in Libia, hanno disertato e sono saliti a bordo dei barconi di migranti diretti in Europa. Molti di loro sono stati reclutati per combattere in Libia per 2.000 dollari al mese, aggiungendo che l’esercito turco ha ricattato loro e le loro famiglie, dandogli un ultimatum: combattere in Libia o sarebbero ritornati in Siria, dove sarebbero stati arrestati o uccisi dalle forze governative di Bashar al-Assad, che gli davano la caccia e da cui erano fuggiti. Ancora una volta, le politiche di Erdogan giocano con la vita delle persone.

La Turchia sostiene i terroristi in Siria

In Siria, Erdogan ha trasformato Idlib in una roccaforte dei terroristi, controllata dal suo esercito, con il pretesto di affrontare i curdi. Più volte, Mosca ha esortato la Turchia a smettere di “sostenere i terroristi” in Siria, affermando che gli aerei russi avevano effettuato attacchi aerei contro gruppi armati appoggiati da Ankara. “Esortiamo la parte turca, al fine di evitare incidenti, a cessare il sostegno alle azioni dei terroristi consegnandogli le armi”, ha detto il ministero della Difesa russo in una dichiarazione, lo scorso febbraio. La Russia, che supporta il presidente siriano, Bashar al-Assad, ha accusato la Turchia di aiutare i combattenti dell’opposizione contro le forze governative nella provincia nord-occidentale di Idlib sparando artiglieria mentre l’opposizione effettuava un attacco.

Mosca ha affermato che su richiesta della Siria i suoi bombardieri hanno effettuato attacchi contro “formazioni armate terroristiche”, permettendo alle forze siriane di respingere l’attacco. Erdogan, attraverso i suoi combattenti siriani e gli imam affiliati alla Fratellanza Musulmana, sta facendo il lavaggio del cervello agli europei con idee estremiste, trasformandoli in combattenti per i gruppi terroristici in Siria. A partire dall’inizio del 2019, questi foreign fighters stanno tornando in Europa per lavorare come associati sotto copertura per il regime di Ankara. Almeno due persone sono state arrestate dalla polizia europea negli ultimi mesi.

Così Erdogan ricatta l’Europa

Ma non è tutto. Ankara minaccia anche di aprire i suoi confini affinché gli immigrati possano inondare l’Europa. Nel 2016 l’UE e la Turchia hanno raggiunto un accordo, per cui la Turchia ha ricevuto miliardi di euro affinché prevenisse che un’ondata di rifugiati e richiedenti asilo attraversassero l’Europa. Tuttavia, quando il regime siriano iniziò la sua offensiva su Idlib, che ospita molti combattenti jihadisti sostenuti da Ankara, la Turchia si arrabbiò e decise di aprire il suo confine per consentire ai rifugiati di fuggire in Grecia, in modo da spingere l’UE a fare pressione sulla Siria e il suo sostenitore russo per fermare l’offensiva. Ankara ha incoraggiato apertamente i rifugiati a varcare il confine con la Grecia, persino pubblicando le rotte in arabo, il che ha portato circa 900.000 rifugiati ad attraversare l’Europa solamente tra gennaio e febbraio di quest’anno.

(di Ali Ahmed)

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