Mimmo Lucano

Mimmo Lucano, il “modello Riace” condannato a 13 anni

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Mimmo Lucano, il sindaco dell’accoglienza, dell’antirazzismo e dell’integrazione dei “migranti”, è stato condannato in primo grado a 13 anni e 2 mesi. Una storia cominciata grosso modo dal 2014 in avanti, quando Lucano veniva incensato da tutta la stampa mainstream e immigrazionista come una sorta di filantropo, di beato, la cui “fine strategia” era stata da esempio per l’Italia “disordinata” nel saper includere degnamente i clandestini.

Mimmo Lucano, dalla Santità alle indagini

Ancora l’anno scorso l’immancabile Roberto Saviano raccontava “la fiaba” di Riace. Per anni Mimmo Lucano è stato in odore di santità presso la stragrande maggioranza dei giornali e delle televisioni. Il Vate stesso aveva definito “un sabotaggio” il presunto accanimento giudiziario verso l’ex-sindaco.

Mimmo Lucano era il primo cittadino che tutti dovevano imitare, colui che aveva sconfitto il razzismo e che aveva creato addirittura possibilità di sviluppo grazie all’immigrazione.

Si ricordava un po’ ovunque la sua menzione sulla rivista Fortune come “tra i più grandi leader mondiali” “per quel “miracolo” di accoglienza noto col nome di “modello Riace”.

Nel 2018, però, qualcosa va storto. La procura di Locri ipotizza che dietro “l’ospitalità dei migranti nelle case di Riace”, ci sia ben poco di etico e molto di – possibilmente – perfino criminale. Come riporta Il Fatto Quotidiano:

L’ex sindaco era accusato di essere il promotore di un’associazione a delinquere che aveva lo scopo di commettere “un numero indeterminato di delitti (contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio), così orientando l’esercizio della funzione pubblica del ministero dell’Interno e della prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito dei progetti Sprar, Cas e Msna e per l’affidamento dei servizi da espletare nell’ambito del Comune di Riace”.

Si arriva agli arresti domiciliari, mentre l’intero universo progressista insorge. Anche le sardine vanno in soccorso dell’umanità e della bontà del sindaco calabrese.

Poco fa, in questo 2021, arriva la condanna. Lucano era sotto processo anche per truffa, falsità ideologica, peculato, abuso d’ufficio.

Per il Pm Permunian (che aveva chiesto 7 anni e 11 mesi di pena) “a Riace comandava Lucano. Era lui il dominus assoluto, la vera finalità dei progetti di accoglienza a Riace era creare determinati sistemi clientelari. Lucano ha fatto tutto questo per un tornaconto politico-elettorale e lo si evince da diverse intercettazioni. Contava voti e persone. E chi non garantiva sostegno veniva allontanato”. Tesi sempre contestata dall’ex sindaco di Riace, oggi candidato a consigliere regionale a sostegno di Luigi de Magistris. Gran parte dei reati addebitati a Lucano erano stati cassati dal gip Domenico Di Croce che, nell’ottobre 2018, ha rigettato la richiesta di arresto formulata dalla Procura sottolineando “la vaghezza e la genericità del capo d’imputazione”.

Lucano, le dichiarazioni dopo la condanna

L’ex-sindaco ed ex-Santo si dichiara amareggiato dopo la sentenza: “Non me l’aspettavo. Non ho proprietà e non ho nulla. Non capisco questa cosa. Ho speso la mia vita per rincorrere i miei ideali, contro le mafie. Mi sono immaginato di contribuire al riscatto della mia terra. Oggi finisce tutto. È una cosa pesantissima. Non so se per i delitti di mafia ci sono sentenze così. Io mi aspettavo una formula ampia di assoluzione. Voglio ringraziare l’avvocato Mazzone che non c’è più e gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Pisapia che mi hanno difeso gratis. Io non avevo i soldi per pagare gli avvocati. A me mancano i soldi per vivere, come farò a estinguere questa condanna?”.

Insomma, Mimmo Lucano piange miseria, non gli è rimasto nulla. Già. Noi stiamo alla finestra, amaramente consapevoli che nel contesto della giustizia italiana, quando si parla di immigrazione clandestina, purtroppo tutto sia realmente possibile.

(di Stelio Fergola)

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