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Mes, ecco come funziona la trappola contro l’Italia

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Sì al Mes, no agli eurobond. Nell’accordo siglato ieri all’eurogruppo c’è infatti il ricorso al Mes, con la precisazione che sarà senza condizionalità solo per spese sanitarie legate direttamente o indirettamente all’emergenza coronavirus. Ma è una trappola. Come spiega Stefano Fassina sull’Huffington Post, infatti, è vero che nel documento dell’Eurogruppo si prevede “come unico requisito di accesso alla linea di credito, l’utilizzo delle risorse per finanziare i costi direttamente o indirettamente relativi alla Sanità, alle cure e alla prevenzione dovuti al Covid-19”. Ma è scritto anche che: “Le norme del Trattato Mes devono essere seguite” e “dopo [la fine dell’emergenza Covid-19], lo Stato membro [coinvolto nel programma] rimane impegnato a rafforzare i suoi fondamentali economici e finanziari, in coerenza con il quadro di coordinamento e di sorveglianza economica e di finanza pubblica dell’Ue”.

Lo stesso Fassina aggiunge:il Mes senza condizioni non esiste in natura, almeno fino a quando: si riscrive radicalmente il testo di tale Trattato internazionale; si elimina il riferimento, contenuto all’art 136 del Trattato di Funzionamento dell’Ue, alle “strict conditionality” per i meccanismi di stabilità; si abroga larga parte del Regolamento europeo 472/2013 attuativo della normativa “Two Pack”.

L’Italia nella morsa del Mes

Anche Carlo Clericetti su Repubblica racconta la capitolazione di Gualtieri sul Mes: Il Mes, spiega Clericetti, che il presidente Conte aveva definito “uno strumento non adatto”, sarà invece proprio quello usato. Senza condizionalità, come chiedeva in subordine l’Italia? Sì, per i prestiti direttamente connessi alle spese sanitarie, ma solo per l’erogazione, perché, appena finita l’emergenza, come già spiegato, “gli Stati restano impegnati a rafforzare i fondamentali economici, coerentemente con il quadro di sorveglianza fiscale europeo, inclusa la flessibilità”.

Misure insufficienti e Mes, altro che solidarietà

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Come riporta IlGiornale.it, per quanto riguarda la Bei (punto 15 del documento), come spiega l’economista Paolo Pini, Università di Ferrara, si prevede un piano da costruire con emissione di titoli da collocare sul mercato da 200 miliardi per le imprese, partendo dalla costituzione di un fondo di 25 miliardi, quindi con leva quasi 1/10. Poca cosa, nota Pini, “di fronte ai numeri della crisi, per sostenere le imprese in modo strategico come vorrebbero coloro che l’hanno proposto”. Per non parlare dello Sure, ossia il fondo da 100 miliardi per il contrasto alla disoccupazione, “un prestito che viene concesso dopo accurato esame da parte della Commissione ai singoli Stati e che deve essere restituito con gli interessi da pagare, ovviamente. La misura è emergenziale, e non strutturale, ovvero una tantum”. Insomma, difficile capire se si tratta di un accordo pù inutile o dannoso.

Come funziona il fondo Salva-Stati

Chi dice che la condizionalità può essere “sbiadita”, ricorda il professor Alessandro Mangia su IlSussidiario, e le condizioni di accesso al finanziamento del Mes possono essere favorevoli e benigne, dimentica di dire – o non ha capito – che il Trattato Mes è fondamentalmente una procedura di amministrazione controllata applicata agli Stati. Come un’impresa in difficoltà può chiedere un finanziamento ad una banca, uno Stato può chiedere un finanziamento al Mes.

 

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