Ci mancava solo l'"amnistia sociale" per i detenuti

Ci mancava solo l'”amnistia sociale” per i detenuti

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Carcere di San Vittore in fiamme, 50 detenuti evasi a Foggia e sei morti a Modena e gli antagonisti dei centri sociali parlano di “amnistie sociali”. Leggetevi il tweet di Viola Carofalo di queste ore. Guardatevi, inoltre, le dirette live dei vari quotidiani su Facebook e/o YouTube: picchetti, lanci di sampietrini, cartelli divelti e cori da retorica sessantottarda. Una vergogna assurda. Che ignoranza.

Anche il più ingenuo sa che limitando le visite dall’esterno i detenuti sono quelli più sicuri rispetto ai comuni cittadini. Dovrebbero ringraziare le ulteriori misure restrittive insieme a loro e adottare un atteggiamento istituzionale. Nel loro cervello fantascientifico pensano che un extracomunitario, pieno di rabbia in corpo dovuto al periodo di detenzione, resti tranquillamente segregato in casa a rispettare la quarantena. Pura follia.

Nella stragrande maggioranza dei casi le loro vite si basano di stenti. La delinquenza, per loro, è sinonimo di sopravvivenza. Troppo incapaci per lavorare, troppo compromessi per essere ormai introdotti in un percorso rieducativo efficace. Adesso immaginatevi una simile bomba sociale libera di scorrazzare in un contesto di panico generalizzato e assalto indiscriminato ai beni di prima necessità nei supermercati. Succederebbe la guerra civile.

La gente, la cui pazienza è messa già a dura prova dalle decisioni folli del Viminale di continuare a far sbarcare le ONG, non guarderebbe più in faccia a nessuno. Un disastro. Siamo sull’orlo del caos ma si persevera in questa trentennale idiota fissazione – ben alimentata dal complice apparato mediatico – contro chiunque abbia un’idea di ordine. La retorica del “meno peggio”, la paura del “fascismo”. Sono complici della dissoluzione del Paese alla prima difficoltà. Mettiamoli nella definitiva condizione di non nuocere.

(di Davide Pellegrino)

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