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Coronavirus e lo Stato: siamo drogati di libertà e non conosciamo le regole

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Il Coronavirus per lo Stato italiano è un’emergenza ormai incontestabile. Per una ragione molto semplice, che alcuni osservatori acutamente sostenevano ai primi giorni del contagio in Italia: la scarsa disponibilità di letti nelle terapie intensive, ormai certificata dal collasso della sanità nella regione Lombardia.

Per il momento, non sembra esserlo per la stragrande maggioranza della popolazione, ma non è quello il punto. Per questa maggioranza “sana” di infettati, infatti, c’è sempre la possibilità di continuare a contagiare quella minoranza di anziani o affetti da patologie pregresse che potrebbero affollare le terapie intensive e, appunto, rischiare seriamente di finire male.

Dopo enormi titubanze, il governo Conte ha emanato un decreto che impone il blocco di spostamenti in Lombardia e in oltre 10 province del Nord Italia, oltre alla chiusura delle scuole su scala nazionale e alle  “raccomandazioni” alla popolazione di ogni parte del Paese di non uscire e di evitare luoghi affollati. A giudicare dalle immagini diffuse da Milano a Napoli, non sembra che la popolazione abbia accolto la “richiesta”. Ma andiamo al punto.

Coronavirus, la movida, lo Stato che non insegna e soprattutto non impone

La movida in giro per l’Italia è frutto di una sola cosa: la totale diseducazione della popolazione alle regole e alla disciplina, frutto inequivocabile della religione liberale.

Un’overdose di libertà a cui siamo sottoposti da almeno 50 anni che ci ha insegnato come essa valga più di qualsiasi cosa, perfino della vita: che sia la nostra o quella della minoranza che affolla i reparti critici degli ospedali non importa, l’importante è farsi serenamente i fatti propri.

Chi dice che i cinesi sono disciplinati, al contrario di noi “italiani anarchici” dovrebbe ricordare questo. Non c’entra solo il regime autoritario, ovviamente, ma è indubbio che 70 anni di regime autoritario (in realtà secoli, visto il lungo periodo che ha caratterizzato la Cina imperiale) abituano generazioni di persone alla disciplina e all’osservanza delle regole.

Al contrario, in Italia, l’unica cosa a cui siamo abituati e “disciplinati” è fare tutto ciò che ci aggrada. Senza avere alcun rispetto per gli altri, oltre che per noi stessi.  Perché la presunta democrazia, la libertà e lo “stile di vita” contano di più di qualsiasi altra cosa.

Le ideologie liberali sono le principali responsabili di quello a cui stiamo assistendo. E vedere in televisione i conduttori e giornalisti delle varie La7, Rainews, o Skytg24 “indignarsi” per le immagini “terribili” provenienti dai servizi girati nei bar di mezza Italia, dove giovani davanti alle telecamere hanno la sfrontatezza di dire “non posso rinchiudermi e non vivere a 25 anni”, è francamente ridicolo.

I suddetti giornalisti non hanno fatto altro che sostenere per anni la libertà prima di ogni altra cosa, anche nel corso di crisi complesse come quelle vissute durante i numerosi allarmi terrorismo degli scorsi anni. Costoro hanno ripetuto a macchinetta per decenni che non dobbiamo avere paura, che il nostro stile di vita non si tocca, che dobbiamo sempre vivere in massima autonomia. Lo continuavano a sostenere fino a qualche settimana fa.

Lo Stato è vittima, è impotente, e non c’è coronavirus che tenga. Lo Stato può solo consigliare, può raccomandare, ma si rifiuta di imporre. Vincono il coronavirus e gli imbecilli, perde la società e, ovviamente, lo Stato stesso.

Coronavirus, le evasioni e le rivolte nelle carceri

Si scappa dalle carceri di Foggia da cui evadono ben 50 persone. Disagi e rivolte in quelli di San Vittore, a Milano. I detenuti non ci stanno, qualcuno riesce a fuggire, gli altri devastano le sezioni. E lo Stato, tanto per cambiare, non riesce a reagire.
È sintomatico della situazione e della debolezza che stiamo manifestando. Fatta di tante parole vuote e poca, pochissima sostanza. E di usare il pugno di ferro non se ne parla.

Lo Stato debole di fronte alle sue responsabilità

In uno Stato e in una società dove non si concepiscono mai limiti, mai regole, dove si parla solo di diritti e mai di doveri, tutto ciò è il minimo che possa provocare. Il coronavirus si abbatte non soltanto con violenza, ma lo fa contro una comunità debole, fragile, dove si protesta e ci si affanna perfino per una banalissima riduzione del numero dei parlamentari, figuriamoci per seguire delle altrettanto banali regole di buon senso al fine di contenere l’epidemia.

(di Stelio Fergola)

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