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“Tolo Tolo”: diatribe ed ipocrisie sul nuovo film di Checco Zalone

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Tolo Tolo“, il nuovo film di Checco Zalone, ha suscitato polemiche, dibattiti e separazione tra fronti opposti ancor prima di uscire nelle sale cinematografiche, al principio di questa nuova decade. Il fenomeno interessante è rappresentato dalle conversioni e metamorfosi di opinioni venute in essere dopo la sua visione. In questo senso, quindi, occorre ripercorrerne l’itinerario e la trama.

Pierfrancesco Zalone, detto Checco, è un imprenditore pugliese fallito. Dopo un grottesco tentativo di portare la moda del sushi fra le Murge Pugliesi, è fuggito in Africa a fare il cameriere in un resort di lusso, con ospiti italiani arricchitisi alle spalle dell’erario. Dopo aver creduto di essersi allontanato abbastanza dai debiti e dalla furia della ex moglie, l’infatuazione per una ragazza africana ed un attentato dell’ISIS hanno stravolto la sua nuova vita.

 

Le polemiche nate intorno a “Tolo Tolo

A modesto parere dello scrivente, Checco Zalone (al secolo Luca Medici) è un genio comico. Sempre a modesto parere dello scrivente, non è onesto fare il tifo al cinema, e tanto meno nell’arena politica.

C’era insomma poco da giubilare per sovranisti e dintorni, quando il musicista ed attore pugliese ha diffuso un filmato promozionale (già per i precedenti film si sono preferiti, ai tradizionali trailer, scenette senza materiale dall’opera stessa) nel quale sembrava schierato su posizioni anti-immigrazioniste. C’era altrettanto poco da scandalizzarsi, sul fronte “buonista”: era tanto ovvio che fosse una finta.

 

Un paragone con gli altri film di Zalone

Tolo Tolo” ha invaso le sale cinematografiche italiane, superando i già portentosi incassi dei precedenti film di Zalone, ed il bluff è stato subito scoperto: il film è uno spot filo-immigrazionista di un’ora e mezza.

La commedia è carina (dire che il film è brutto soltanto per partito preso sarebbe sgradevole). Resta lontana la vetta, il primo film, “Cado dalle nubi” (2009), macchina quasi perfetta composta da ingranaggi comici oliatissimi e calibratissimi. Seguita da quello che resta il peggior film (per il semplice fatto che fa poco ridere) del Medici pugliese, “Che bella giornata” (2011);  assai migliori e più divertenti “Sole a catinelle” (2013) e (pur con meno ritmo) “Quo vado?” (2016).

Le trovate comiche non mancano a “Tolo Tolo“, pur se meno devastanti e frequenti rispetto al primo ed al terzo film (in “Sole a catinelle” Zalone aveva poi per spalla un bambino dotato d’un carattere che al piccolo comprimario di “Tolo Tolo” non è stato attribuito). Insomma, un discreto film comico. Non un portento tale da giustificare incassi superiori ad una pietra miliare della comicità italiana come “Cado dalle nubi“, ma una commedia apprezzabile.

 

La furbizia di realizzazione di “Tolo Tolo

Sia chiaro, a livello di contenuti il film è deludente. Non perché si schieri apertamente con la causa immigrazionista: se Zalone è del parere, che male c’è? Piuttosto, per la furberia. La prima immagine che si vede dopo il cartello “fine” è l’avviso del MiBACT: film realizzato con contributi ministeriali.

Altro che politicamente scorretto! Zalone ha fatto la cosa giusta al momento giusto. Aveva contro la Cinecittà più chic: ogni suo film era stroncato da critici col birignao e da colleghi pariolini ed invidiosi (Verdone lo trovava sopravvalutato, Castellito concedeva che fa sorridere “ma non è cinema”), con il consueto codazzo di accuse di berlusconismo (assurde, gli indizi per smentirle sono troppi) e qualunquismo (già più legittime).

Sarà stata l’ansia di dover ad ogni uscita replicare i roboanti successi delle precedenti, sarà stata la frustrazione di chi sa far le cose per bene e si trova subissato di critiche da chi non ci riesce, sarà stato il fatto che il nostro uomo comunque tiene moglie e prole. I motivi per allearsi con Paolo Virzì per scrivere assieme soggetto e sceneggiatura insomma c’erano: se non puoi batterli, alleati con loro.

 

I tanti luoghi comuni sulla questione immigrazione

Così gli italiani risultano tutti gretti (tranne quelli che lavorano con le ONG), gli africani sono tutti buoni (uno tradisce, ma poveretto ha i suoi motivi; un altro – quello del filmato promozionale – è un po’, molesto ma in fondo è una sagoma). Inoltre, le ONG sono opere pie (ed i suoi operatori pure) e soprattutto il fascismo è una malattia (che si cura viaggiando e leggendo e così via): una vera e propria infezione.

Ci sono persino Nichi Vendola che fa la parodia dell’imitazione che di lui faceva Zalone (sembra Montesano quando faceva la signora inglese); Massimo Giletti che si scandalizza per i boati sovranisti del pubblico in sala; Enrico Mentana, il Vate dei buonisti da Facebook. Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha deciso così: andate in pace, ce lo chiede l’Europa.

 

La sinistra ipocrisia del politicamente corretto

Non ci si arrabbi con Zalone: lui fa il suo mestiere e, a parte il secondo film e qualche imitazione di cantanti fatta soltanto per malanimo, lo sa far bene. Piuttosto: dov’è finita la furia di quelli che volevano bruciare in piazza il film? Dove sono i sommi sacerdoti del politicamente corretto, che prima di Natale chiedevano si impedisse la circolazione dei film di Zalone?

Non si sono smarriti, lo dimostra il terribile corsivo del solito Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera. Dopo essersi fatto bello di conoscere il termine “agnizione” (la scena in questione, piuttosto gelida e sbrigativa, lo avrebbe commosso), Cazzullo sembra stroncare il film: non fa ridere, e per un film comico è un problema. Lo salva però il fatto di essere un potenziale strumento per far guardare agli italiani con maggior favore il fenomeno migratorio, quindi “è un film bellissimo“. Ragionamento più disonesto ed opportunista non si poteva fare: puro razzismo al contrario, pura tifoseria al cinema.

La prossima volta che le “sardine” diranno di essere l’Italia che si ribella, si rammenti che (mica da oggi) l’egemonia culturale la detengono loro (e, con essa, i fondi ministeriali). I sovranisti, anziché accusare di tradimento un comico che non ha mai fatto nessuna professione di fede politica, si decidano a rispondere. Non con schiamazzi, ma con proposte (e quando queste arrivano, si abbia la grazia di ascoltarle).

(Tommaso de Brabant)

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