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La distruzione dell’industria italiana negli ultimi 30 anni

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L’industria italiana è in mille pezzi, e ci ha messo appena 30 anni. Dopo le notizie delle ultime settimane su Ilva (ex Italsider) e FCA, un tempo FIAT, il bilancio è impietoso: il settore produttivo storico e strategico italiano è andato in fumo, privato o pubblico che sia.

Industria italiana, il calvario

Si cominciò dal progressivo smantellamento dell’IRI negli anni Ottanta, dalla vendita di Alfa Romeo, ai contenziosi SME e via discorrendo. Si proseguì privatizzando tutto il privatizzabile: compagnie elettriche, telefoniche.”L’economia pubblica è un salasso, dobbiamo risanare il nostro debito!” si diceva già allora. Sono passati 30 anni e il debito sale senza interruzioni, ma nel frattempo l’industria pubblica italiana finisce allo sfascio o, nella migliore delle ipotesi, in mani straniere.

Stesso dicasi per quella privata (o che, in taluni casi, è stata tale almeno per una pare rilevante della propria storia) . Crollano le aziende alimentari (Cirio, Motta), crolla un colosso come Parmalat, vengono acquisite dai francesi anche Galbani e Invernizzi.

E sempre i francesi, sono coloro che, qualche giorno fa, hanno in pratica acquisito FCA e – di conseguenza – anche FIAT. In 30 anni l’apparato industriale italiano è stato ridotto ai minimi termini, partendo da una condizione invidiabile solo qualche decennio addietro.

Industria: cosa ci resta?

Resiste l’ENI, sebbene anche lì soffino venti nefasti provenienti ancora una volta dalla Francia e dalla Total, da anni interessata ad acquisire il gigante italiano. Nell’industria italiana restano vivi e vegeti alcuni gruppi alimentari ancora floridi, come la Ferrero, e rimane in piedi Mediaset nel campo delle televisioni, con Vivendi – di nuovo francese – alla finestra.

Ma la realtà è quella di un gigante produttivo – che ci aveva resi quinta potenza industriale al mondo – smantellato e svenduto in pochi decenni. Per mano certamente di incompetenti, ma anche dei soliti noti: coloro che odiano l’Italia e che non vedono l’ora di vederla definitivamente sotto terra.

(di Stelio Fergola)

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