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Travaglio – Scanzi, fake news a go go su Salvini in TV

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Marco Travaglio e Andrea Scanzi, due nomi che fanno capolino a Il Fatto Quotidiano, giornale che ha fatto dell’anti-berlusconismo storico il suo cavallo di battaglia e che ora, a governo gialloverde crollato, cavalca senza troppi complimenti quello dell’anti-salvinismo. Nelle loro ultime presenze in TV, i due cosiddetti “giornalisti” si sono permessi di raccontare le solite fesserie a nastro, senza un reale contraddittorio.

Facciamo così. Prima vediamo cosa dicono di presuntamente intelligente i due personaggi in questione, dopodiché li smentiamo con ordine e assoluta semplicità. Anche perché le fake news di cui sono autori si smentiscono semplicemente con una ricerca su google. Come dire, un gol a porta vuota.

Travaglio: le fake news su Salvini

Il direttorissimo Travaglio ha dato il meglio di sé ospite da Lilli Gruber, in quella ormai fenomenale cloaca che si chiama Otto e Mezzo. Durante un tentativo disperato di difendere la condotta dei pupilli pentastellati, se ne esce con una frase con poco effetto ma senza sostanza: “Salvini ha solo fatto il finto ministro dell’Interno per un anno e mezzo, non combinando assolutamente nulla” e poi via di solite dichiarazioni sui selfie, l’estate, senza citare (strano) il Papeete.

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Qualunquismo tanto, dati zero. Basta parlare di un mojito, magari citare le assenze al ministero o alle riunioni europee. Ma queste considerazioni, pur con un fon damento, cambiano qualcosa sui risultati raggiunti o mancati di una azione politica? Obiettivamente, no. Ma passiamo all’altro nostro eroe.

Scanzi: le fake news su Salvini

Scanzi su Salvini ha pubblicato addirittura un libro che egli stesso ha definito “satirico”, con la complicità anche dello stesso Travaglio. Del resto il titolo (“Il cazzaro verde”) non potrebbe far pensare a nulla di serio, quindi almeno in questo l’editorialista del Fatto non ha chiesto troppo alle sue capacità. “Un cazzaro è per sempre”, racconta a Tagadà l’arguto Scanzi, che si concentra – magari a ragione – sulla crisi aperta dal leader della Lega in agosto, ma poi non entra mai nel merito dei motivi per i quali Salvini stesso sarebbe il “cazzaro” da lui dipinto con grande autorevolezza, con il piglio di chi la sa lunga insomma.

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La realtà su Salvini, al netto delle fregnacce di Travaglio e Scanzi

Matteo Salvini è stato ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio dal giugno 2018 al 4 settembre del 2019. Un anno e tre mesi. Lo è stato in un governo, quello gialloverde, dalle cariche visibilmente asimmetriche, in cui il leader della Lega non si è palesemente occupato soltanto di sicurezza, immigrazione e confini ma anche di direttive su lavoro, pensioni ed economia in generale.

Andando ad analizzare le materie di sua specifica competenza, ovvero immigrazione clandestina, confini e sicurezza, il signor Salvini ha ridotto gli sbarchi del 95%, passando dai circa 110mila dell’ultimissima fase del ministero di Marco Minniti nel 2017 ai circa 6000 avvenuti nel 2019 fino agli ultimi giorni del suo mandato. Quest’ultimo dato è salito a oltre 9500 nell’ultimo mese e mezzo, ovvero da quando si è insediato il cosiddetto governo “giallo-rosso” di asse M5S-PD. Quanto ai morti nel Mediterraneo, ammesso e non concesso possano considerarsi una responsabilità italiana, si sono più che dimezzati durante il suo mandato.

Per incrementare i risultati e migliorare anche la sicurezza nelle città, si segnalano i due Decreti Sicurezza, il primo non sufficiente per passare la scure del Quirinale, il secondo, a fatica, sì. I due provvedimenti danno – visto che sono ancora in vigore – una stretta teorica alle navi che pretendono di entrare sul territorio italiano.

Teorica perché, per quanto la legge contenga molte delle cose necessarie, di fatto Salvini non è riuscito a ristabilire il controllo assoluto dello Stato italiano sui propri confini. E’ bastata una Carola Rackete qualsiasi per mandare in frantumi leggi e navi italiane. Un’organizzazione privata che fa il baffo a un governo teorico detentore della sovranità territoriale. Non bene.

E non è neanche riuscito minimamente a mantenere la promessa dei 100mila rimpatri annui fatta in campagna elettorale, assestandosi su poche migliaia.

Il quadro su immigrazione e sicurezza è dunque spaccato a metà: da un lato un risultato enorme minimamente avvicinato da nessun ministro degli Interni degli ultimi 10 anni, delle leggi efficaci e – per onor del vero – anche una buona disposizione sulla legittima difesa, che interviene in un ambito estremamente delicato della tradizionale politica italiana. Dall’altro, il flop dei rimpatri e della tenuta del confine. A chi si lamenta verrebbe da chiedere: chi ha ottenuto di più in questi anni? Risposta esatta.

Discorso più labile quello delle materie che non erano di competenza ufficiale di Salvini, se non tramite la carica piuttosto ibrida di vicepremier, condivisa con Luigi Di Maio. L’azione della Lega ha indiscutibilmente invertito la situazione sulla Legge Fornero, con l’approvazione della cosidetta Quota 100. Ed è l’unico risultato degno di nota in politica economica. Niente Flat Tax (se non per quote minime di interessati), niente manovre espansive. La lotta con Bruxelles, soprattutto verbale, sebbene con i progetti dei Minibot annunciati tempo fa da Claudio Borghi qualcuno in Europa si sia fatto venire qualche turbamento.

Perché i veri cazzari sono Travaglio e Scanzi

Ora, tutto si può dire del ministero di Salvini e della sua azione politica generale meno che sia stata nulla e che non abbia ottenuto risultati. Soprattutto sui temi dell’immigrazione e della sicurezza, dove addirittura i numeri sono nettamente a favore del ministro leghista, paragonato a qualsiasi collega (qualsiasi) degli ultimi 10 anni. E non dimenticando il fatto che il leader della Lega ha ricoperto incarichi di governo per un anno e tre mesi, non per dieci e neanche per una legislatura intera: è e resta una miseria.

Non è intelligente fare l’elenco delle cose che Salvini non è riuscito a fare per smentire questi dati di fatto. Non è intelligente ricordare le sue assenze al ministero o alle riunioni europee. Con i pochi risultati ottenuti entrambe le osservazioni non c’entrano nulla. Possono far muovere al signor Salvini critiche sulla sua disciplina istituzionale, certamente, ma non mettere in dubbio le cose buone ottenute nel misero tempo di un anno abbondante di governo, peraltro non certo da solo e con alleati non certo cooperativi, come il ministro della Difesa Elisabetta Trenta.

So che gli italiani nel complesso ormai difficilmente ci possono cascare, ma nella fattispecie davvero faccio un appello a chi pende dalle labbra di questi cioccolatai senza badare alla concretezza, perché questa storia che in TV si può raccontare qualsiasi fregnaccia palesemente in contrasto con l’andamento dei fatti va contrastata, e questo va fatto con estrema determinazione.

Gli unici cazzari, in questa storia, sono i signori Travaglio e Scanzi.

(di Stelio Fergola)

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