Siamo contro l'immigrazione: è un problema?

Siamo contro l’immigrazione: è un problema?

Oltre la Linea è contro l’immigrazione di massa, e non credo sia un mistero per nessuno. Se volete opinioni dissimulate di chi ufficialmente non se ne dichiara promotore ma poi fa di tutto per favorirla, cianciando di fenomeni inarrestabili e quant’altro, sapete già a chi rivolgervi. Noi preferiamo dire la verità e non le fregnacce.

Alcuni commenti sotto i nostri articoli sull’argomento meritano una risposta ufficiale, e mi appresto a darla pubblicando anche sul giornale considerazioni che già avevo espresso sulla mia pagina Facebook. In particolare, il fatto che abbiamo riportato la notizia della crescente ostilità degli europei per il fenomeno.

Ci è stato detto che godremmo a osservare la guerra tra i poveri o che ci auguriamo una sorta di “salto di qualità” guardando ai succitati sondaggi.

Rispondo a entrambe le considerazioni in questo modo.

Per prima cosa, la guerra tra i poveri è una responsabilità incontestabile dell’immigrazionismo.

Prima della promozione, diffusione e del tentativo di consolidamento dell’immigrazione gli indigenti erano tutti regolarmente cittadini, non potevano sviluppare alcuna tensione sociale (se non in via occasionale) poiché erano tutti responsabilità dello Stato di nascita e, in caso, solo ad esso adivano per le sue insufficienze.

Dopo lo sviluppo della migrazione di massa il quadro è cambiato completamente nei Paesi già multi-culturali, e in via ancora parziale in Italia. I poveri non se la prendono solo con lo Stato, ma iniziano a picchiarsi tra loro, gli autoctoni perché giustamente rivendicano il diritto di priorità rispetto alla propria casa nelle tutele sociali e anche nella possibilità di trovare un lavoro, gli immigrati – in torto totale, ma comprensibile visto il modo in cui sono stati ingannati – quello di ottenere le colossali fesserie che gli sono state promesse con immagini, video e notizie completamente decontestualizzate.

Chi ha messo i poveri di diverse nazionalità in conflitto è chi ha promosso l’immigrazione di massa. Punto, fatto e finito.

Questa cosa può piacere a qualcuno (ma si guarderà bene dall’ammetterlo e preferirà negare ogni responsabilità) oppure no, ma è difficilmente contestabile. Storicamente e statisticamente.

Come è incontestabile che la stragrande maggioranza dei clandestini non sia rifugiato, come è incontestabile che si stia tentando in ogni modo di farli diventare tali per vie “traverse”, sia tramite spostamenti indotti e completamente innaturali (non sei in un Paese in guerra? Vai in Libia!) sia tramite sentenze della magistratura assolutamente faziose e ideologicamente orientate.

Chi pensa di essere obiettivo perché una volta dà ragione ai sinistri e un’altra volta ai destri senza analizzare i fatti è solo un fesso. Chi è sinistro è proprio perso in partenza. Sarà un’opinione, ma sono abituato a dire quello che penso.

Quanto alla seconda questione, sembra quasi una colpa da stigmatizzare: “Ehi non solo sei contro l’ “accoglienza”, ma ti permetti pure di sperare che la gente sia d’accordo con te!”.

Certo che ce lo auguriamo. Più la gente diventa consapevole del dramma e del suicidio, meglio è. Sarebbe come dire che non dovremmo augurarci che la totalità dei giovani iniziasse a capire i mali della cocaina e a rifiutarla completamente.

L’immigrazione – se non fosse chiaro lo riscrivo – per noi è un male assoluto, non esiste un solo motivo per difenderla: culturalmente, socialmente, antropologicamente.

Citare gli USA quale esempio positivo, come sempre si fa in questi casi, è abbastanza inutile: trattasi di caso peculiare, in contrasto con la stragrande maggioranza delle altre situazioni di melting pot o di migrazioni massive, e peraltro non privo di punti oscuri.

Cosa non vi torna, geni?

(di Stelio Fergola)

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