Caio Mussolini

Caio Mussolini: pronipote del Duce candidato alle europee

Caio Giulio Cesare Mussolini è nato in Argentina nel 1968, è figlio di Guido e nipote di Vittorio Mussolini, secondogenito di Benito Mussolini, Duce d’Italia e fondatore del fascismo. Caio è candidato alle elezioni europee 2019 nella circoscrizione Sud tra le fila di Fratelli d’Italia.

Caio Mussolini: la carriera universitaria e militare

Laureato in Scienze Navali e Marittime presso l’Università di Pisa e in Scienze Politiche con lode presso l’Università di Trieste, nel 1986 è entrato all’Accademia Navale di Livorno come Allievo Ufficiale di Stato Maggiore, concludendo il corso normale nel 1990 col grado di Guardiamarina. Imbarcato 8 anni sui sommergibili a Taranto e La Spezia, è arrivato a svolgere col grado di Tenente di Vascello il comando di Nave Gorgona nel 1998. Durante gli anni di servizio Caio Mussolini ha partecipato a diversi corsi e missioni, sia in Italia che all’estero. Dopo essersi congedato, nel 2002 ha iniziato a lavorare per Oto Melara (società di Finmeccanica) come Marketing & Sales Area Manager per i sistemi navali in Latinoamerica e Medio Oriente. Caio Mussolini parla correttamente l’inglese e lo spagnolo.

Dott. Caio Mussolini, Lei porta un cognome importante per la storia italiana e la sua candidatura ha suscitato malumori ed è stato sottoposto a censura, la critica viene mossa al suo cognome e non alla persona, infatti nelle polemiche viene ignorato il suo curriculum che pochi vantano nella politica italiana. Cosa comporta essere il pronipote del Duce?

Ho avuto tanta attenzione, ma il mio cognome non mi ha mai aiutato. L’ho portato sempre con orgoglio, ma nel lavoro mi ha danneggiato. Ne ho approfittato per forgiare il mio carattere e per avere il curriculum che ho. E’ una grande soddisfazione.

Il pensiero progressista sta decostruendo la nostra società pezzo per pezzo, non c’è più spazio per Dio, patria e famiglia?

Sono valori, senza tempo. Il disegno dei progressisti è chiaro, ma la reazione dei popoli si alza forte e chiara in tutto il mondo. Dio, Patria e famiglia non sono una moda. Sono monumenti che si alzano fieri in mezzo alle rovine. Non cadranno mai.

L’antifascista Piero Calamandrei in un articolo del 1950 affermava che «per aversi uno stato sovrano e indipendente, è necessario che alla formazione della sua volontà concorrano soltanto, attraverso i congegni costituzionali a ciò predisposti, le forze politiche interne. Stato democratico sovrano è quello, le cui determinazioni dipendono soltanto dalla volontà collettiva del suo popolo, espressa con metodo democratico, e non da volontà o da forze esterne, che stiano al disopra del popolo e al di fuori dello stato».

Questo per ricordare che la sovranità non è da “fascisti”, mentre negli ultimi anni c’è stata una scissione tra sinistra e sovranità nazionale. I mercati “insegneranno a votare nella maniera giusta” o queste elezioni europee rappresenteranno la rivalsa dei popoli contro le élite?

Purtroppo la globalizzazione e le istituzioni sovranazionali hanno spostato i centri decisionali lontano dal popolo. Oggi non si sa chi decide. Chi conosce chi sono i Commissari europei? Come fai a controllare i lavori del Parlamento? Come puoi avere un’opinione pubblica in un continente dove si parlano 20 lingue diverse. L’idea del superstato europeo alla Monnet è una perversione.

La Cina sta investendo molto nei porti del Mediterraneo e del Nord Europa, da Haifa a Rotterdam ci sono interessi cinesi, nel porto greco del Pireo due terminal sono stati acquistati da un’azienda di stato cinese ottenendo un usufrutto esclusivo per 35 anni. Pechino ha puntato gli occhi anche su Trieste e Genova. L’espansione cinese è sottovalutata? Deve essere discussa a livello europeo?

Semmai io mi chiedo perché i cinesi abbiano preso il Pireo e non Gioia Tauro. E’ stata un’occasione persa. L’espansione cinese è un fatto. Dobbiamo capire come non farci colonizzare. Trump lo ha capito. Noi abbiamo una classe dirigente che si guarda l’ombelico.

Tanti meridionali lasciano il Sud e tanti italiani lasciano l’Italia, la maggior parte di questi sono rassegnati all’idea di non poter cambiare il proprio Paese, cosa si sente di dire a questi giovani italiani?

Mi piange il cuore. Li capisco, e provo rabbia quando i loro genitori mi raccontano dell’esodo di questi ragazzi. Purtroppo al Sud mancano le infrastrutture, ma soprattutto la certezza delle regole e della burocrazia. Pensare che il sud possa tenersi buono con reddito di cittadinanza e tolleranza del lavoro nero è una follia contraria agli interessi nazionali.

(di Umberto Camillo Iacoviello)

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