Le idee di Valerio Malvezzi contro l'ultraliberismo (parte 3)

Le idee di Valerio Malvezzi contro l’ultraliberismo (parte 3)

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6. L’euro e l’Unione Europea

Il macro-argomento ivi in discussione meriterebbe fiumi di inchiostro, così come ha meritato l’attenzione del Professore in diversi convegni da lui tenuti in giro per l’Italia. Il presupposto che sinora ha costituito il fil-rouge del Malvezzi-pensiero è l’idea per cui oggi sia necessario riportare economia e finanza agli ordini della politica e della filosofia morale, tornando così ad occuparsi delle persone e non delle unità di conto sullo schermo di un computer.

Di certo, stante ciò, il lettore potrà facilmente trarre le proprie conclusioni sulla opinione del Nostro in merito ad un sistema di cambi fissi che obbliga a svalutare il lavoro, in merito ad un sistema dove una Banca Centrale non agisce come tale, gestito da una Commissione non proveniente da processo democratico, con un Parlamento meramente consultivo.

In certi casi, tuttavia, val la pena lasciar parlare i documenti ufficiali, come questo Comunicato Stampa rilasciato dalla Commissione Europea a Bruxelles il 21 gennaio 2014: «Venuta meno la possibilità di svalutare la moneta, i paesi della zona euro che tentano di recuperare competitività sul versante dei costi devono ricorrere alla “svalutazione interna” (contenimento di prezzi e salari). Questa politica presenta però limiti e risvolti negativi, non da ultimo in termini di un aumento della disoccupazione e del disagio sociale, e la sua efficacia dipende da molti fattori come il grado di apertura dell’economia, la vivacità della domanda esterna e l’esistenza di politiche e di investimenti che promuovano la competitività non di prezzo».

Infatti, l’euro è un sistema a cambi fissi, che fissa (per l’appunto) i valori del cambio, permettendo la libera circolazione di capitali, ma sottraendo a questo scopo la sovranità monetaria ai Paesi membri (“political trilemma”, già citato). Questo tipo di unione monetaria non ha precedenti storici: meccanismi così rigidi e senza flessibilità non esistettero neppure sotto il regime del “gold standard” (la possibilità di emissione di valuta che si legava al quantitativo di riserve auree di un Paese).

Qualsiasi compensazione di competitività viene fatta con il taglio della spesa pubblica ed il taglio dei salari, sempre con il fine di ridurre il rapporto fra debito pubblico e PIL: queste politiche di austerità sono state perseguite sotto il governo Monti, conclamatamente nefasto per l’Italia. Grazie alla sua “spending review”, la disperazione fra la gente è aumentata, e persino il motivo per cui fu posto a capo del Governo fu mancato del tutto: il rapporto debito/PIL è salito dal 116% al 132%.

Tra il 1996 ed il 2001, Malvezzi rileva che vi furono ben 96 studi di economisti e professori (in special modo americani) che sostenevano che l’euro non avrebbe funzionato (fra costoro, si annovera il Premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz), e che anzi avrebbe generato preoccupanti problematiche a livello sociale. Ritenevano che l’unione solo monetaria di popolazioni completamente diverse fra loro avrebbe condotto al disastro, in quanto priva di una vera cooperazione, e distruttrice dei singoli modelli nazionali: nonostante questo, la «faustiana pretesa» (parole di Giuliano Amato) di creare una moneta senza Stato fu comunque portata innanzi.

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L’euro si configura come un modello predatorio (leggasi: neoliberista), che distrugge la spesa pubblica e la domanda interna dei singoli membri (Monti lo ammise chiaramente e pubblicamente in una sua intervista alla CNN) e basa tutto sul surplus della bilancia commerciale (import-export). Ed è qui che il Nostro si domanda: «ma se tutti esportano, chi importa?». La risposta è semplice: in un sistema di tal fatta, i più forti mangiano i più deboli. Si guardi alla speculazione tedesca in Grecia ed ai “Fondi Salva-Stati” che sono andati alle banche della Germania e della Francia, non certo ai poveri cittadini greci, criminalmente ridotti alla povertà. Oggi tutto ciò è stato chiamato, con superficialità disprezzabile, “austerità avventata”.

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La ricerca della competitività a tutti i costi ha generato deflazione salariale, “credit crunch” ad imprese e famiglie produttrici, oligopolio bancario (un modello colossale che non è funzionale al tessuto economico italiano). Malvezzi, con decisione, sostiene che è proprio a causa di questo cambiamento del sistema economico, di cui le attuali regole europee fanno parte, che la popolazione si è trovata in ginocchio, impossibilitata a fare figli o ad emanciparli. Poiché l’Italia, dopo aver perduto il 25% della propria produzione industriale, si è ritrovata (e si ritrova) obbligata a pagare interessi a banchieri privati, invece che a spendere in deficit per garantire servizi e protezione ai propri cittadini. In questo sistema, i ricchi si sono arricchiti ancora di più e si sono ridotti di numero, i poveri sono quantitativamente cresciuti e la classe media si è ritrovata sulla via del tramonto.

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6.1 Lo spread, la finanza politica, l’uguaglianza orwelliana

I poveri sono aumentati, i ricchi hanno divaricato la forbice rispetto al resto della popolazione, i disagi sociali sono sotto gli occhi di tutti: del resto, l’euro ha impoverito i popoli europei, come candidamente ammesso da Mario Draghi. Il quale pure, nella sua Tesi di Laurea con Federico Caffè, sosteneva che la moneta unica sarebbe stata una follia. Non deve quindi sorprendere che l’UE abbia bisogno di crisi e gravi crisi per fare passi avanti: parole di Monti.

Infatti, la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea non cessano di perseguire la loro politica di riordino dei conti pubblici e di mantenimento di una bassa l’inflazione sulla base di regole inventate a tavolino (il 60% debito/PIL, il 3% deficit/PIL). A prescindere dalle conseguenze che tutto ciò possa avere sulla popolazione, per invece rassicurare i mercati internazionali e non perdere la competitività (il diritto del più forte di spadroneggiare sul più debole).

Tuttavia, i mercati non sono oggettivi; eppure, sono riusciti ad acquisire un potere politico (si ricordi la caduta del governo Berlusconi nel 2011 e la lettera minatoria della BCE, come pure le difficoltà indotte nel momento della nascita del cosiddetto “governo giallo-verde” in Italia).

Al contempo, anche una Banca Centrale indipendente, come quella europea, ha acquisito facoltà decisionali impensabili. L’indipendenza dalla politica è un’indipendenza dalla democrazia e dai cittadini, che infatti possono cambiare i politici ma non i burocrati ed i tecnocrati. Una Banca Centrale può calmierare i mercati internazionali, acquistando i titoli di debito e stabilendone il prezzo, in quanto creatrice di FIAT Money, fattualmente in maniera illimitata, può garantire come prestatrice di ultima istanza sempre valida per qualunque tipo di spesa da parte degli Stati (obiettivo con cui nacque la Banca d’Inghilterra nel 1694).

Il problema sta nel fatto che lo statuto della BCE impedisce questa sinergia con i singoli Paesi, anzi la vieta espressamente. Il che è un vantaggio per tale istituto ma un profondo nocumento per i cittadini. Il “Whatever it takes” di Draghi (acquisto dei titoli di Stato sul mercato secondario da parte della BCE) è stato un’eccezione, ma è stato fatto unicamente per salvare la moneta unica.

Parlando di soggettività dei mercati finanziari e di potere politico della BCE, non si può non pensare al fenomeno dello spread, millantato come l’indice di credibilità di un Paese. Ma che cos’è davvero lo spread? Valerio Malvezzi non lascia spazio a dubbi: è «il fantasma formaggino», che viene invocato dai mercati per ottenere dei risultati specifici e mirati di tipo politico, come il taglio della spesa pubblica o dei salari, a detrimento del benessere dei cittadini.

Infatti lo spread, il differenziale fra i Bund tedeschi ed i BTP decennali italiani, è niente di meno che un parametro soggettivo: si basa su previsioni statistiche e su calcoli di probabilità, che non è scientifico trovino conferma nei fatti, in quanto l’economia stessa è una scienza umana dagli uomini diretta. Inoltre, il calcolo di probabilità è inficiato dalla speculazione, che nasce con i giudizi e le operazioni (faziose) delle agenzie di rating.

Complici dell’alta finanza, sono le stesse che valutarono Tripla A i mutui “subprime” nel 2007. Per citare il Nostro, ed i lettori perdonino i dovuti francesismi originali qui riportati, occorrerebbero «Più merde di vacca nei campi che pezzi di merda nei mercati finanziari». È quindi una misurazione soggettiva, arbitraria e manipolabile della realtà, emblema della correlazione fra rischio e rendimento, una basilarità della finanza. Trattasi della teoria del sacrificio, cioè per un rischio preso bisogna avere un rendimento. Lo spread misura l’aumento o meno del rischio soggettivamente percepito.

Le idee di Valerio Malvezzi contro l'ultraliberismo (parte 3)

Eppure, esso è stato utilizzato con scopi politici, come ad esempio nel maggio del 2018, al momento della formazione del Governo Conte: proprio in quel mese, è stata rilevata una discrasia evidentissima fra l’acquisto di Bund e l’acquisto di BTP da parte della BCE. Difficile non pensare che si sia trattato di un’operazione politica. Ma, del resto, è nuovamente lapalissiano constatare come, nell’attuale Unione Europea, alcuni maiali siano più uguali degli altri, ed esistano figli e figliastri.

Prendiamo di nuovo la Germania, ad esempio. Mentre le Sparkasse, le Landesbank ed altre banche territoriali e locali tedesche esulano dalla vigilanza BCE, le nostre BCC non ne sono esenti. Mentre il debito pubblico italiano, contabilmente, contiene Stato, periferie e previdenze, quello tedesco esclude i länder e la previdenza e contiene soltanto il primo indice delle spese appena riportate. Non occorre un ragionamento esageratamente complesso per comprendere che si tratta di un gioco sporco, in cui alcuni competono con le mani legate dietro la schiena.

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7. La rete idrica e la pompa dell’acqua

All’interno del cambiamento deliberato e pianificato del sistema economico, di cui Malvezzi sostiene la tesi, un ruolo fondamentale è ovviamente ricoperto dalla moneta, strumento di scambio di beni e servizi. Essa non è una ricchezza: questa è costituita dal lavoro, dai lavoratori e dal tempo che dedicano alla produzione.

Il cambio di un sistema monetario non è mai stato né un cataclisma né irrimediabile. Si ricordi lo sganciamento del dollaro dall’oro voluto da Richard Nixon nel 1971, che mise fine agli accordi di Bretton Woods del 1944 e dette origine alla Moneta fiat. Un concetto biblico: “fiat lux”, “luce fu”. Così è per la moneta: sia moneta, e moneta sarà, poiché essa viene creata dal nulla, ed è priva di valore intrinseco.

Per aiutare la comprensione anche ai profani di macroeconomia, il Nostro utilizza una metafora idraulica, la cui impostazione egli non condivide appieno, ma che volentieri utilizza per essere chiaro nella sua spiegazione. Ma prima, un preambolo.

A fine Ottocento, Irving Fischer, economista e statistico statunitense, elaborò la teoria quantitativa della moneta, la quale si esprimeva nell’equazione «MV=PQ». Secondo quest’ultima, esiste una correlazione diretta fra lo stampare moneta e l’aumento dell’inflazione (la quantità influisce sul prezzo). Viene citata in questo contesto la tesi del “Pescatore” perché spesso usata come spauracchio per il ritorno ad una piena sovranità monetaria. Una propaganda basata sul terrorismo psicologico per cui “se si emette valuta, si crea automaticamente inflazione”. Ovviamente, l’immagine iconica dei tedeschi che, nel primo Dopoguerra, andavano a comprare il pane con carriole colme zeppe di marchi è ciò che viene in mente a tutti.

Tuttavia, Malvezzi evidenzia un particolare che volentieri viene eluso nel dibattito. Tale teoria, neoclassica, aveva un senso alla fine del XIX secolo, ed inoltre essa possiede una “stringata nota a piè di pagina” che dice che tale correlazione viene ad essere operante «in condizioni di piena occupazione».

Oggi, quindi, non sarebbe un problema, in quanto non siamo in un regime di piena occupazione, e l’esempio chiaro lo si può portare con l’operazione compiuta dalla BCE di Mario Draghi. Egli ha emesso valuta per un valore di migliaia di miliardi di euro, andata nel mondo finanziario e non in quello reale. Eppure la percentuale dell’inflazione in eurozona è rimasta bassa. Oppure, si citi il caso del Giappone: 260% di rapporto debito pubblico/PIL, Bank of Japan che detiene circa il 40% di questo stock, eppure l’inflazione è ben al di sotto dell’1%.

In un mondo normale, c’è sovranità monetaria, è un principio cartalista. Se aumenta la domanda di beni, aumenta anche il prezzo dei beni, e così aumenta il valore della moneta. Se invece c’è un eccesso di ricchezza, i beni divengono meno convenienti, si compra di meno e la moneta si svaluta: è la legge della domanda e dell’offerta. Ma che libertà c’è se non si può far oscillare un prezzo (l’euro è un sistema di cambi fissi)? Malvezzi lo sottolinea partendo dalla sua tesi di laurea: neppure nell’URSS pienamente statalista vi furono meccanismi così rigidi.

L’economia non è affatto una scienza indiscutibile, poiché essa è fatta di scelte politiche. La ridistribuzione della ricchezza, per maggiori giustizia ed equità sociali, al mondo borsistico e finanziario può andare bene, poiché non permetterebbe loro di fare affari ultra-milionari. Cosa si può fare quindi, in questa scienza non neutra, ed appieno costruita dall’uomo?

Malvezzi suggerisce di «riprendere il controllo della pompa dell’acqua e non perdere quello della rete idrica»: ovverosia, ritornare ad avere una Banca Centrale pubblica, a prescindere dalla moneta che possa scorrere nelle sue tubature, ed un sistema bancario funzionale all’economia del territorio sul quale si innerva. La sovranità democratica del popolo non può né deve essere negoziabile. Inoltre, occorrerebbe abolire il modello di banca universale, affinché l’economia reale, quella dei cittadini, rimanga separata dalla finanza.

 

8. Conclusione

L’esortazione dell’economista alessandrino alla Camera dei Deputati, il 4 luglio 2018, durante la presentazione del libro “La sovranità appartiene al popolo o allo spread?” (curato da Antonio Maria Rinaldi, con gli autori di “Scenari Economici”), non poteva quindi che essere la seguente: «Dovete combattere per il controllo dell’acqua in economia. Lo dovete fare per i poveri, suicidi di Stato. Lo dovete fare per le madri d’Italia. E, soprattutto, lo dovete fare per i bambini mai nati».

È un controllo fondamentale, di tipo politico, che si inserisce e si innerva nel contesto più ampio della battaglia contro il neoliberismo e contro una visione immorale ed aberrante del mondo. L’economia è una scienza di matrice umana, ed agli uomini deve rispondere, non il contrario. Gli esseri umani e i loro diritti sono superiori al mercato, o meglio devono tornare ad esserlo.

Ad esempio, ci sono stati, in Italia, dei suicidi di Stato (lavoratori, imprenditori che pensavano di essere colpevoli, ma che in realtà erano vittime): «ma veramente occorre stare a puntualizzare col pallottoliere il numero di imprenditori suicidi in Italia, senza badare al fatto più importante, ovverosia che sono morti suicidi? È pazzesco che ad alcuni dia fastidio, come se fosse una cosa di cui non si debba parlare, da derubricare a meri incidenti della Storia».

La vera questione non è discutere col pallottoliere, con la calcolatrice o con un foglio di Excel, ma con il cuore: «non è importante il numero delle tragedie, ma il fatto che queste tragedie siano avvenute a causa di un modello economico distruttivo». Non è solo un modello economico, ma un vero e proprio modello di società e di civiltà.

Come già detto più volte, l’economia è una scienza fallibile, e tutte le idee sono di parte, occorre semplicemente fare una scelta: «i mercati od i cittadini? I bilanci o gli esseri umani? Il primato della finanza, dell’economia, della politica o dell’etica? La stabilità dei mercati o delle famiglie? Le banche speculative o quelle territoriali? La moneta privata o quella pubblica? La ricchezza per pochi o per tutti? L’oligopolio o la democrazia? La centralità del mercato o dell’uomo?» (diretta Facebook del 27 luglio 2018).

La proposta-Malvezzi affinché la scelta penda dalla parte del popolo, cioè gli sconfitti della globalizzazione (e sono la maggior parte), si articola nei seguenti punti:
«1. Riconquista della sovranità [anche e soprattutto, ma non solo, N.d.R.] monetaria;
2. Abolizione del modello di banca universale;
3. Ri-costituzione di una Banca Centrale che risponda all’interesse pubblico;
4. Avvio di politiche economiche espansive ed anti-cicliche;
5. Difesa del sistema bancario italiano (Banche Popolari, Banche di Credito Cooperativo);
6. Levare il Fiscal Compact dalla Costituzione italiana (Art. 81, pareggio di bilancio, inserito da Monti nel 2012);
7. Rispetto della democrazia;
8. Lotta alla deflazione salariale;
9. Abolizione delle logiche di “bail in” e “bail out”;
10. Creazione di un Tribunale Internazionale per Crimini Finanziari».

Punti semplici ma efficaci, ai quali si accompagna un tassello: la lotta sul versante dell’informazione e della verità, le prime armi con cui tutti i cittadini possono assumere consapevolezza e coscienza.

Ci sono, per il Nostro, due mondi in conflagrazione. Quello dei tanti con la testa alta ma in ginocchio, e quello degli altri, pochi, che ricattano con spread e debito, in piedi ma a testa china. Ma i primi hanno molta più dignità dei secondi: da questo sistema di debito, che toglie sangue ad un corpo sano e lo ammala per proprio tornaconto personale, si può uscire, si deve uscire, per ritornare a vivere e respirare.

Le idee ci sono, e sono numerose: accompagnando ad esse determinazione e coscienza, nulla è impossibile. Con cognizione di causa, Malvezzi conclude così la sua diretta Facebook del 23 giugno 2018: «Potrete occupare, col vostro potere, le università, e comprare i professori, ma non potrete comprare gli studenti. Voi potrete comperare, per esempio, gli opinionisti, ma non potrete mica comperare i lettori. Potrete anche comprare le radio, ma non potrete comprare le orecchie. Potrete comprare le televisioni, ma non gli occhi. Voi potrete comprare i conti correnti, ma non i cuori».

Del resto, non poteva che essere lui l’artefice di un manifesto per il cambiamento di questo a-morale sistema, affinché ne nasca un mondo nuovo, con l’Uomo nuovamente al centro: un manifesto per un’Economia Umanistica.

9. Nota dell’autore

Il presente articolo è un tentativo di strutturazione onnicomprensiva ed organica del pensiero dell’economista Valerio Malvezzi, sulla base delle fonti che verranno di seguito menzionate. Indi per cui, il fulcro argomentativo fondamentale che i lettori hanno avuto occasione di analizzare appartiene nella sua totalità al Nostro. Il sottoscritto – il quale si scusa in caso di eventuali errori, a sé del tutto addebitabili – ha provveduto ad organizzare i dati e le informazioni ottenute ed evinte dalle conferenze e dalle interviste, e ad arricchire l’articolo medesimo (nelle sue tre parti) con proprie conoscenze, nozioni e riferimenti (la MMT e Warren Mosler, John Maynard Keynes ed altri, ad esempio) e con citazioni (Leonardo Sciascia, Kemi Seba, Federico Caffè, ma anche Mario Draghi e Mario Monti, e così via), il più conformemente e coerentemente possibile con l’argomento trattato.

10. Fonti

1) «COME RUBANO AI POVERI PER DARE AI RICCHI – Valerio Malvezzi»: Canale Youtube «Byoblu», pubblicato il 19 febbraio 2018 [https://www.youtube.com/watch?v=k7x8Qfh5nSE].
2) «L’EURO È UNA SCIAGURA – Valerio Malvezzi»: Canale Youtube «Byoblu», pubblicato il 22 febbraio 2018 [https://www.youtube.com/watch?v=5yUUAlRx1Zk].
3) «Oggi muore la maggior parte delle banche italiane, le BCC – Valerio Malvezzi»: Canale Youtube «Byoblu», pubblicato il 3 marzo 2018 [https://www.youtube.com/watch?v=nLdQezEU2ng].
4) «Cosa rischia il nostro Paese?»: Canale Youtube «Valerio Malvezzi – Win The Bank», pubblicato il 29 maggio 2018 [https://www.youtube.com/watch?v=_oYZBFLF9m8].
5) «Diretta 29: una lezione di Economia spiegata per i cittadini di libero pensiero»: Canale Youtube «Valerio Malvezzi – Win The Bank», pubblicato il 20 giugno 2018 [https://www.youtube.com/watch?v=sRFBfSZ8bgk].
6) «Come confutare in 7 minuti il DEBITO PUBBLICO come Male Assoluto»: Canale Youtube «Valerio Malvezzi – Win The Bank», pubblicato il 23 giugno 2018 [https://www.youtube.com/watch?v=0C_vHX7sglU].
7) «TUTTE LE VOSTRE MALEDETTE COLPE – Valerio Malvezzi fa il discorso del secolo»: Canale Youtube «Byoblu», pubblicato il 27 giugno 2018 [https://www.youtube.com/watch?v=FYK7P15mgZk].
8) «Perché l’Italia si deve riprendere la Sovranità Monetaria»: Canale Youtube «Valerio Malvezzi – Win The Bank», pubblicato l’8 luglio 2018 [https://www.youtube.com/watch?v=vcF4RhZq1dQ].
9) «Valerio Malvezzi – Tutte le balle che vi raccontano da anni»: Canale Youtube «Valerio Malvezzi – Win The Bank», pubblicato il 27 luglio 2018 [https://www.youtube.com/watch?v=H_jxBnCYDLg].
10) «Lettera ai potenti della Terra – Valerio Malvezzi al Senato della Repubblica»: Canale Youtube «Byoblu», pubblicato il 20 gennaio 2019 [https://www.youtube.com/watch?v=UiL8Aq0P32M].

(di Lorenzo Franzoni)

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