I Greci trionfano a Salamina

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Ogni speranza sembrava ormai persa, la collera del gran re di Persia, del re dei re del più vasto impero del mondo conosciuto, era arrivata fino alla stretta penisola dell’Attica. Atene era stata data alle fiamme, distrutta e saccheggiata, il famoso re Leonida di Sparta giaceva, insieme alla sua guardia del corpo, sul campo delle Termopili, dove per pochi giorni era riuscito a fermare il vasto esercito del gran re. Numerosi alleati avevano voltato le spalle alla Lega Panellenica creata per fermare l’invasore che veniva da Oriente; era stata una scelta obbligata una volta che il re dei re Serse aveva superato lo stretto delle Termopili ed era dilagato nella Grecia centrale. Delle 31 città dell’alleanza antipersiana erano rimaste la più forti: Sparta, Corinto, Megara, Egina ed Atene, o quel che ne rimaneva.

Ogni speranza sembrava mai persa con i Persiani padroni dell’Attica e numericamente superiori sul mare. Rimaneva, secondo la strategia di Sparta e Corinto, un’unica opzione: ritirarsi oltre l’istmo di Corinto e tentare un’ultima disperata difesa, cercando di far valere ancora una volta la superiorità della fanteria pesante oplitica delle poleis greche. L’ateniese Temistocle invece, ormai alla guida di ciò che rimaneva della sua città, confidava pienamente nell’oracolo che tempo addietro la Pizia di Delfi aveva pronunciato agli ateniesi: “resta il muro di legno… dato da Zeus”. Al tempo Atene di mura non ne aveva, che cosa indicava la sacerdotessa di Apollo con “mura di legno” se non la flotta di triremi fatta costruire dallo stesso Temistocle? E proprio la flotta era diventata l’orgoglio della città della civetta: 200 triremi costruite con grande fatica e dispendio di energie, la flotta più grande della Grecia, nocciolo della futura talassocrazia ateniese sul Mar Egeo.

I Greci trionfano a Salamina

Altra grande intuizione di Temistocle, dopo aver convinto i suoi concittadini a costruire la grande flotta, fu di aver capito che la difesa sull’istmo di Corinto era solo un miraggio; la grande flotta di 800 navi del gran re persiano avrebbe potuto far sbarcare ovunque nel Peloponneso l’esercito del generale Mardonio, serviva una battaglia in un campo favorevole ai Greci per poter distruggere la flotta nemica. Il braccio di mare prescelto fu lo stretto di Salamina. Sull’isola di Salamina furono trasportati tutti i profughi di Atene, dopo che ebbero abbandonato a sé stessa l’indifendibile polis, e questo era il luogo perfetto per annullare la superiorità numerica persiana e far valere la forza della fanteria oplitica imbarcata sulle navi greche. Il canale di Salamina presenta infatti numerose rientranze e sporgenze dovuta alla forma frastagliata dell’isola, e nei suoi punti più larghi non supera i 2000 m mentre nei più stretti arriva a malapena a 800m.

I Greci trionfano a Salamina

In questo stretto canale si posizionò la flotta Ateniese insieme ai vascelli alleati, guidati da Temistocle e dallo spartano Euribiade. Il gran re di Persia Serse, sicuro dell’imminente vittoria sui Greci fece predisporre il suo trono d’oro su una collina antistante il canale e Salamina, così, tronfi dei precedenti successi, le navi persiane si accalcarono nello stretto per dare battaglia. Subito le forze del gran re si trovarono imbottigliate, le navi erano così numerose che era impossibile mantenere la formazione e i vascelli cozzavano l’uno sull’altro scompigliando l’ordine di marcia. La flotta greca, per niente intimorita dal vasto numero dei nemici, ed anzi senza più altra via d’uscita, si lanciò a capofitto nello scontro colpendo duro i lati dello schieramento persiano.

I Greci trionfano a Salamina

Le triremi ateniesi, spartane, corinzie e delle altre poleis alleate speronarono le navi persiane allo sbaraglio mandandole in frantumi e abbordando quelle che non colavano a picco. Fin da subito i persiani furono immobilizzati, non riuscivano a manovrare nello stretto canale, ne potevano pensare di resistere nel corpo a corpo alla fanteria pesante della marina greca. La battaglia si trasformò così in un macello dove gli ateniesi sfogarono tutta la loro furia vendicativa in nome della polis distrutta. 200 navi persiane andarono distrutte, tante altre vennero catturate, mentre sole 42 triremi greche si inabissarono nelle acque di Salamine.

I Greci trionfano a Salamina

Fu quindi grazie al genio tattico e all’ostinazione di Temistocle che la guerra cambiò radicalmente corso: Serse, che non aspettò neanche la fine dello scontro, abbandonò la Grecia via terra accompagnato dalla maggior parte dell’esercito mentre lasciava solo il generale Mardonio al comando di 50.000 uomini per tentare di soggiogare le poleis alleate. Nel 479, l’anno dopo Salamina, l’esercito persiano fu distrutto a Platea e da quel momento in poi l’impero del Gran re smise di essere un pericolo per la Grecia. Insieme alla battaglia di Maratona, Salamina è così entrata a ragione nel novero dei grandi scontri che hanno cambiato non solo l’esito di un conflitto, ma il corso stesso della storia.

(di Fausto Andrea Marconi)

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