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Perché la Polonia è importante per smascherare la violenza UE

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La Polonia attaccata dall’UE, ma Varsavia non ci sta. In queste settimane si è visto di tutto e di più. Si è partito dal mancato riconoscimento della priorità del diritto comunitario su quello nazionale affermato dalla corte costituzionale polacca, si è continuato con le discussioni tra i leader dei Paesi Ue e della BCE su come operare nei contronti dei “ribelli”.

Polonia ad UE: “Se scateneranno una guerra, resisteremo”

“Resisteremo”, ed è impossibile non esprimere ogni solidarietà. Se scateneranno una “terza guerra mondiale” sullo stato di diritto, la Polonia si difenderà con tutte le armia disposizione.

Mateusz Morawiecki, premier polacco, la mette sul pratico, ma anche sull’orgoglioso. Difendere la propria Nazione da quella che è, a tutti gli effetti, un’organizzazione internazionale oppressiva e lesiva della libertà dei popoli.

Parla di “pistola alla testa” e non si può che concordare nell’utilizzo di certe parole. Perché la violenza con cui Bruxelles ha attaccato Varsavia lo merita. E la sanzione progettata di “un milione di euro al giorno” non ne è che l’ennesima dimostrazione.

Sostegno alla Polonia, con ogni mezzo possibile

Per l’UE “non c’è posto per retorica della guerra, contatti in corso” e “le discussioni proseguono”. Ma non c’è da fidarsi. Né di Eric Maner, portavoce della Commissione Europea, né di qualsiasi centro di potere che provenga da Bruxelles.

La Polonia è importante. Molto. E Mateusz Morawiecki è uno strumento di questa importanza. Addirittura decisivo, perché evidenzia la natura oppressiva dell’Unione Europea.

Ci mostra il suo volto feroce, disumano, violento. Contrariamente a come la propaganda dipinge da decenni l’esistenza stessa del potere incarnato a Bruxelles, sommergendoci degli ormai fuori moda “settant’anni di pace” e, in quanto italiani, della “retorica dell’italietta” incapace di esistere e addirittura di sopravvivere da sola.

Dopo la Brexit, l’alzata di scudi polacca riporta in auge la questione della libertà e dell’indipendenza. Noi, nel nostro piccolo, sapremo sempre da che parte stare.

(di Stelio Fergola)

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