Polonia Europa

Viva la Polonia libera, Viva l’Europa libera

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Polonia libera, Europa libera. Perché questa non è una battaglia per sciogliere le catene del solo popolo italiano legati da un gruppo di criminali strozzini da 30 anni. È anche e  una lotta in cui impegnarsi tutti giorni, nel piccolo, nel medio o nel grande che sia, per tornare a respirare affrontando la vita con le sue incertezze, le sue difficoltà, ma anche la sua libertà, concetto ormai sconosciuto al nostro Paese da tanto, troppo tempo.

La Polonia fa schiumare mezza stampa e politica progressiste con un atto, in fin dei conti, limitato, ma potenzialmente dannosissimo per eventuali effetti domino futuri. Come riporta Tgcom24:

La sentenza della Corte costituzionale di Varsavia afferma che due articoli (1 e 19) dei trattati europei non sono compatibili con la Costituzione polacca. Le implicazioni giuridiche, se la sentenza fosse pubblicata in Gazzetta Ufficiale, potrebbero essere molteplici. La reazione dell’Ue non si fa attendere. “Siamo profondamente preoccupati, analizzeremo rapidamente i passi che prenderemo”, sottolinea prima la von der Leyen e poi il commissario Ue alla Giustizia, Didier Reynders, che parla di volontà” di proteggere i cittadini polacchi.

Qualcosa che, su determinate materie, esiste anche da noi. Ma soprattutto qualcosa che a grandi linee era stato concesso quasi esclusivamente alla Germania, molto brava a chiedere agli altri di sottomettersi a Bruxelles ma piuttosto smemorata quando si tratta di fare i conti in tasca in casa propria.

Polonia, Europa, Italia

Qualsiasi spunto che possa indebolire la cricca di Bruxelles va accolto. Ogni singolo respiro, ogni minimo spostamento che possa indebolirne il potere asfissiante, va promosso, supportato, ossigenato.

Non c’è tempo per fare altri ragionamenti, la miglior forma di governo, la migliore forma economica, liberismo, statalismo, sono questioni accessorie, secondarie rispetto all’obiettivo principale che può durare anche una vita intera: abbattere l’Unione Europea. Che siamo noi, i nostri figli o i nostri nipoti a riuscirci è affare che non deve interessarci, perché la storia – lo ripeto sempre – è molto più lunga delle nostre vite e non ha senso preoccuparsene.

Sul resto avremo tempo di pensare, di dividerci, di discutere e forse anche di affrontarci fisicamente, ma dopo.

La Polonia in cui il diritto comunitario sottostà a quello nazionale è un piccolo esempio, ancora limitato, ma da conservare, seminare, coltivare e innafiare per far sorgere altre piante nel – si spera – sempre più fertile terreno della libertà. Dell’aria che la contraddistingue.

L’Italia è lontana, Varsavia vicinissima

La Polonia è in Europa quanto noi. Ci troviamo in questa stramba ma concreta situazione. Varsavia è molto più vicina a noi di quanto crediamo. D’altronde, la stessa storia del Risorgimento in qualche modo ce ne lascia traccia. E, forse, può essere di buon auspicio. Consapevoli di quanto sia molto più complicato, considerata la localizzazione geografica, il dramma di essere stati tra i fondatori di quella terrificante organizzazione di usurai, quello ancor peggiore di essere completamente sommersi dalla propaganda ultra-europeista ad ogni livello: sociale, culturale, televisivo e perfino accademico.

È la lotta di una vita, non ce lo raccontiamo tanto per dire. Ma ai primi dell’XIX secolo nessun istriano credeva che mai avrebbe fatto parte di un fantomatico Regno d’Italia. Oltre un secolo dopo era uno dei simboli della Vittoria di quel regno su Vienna.

Continuiamo a incastrare tasselli, uno dopo l’altro. Che tre crisi economiche verticali, la Brexit e ora l’affaire polacco in vent’anni non sono assolutamente male.

Perché la Polonia sia una speranza per un’Europa libera.

(di Stelio Fergola)

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